Gas metano, bollette bollenti per il prossimo inverno

Arera rincara le bollette di ottobre del 9% per i vulnerabili. Pesano i bassi stoccaggi europei, soprattutto della Germania che ora deve acquistare a caro prezzo spingendo sulle quotazioni.

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Bollette bollenti del gas metano che rincara ad ottobre per i 2,3 milioni di clienti vulnerabili in Italia per colpa del deciso rialzo delle quotazioni all’ingrosso, sensibili alle tensioni geopolitiche e in particolare alle decisioni dell’Iran sull’apertura o meno dello Stretto di Hormuz.

Influenza rilevata sulla piazza Ttf di Amsterdam, di riferimento per l’Europa, dove il prezzo del metano è andato in altalena, fin sotto i 90 euro a megawattora (i contratti future a dicembre hanno ceduto il 7,64% a 87,5 euro) per la prima volta dallo scorso 22 ottobre dopo l’annuncio iraniano di poter riaprire lo Stretto «entro 48 ore». La quotazione è poi risalita a 90,5 euro al MWh (-4,6%).

Intanto, i depositi di gas nell’Unione europea stanno per affrontare la stagione di riscaldamento 2026-27 con scorte ai livelli più bassi dal 2013, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA). Le riserve hanno segnato il primo calo settimanale, scendendo al 74,56% a 844,25 TWh, a causa dei prelievi dovuti al clima più rigido. In Germania sono al 61,05% a 151 TWh e in Italia al 91% a 185,11 TWh, il paese con maggiori scorte disponibili e che, partendo prima con il riempimento dei depositi, ha spuntato anche tariffe migliori di quelle che ora devono affrontare i tedeschi. La riduzione, ricorda l’IEA, aumenta la dipendenza dalle forniture globali di Gnl per soddisfare i picchi di domanda stagionale e potrebbe rendere l’euroarea molto vulnerabile se il prossimo inverno dovesse essere più freddo del previsto, o in caso di guasti tecnici o altre interruzioni delle forniture.

Entro fine marzo 2027, ha calcolato l’IEA, i livelli di stoccaggio del gas nell’Ue potrebbero scendere sotto il 10% della capacità operativa. E la velocità con cui il gas può essere prelevato tende a diminuire quando i livelli di riempimento scendono sotto il 30% della capacità operativa. Questo aumenterebbe di molto la necessità di immettere gas negli impianti durante l’estate 2027, prolungando potenzialmente le tensioni sul mercato anche nell’anno successivo.

Intanto, la Commissione Ue fa i conti del costo della bolletta energetica per gli europei. «Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, le importazioni di combustibili fossili sono costate all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza un solo quantitativo aggiuntivo di energia. Centoventisette miliardi soltanto a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz – ha detto Ursula von der Leyen, intervenendo al WinWin Brussels Summit dedicato alle startup -. Quando importiamo petrolio e gas, rischiamo di importare anche gli shock e le crisi che li accompagnano».

Tornando alle bollette bollenti del gas, l’Arera ha comunicato un rincaro del 9,1% del prezzo ad ottobre per i clienti vulnerabili in Italia, a 88,36 euro a MWh per la sola materia prima gas, che per l’Unione nazionale consumatori è «record storico, il più alto di sempre. Il Governo Meloni continua a non fare nulla per aiutare gli italiani a pagare queste bollette astronomiche». L’Unc e il Codacons hanno calcolato 163 euro in più su base annua, nell’ipotesi di prezzi costanti per i prossimi 12 mesi. La spesa totale annua (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027) decolla così a 1.945 euro che, sommati agli 869 euro della luce, determinano una stangata complessiva annua pari a 2.814 euro.

Assoutenti parla di «nuova mazzata sui consumatori, è il sesto aumento consecutivo delle tariffe» e chiede che il «Governo studi sconti sulla tassazione, riducendo subito l’Iva sul gas e tagliando gli oneri di sistema».

E se l’Europa fa i conti con i prezzi dell’energia e del gas metano a livelli folli, per chi vende energia questa è un’età dell’oro. Secondo alcuni commentatori economici, il prezzo della guerra all’Iran quanto al gas e all’elettricità lo stanno pagando Europa ed Asia, non certo gli Stati Uniti, le cui imprese energetiche guadagnano cifre da capogiro. Mentre i consumatori europei e asiatici pagano ora oltre 30 dollari per milione di BTU (unità termiche britanniche), gli acquirenti statunitensi pagano circa 3 dollari. La scorsa settimana i prezzi del gas negli Stati Uniti, nel pieno di una crisi energetica, hanno toccato brevemente il minimo degli ultimi due anni, a 2,5 dollari per mBTU. I costi in Canada sono persino inferiori, attestandosi intorno a 1,5 dollari per mBTU. E, si noti, che ormai l’Europa dipende per il 30% dei suoi consumi di gas liquefatto proprio dalle impostazioni degli Usa.

In sostanza famiglie e imprese di Europa e Asia all’inizio dell’inverno pagano il metano circa 12 volte di più rispetto al Nord America, che soffre “solo” per i prezzi di benzina e gasolio, dovuti soprattutto alla ridotta capacità di raffinazione interna.

Il contrappasso del caro energia è la competitività della manifattura europea che difficilmente riesce a rivaleggiare tra la concorrenza cinese, che si avvantaggia della disponibilità delle materie prime strategiche, del minore costo dell’energia e dei vincoli ambientali ridotti, e quella americana, che si basa sull’enorme disponibilità di energia a basso costo, con l’Unione europea che paga il suo autodafè di avere imposto soprattutto limiti ambientali insostenibili per i costi che comportano, sia in termini di bolletta energetica e delle materie prime ormai fuori mercato, che per la perdita continua di posti di lavoro a migliaia causa la chiusura delle fabbriche.

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