Manovra 2027 di corto respiro con ben 10 miliardi di “una tantum”

31 misure intervengono solo per il 2027, anno elettorale, che assorbono il 40% delle risorse della legge di bilancio nazionale. Ancora una volta si abiura ad una programmazione, almeno di medio periodo.

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Giorno dopo giorno si conoscono i dettagli della Manovra 2027, da cui emerge una corsa ai provvedimenti “una tantum”, che coinvolgono ben 10 miliardi di spesa e con 31 misure con azione limitata al 2027, anno elettorale per il rinnovo del Parlamento, cosa che fa emergere il denominatore della mancata capacità di programmazione almeno di medio periodo, soprattutto in ambiti strategici come gli investimenti e la programmazione della vita dei cittadini.

Dalla Manovra 2027 emerge con forza un retrogusto marcatamente elettorale, dove le poche risorse a disposizione, invece di essere concentrate su pochi e chiari filoni, magari con annessa efficacia triennale, vengono erogate a pioggia o quasi, tanto per gettare quattro denari ad una platea elettorale più vasta possibile, salvo scontentare molti se non tutti per l’insufficienza delle risorse erogate.

Poi, emerge sempre più evidente una sorta di gioco delle tre carte tra le varie poste finanziarie, come i soldi prelevati dalla mancata perequazione delle pensioni frutto di decenni di onesto e buon lavoro per finanziare l’uscita anticipata dal lavoro generalizzata a 64 anni, quando sarebbe semmai necessario il contrario favorendo il mantenimento – almeno per le mansioni non usuranti – il più possibile nelle aziende, con quest’ultime sempre più in difficoltà a trovare nuove professionalità per sostituire quelle che vanno in quiescenza.

O come il bonus sanitario da 300 euro per i pensionati con redditi fino a 28.000 euro di reddito lordo annuo che costa 1,67 miliardi, che oltre ad essere ben poca cosa – una visita specialistica a pagamento spesso fa evaporare anche oltre il 50% del bonus – drena ulteriori risorse al rilancio della sanità pubblica. O, ancora, lo sbandierato taglio al bollo auto, una spesa da 2,7 miliardi, solo per esentare dalla tassa le auto più vecchie, inquinanti e insicure oltre alle auto da città, tagliando fuori tutte le “vere” auto delle famiglie, con quest’ultime che semmai hanno dovuto rinunciare alla seconda utilitaria proprio per via dell’aumento dei costi di gestione legati al possesso di un’auto.

Di fatto, le norme contenute nella Manovra 2027 riguardano un monte risorse di 6,2 miliardi, con una coda negli anni successivi stimabile fino a 10,6 miliardi di euro nel triennio di validità della legge di bilancio. Tra questi, la proroga dei bonus edilizi per la ristrutturazione o l’efficientamento energetico dell’abitazione principale al 50% delle spese sostenute. Pure gli sconti fiscali hanno una scadenza limitata al 2027, a partire da quelli per il ceto medio e quelli tagliati per singole categorie di lavoratori. Data di scadenza al 31 dicembre 2027 anche per il cosiddetto “salvadanaio previdenziale” per i nuovi nati, con un versamento statale di 100 euro all’anno per 18 anni, al momento valido solo per coloro che verranno alla luce nel 2027. Scadenza più ravvicinata, solo per sei mesi, all’ennesima proroga all’entrata in vigore alle tasse “etiche” su plastica e bevande zuccherate, che manda in ambasce le aziende del settore che, nell’incertezza del quadro normativo, rinunciano agli investimenti in Italia per dirottarli all’estero.

Tra i provvedimenti con data di scadenza ravvicinata pure lo sconticino fiscale ai contribuenti che rientrano nel secondo scaglione che vale 1,16 miliardi di euro, ma che è valido solo per il 2027, con la conseguenza che la maggioranza, che scaturirà dalle urne sempre più probabilmente aperte nella tarda primavera 2027, dovrà correre per trovare le coperture per assicurarne la continuità operativa anche per gli anni successivi. Un provvedimento che riguarda, nella formulazione contenuta al momento dalla Manovra 2027, circa 3,2 milioni di contribuenti che masticano amaro per i soli 500 euro di risparmio fiscale, nonostante che su questa fascia di contribuenti gravi oltre il 50% dell’intero gettito fiscale nazionale. Altri 1,645 miliardi dovranno essere trovati per prorogare oltre il 2027 il bonus da 300 euro per i pensionati ultra 75enni con redditi fino a 28.000 euro. Tra le norme valide per il solo 2027 anche la cedolare sugli affitti a canone concordato e quella sui negozi delle grandi città che vale 367,6 milioni in un solo anno.

Affollato anche il comparto dei provvedimenti che abbracciano più anni, ma che sfruttano a mani basse i recuperi di risorse non spesi, come la “flat tax” sugli aumenti contrattuali (costa 873,3 milioni nel 2027, 120,1 nel 2028 mentre nel 2029 produce un attivo di 9,1 milioni). Idem per la ”flat tax” su turni e festivi che assorbe 271,5 milioni nel primo anno, 45,2 milioni nel secondo e lascia un residuo positivo di 3,5 milioni nel 2029. O, ancora la tassazione agevolata per i giovani fino a 30 anni con un prelievo meramente simbolico all’1% sugli incrementi retributivi (vale 378,2 milioni per il primo anno, 74,3 milioni nel 2028 mentre nel 2029 fa volgere in attivo di 6,6 milioni il gettito).

Nella Manovra 2027 c’è anche un colpo degno più di un malfattore che di uno statista serio e affidabile. L’articolo 37 della Manovra interviene sui crediti d’imposta da Superbonus 110% che avrebbero dovuto compensarsi, secondo la normativa vigente, in 4 annualità dal 2024 al 2027. Bene, la norma interviene sull’ultimo rateo, quello del 2027, che vale circa 20,5 miliardi, e la spalma obbligatoriamente nei prossimi 10 anni fino al 2036, sballando pesantemente le previsioni finanziarie delle imprese che hanno rilevato i crediti. Di fatto, lo Stato con questo sgambetto risparmierebbe subito nella Manovra 2027 18,5 miliardi, a scotto dell’affondamento di gran parte della sua credibilità, cadendo allo stesso livello di un cialtrone incapace di mantenere gli accordi sottoscritti, di fatto incentivando ancora una volta i contribuenti ad essere elastici, così come dimostra di essere lo Stato, nel rispetto dei propri obblighi e impegni.

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