Zes estesa a Marche e Umbria: «il Consiglio dei ministri di oggi approverà la norma che allarga la Zes alle Marche e all’Umbria, uno strumento molto efficace per attrarre investimenti, sostenuta da una governance efficace. Sono certa che i marchigiani sapranno utilizzare al meglio le nuove potenzialità…» ha detto il premier Giorgia Meloni intervenendo alla Mole Vanvitelliana di Ancona per presentare gli interventi del governo per lo sviluppo delle Marche in occasione di un evento politico a sostegno del governatore uscente delle Marche, Francesco Acquaroli, l’unico governatore al momento in Italia ad indossare la giacca di Fratelli d’Italia in vista delle elezioni regionali di fine settembre.
Meloni, rivendicando quanto fatto fino ad oggi per la Regione, non lancia appelli al voto, anche perché mancano vari mesi, preferisce concentrarsi sui «fatti» facendo un annuncio dal forte sapore politico-elettorale, la Zes estesa a Marche ed Umbria.
Laddove è già in vigore (tutto il Sud Italia) la Zes è un volano per le imprese. «Il giro di affari in ambito Zes è di 26,7 miliardi di euro», ricorda Meloni citando dati Ambrosetti. La carta Zes è il punto forte del discorso: «è molto efficace per aiutare chi investe, chi crea lavoro, chi produce, consente di avere un’autorizzazione unica fiscale, garantisce velocità e permette di valorizzare le specificità territoriali, di stabilizzare la efficacia delle altre risorse come il Pnrr, i fondi di coesione».
Con la «zona economica speciale unica a oggi, dal 1° gennaio 2024 sono state già rilasciate oltre 700 autorizzazioni uniche che hanno portato investimenti strategici imponenti» ha sottolineato Meloni soffermandosi poi sul gap infrastrutturale marchigiano: «la questione centrale è quella del deficit infrastrutturale: la Regione vive un paradosso incredibile, di trovarsi al centro dell’Italia ma di essere allo stesso tempo un territorio difficilmente raggiungibile».
La Zes estesa è stata fatta propria anche da Forza Italia che con il suo leader, Antonio Tajani, presente anche lui ad Ancona (mentre il “Capitano” Matteo Salvini è intervenuto in videoconferenza, soffermandosi solo sul refrain del Ponte di Messina), illustra le motivazioni della decisione: «il governo ha accolto una sollecitazione che veniva dal Parlamento di far sì che si potesse allargare la Zes dell’Italia meridionale anche alle Marche». Per poi chiudere con una rassicurazione elettoralistica: «i marchigiani sono al centro dei nostri pensieri, al centro della nostra azione. L’incontro di oggi rappresenta soltanto un trampolino di lancio per il domani. Tutto quello che abbiamo fatto e che faremo sono l’inizio di una grande avventura governativa».
Per il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze e deputato di Fratelli d’Italia, Lucia Albano, «l’estensione della Zona economica speciale del Sud anche alla nostra regione rappresenta una decisione strategica e fortemente attesa. Una misura straordinaria ottenuta grazie alla determinazione del presidente Acquaroli e invocata da tempo dal mondo imprenditoriale marchigiano, che potrà finalmente contare su uno strumento concreto per attrarre investimenti, creare nuova occupazione, stimolare la crescita e rafforzare la competitività del territorio. La misura fornisce alla nostra regione le gambe per tornare a correre, valorizzando il lavoro, il talento e l’intraprendenza che caratterizzano le Marche».
Difficile dare torto al governo Meloni e ai Marchigiani, anche perché al loro confine c’è quell’Abruzzo che fino ad oggi costituisce la propaggine più settentrionale del territorio in cui è operativa la Zes Unica, con la conseguenza che per molte aziende marchigiane era fortissima la tentazione di varcare il confine per fruire degli incentivi statali lì disponibili.
Ma ora il problema si sposta più a Nord, con le regioni che confinano con Marche e Umbria, a partire dall’Emilia Romagna e dalla Toscana che subiranno la concorrenza sleale indotta dalla Zes Unica attiva ai loro confini. Di qui la proposta lanciata da Paolo Grimoldi, leader de “Patto per il Nord”: «bene ha fatto Meloni ad ampliare la Zes unica a Marche e Umbria, anche se si tratta di due regioni non proprio indietro sullo sviluppo economico come le altre del Sud Italia. Ora il problema della concorrenza sleale tra territori in ambito Zes e quelli esclusi si sposta più a Nord. Di qui la proposta di “Patto per il Nord” di estendere la Zes a tutta la Nazione, per evitare l’insorgenza di un’odiosa concorrenza sleale e per sfruttare appieno la marcia in più costituita dalla forte semplificazione burocratica».
Per Grimoldi «la sfida è rendere tutto il Paese competitivo iniziando con l’abbattere la burocrazia asfissiante che pesa come un macigno sulle aziende del Nord. Di qui la sfida al governo Meloni che lancia “Patto per il Nord” di estendere i principi semplificatori a tutte le regioni del Nord, al limite anche senza i fondi pubblici che l’accompagnano, perché dal solo abbattimento della burocrazia il sistema produttivo del Nord può trarre un beneficio strutturale ben più forte di una serie di contributi economici a tempo» Specie ora in epoca di dazi Usa che rischiano di penalizzare grandemente l’export delle imprese del Nord Italia.
Potrebbe essere una riforma rivoluzionaria a costo zero, una di quelle che potrebbero assicurare il carburante al rilancio dell’economia a vantaggio di tutto il Paese. Ora tocca a Meloni cogliere la palla al balzo, senza dimenticare che una buona parte dei suoi consensi Fratelli d’Italia li consegue in quelle regioni del Nord dove nelle ultime elezioni politiche ed europee ha largamente surclassato la Salvini premier, molte delle quali, a partire da Piemonte e Veneto, l’autunno prossimo vanno al voto.
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