Produzione industriale italiana migliore tra le “grandi” Ue

Il 2026 potrebbe essere migliore di Germania, Francia e Spagna. Lo studio di Unimpresa che vede “rosa”.

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Con l’industria europea in brusca frenata fine 2025, l’Italia si prepara a fare meglio di Germania, Francia e Spagna, sia sul fronte della produzione industriale sia su quello della crescita economica complessiva.

La chiusura d’anno è stata particolarmente negativa per le principali economie manifatturiere dell’Eurozona: a dicembre 2025 la produzione industriale è crollata dell’1,9% in Germania, dello 0,7% in Francia e del 2,5% in Spagna, interrompendo la fase di recupero osservata nei mesi autunnali. Il dato tedesco, in particolare, risulta ancora più debole al netto di costruzioni ed energia, con una flessione di circa -3% su base mensile, segnale di una ripresa industriale ancora fragile nonostante il miglioramento degli ordini.

In questo contesto, secondo il Centro studi Unimpresa, l’Italia mostra una maggiore capacità di tenuta. Per dicembre, la flessione dell’output industriale italiano è stimata attorno a -0,3% m/m, dopo il forte rimbalzo di +1,5% registrato a novembre, un andamento nettamente migliore rispetto alle altre grandi economie dell’area. Su base annua, l’industria italiana dovrebbe quindi chiudere il 2025 con una contrazione più contenuta e avviarsi nel 2026 verso una stabilizzazione, mentre Germania e Francia restano esposte a un avvio d’anno debole.

Per il Centro studi Unimpresa, che ha analizzato i dati più recenti e le previsioni macroeconomiche per l’inizio del 2026, la divergenza è ancora più evidente sul Pil. L’economia italiana potrà crescere nel 2026 a un ritmo superiore a quello delle altre principali economie dell’Eurozona, beneficiando della tenuta della domanda interna, della prosecuzione dell’espansione nei servizi e di una graduale inversione di tendenza nel settore delle costruzioni.

La Germania, dopo anni di stagnazione industriale, dovrebbe tornare a crescere ma con un ritmo inferiore all’1%, mentre Francia e Spagna mostrano segnali di rallentamento più marcati rispetto al 2025. Un ulteriore elemento in favore dell’Italia è rappresentato dall’inflazione più bassa rispetto alla media dell’area euro, fattore che limita l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie e sostiene consumi e attività dei servizi. In parallelo, la stabilizzazione della politica monetaria della Bce contribuisce a mantenere più favorevoli le condizioni di finanziamento per imprese e investimenti, con benefici particolarmente rilevanti per il tessuto delle Pmi.

Nel complesso, il 2026 si apre con un’Eurozona ancora fragile sul fronte della produzione industriale, ma con un’Italia in posizione relativamente migliore rispetto alle altre grandi economie. I dati indicano che, in una fase complessa per l’industria europea, l’economia italiana riesce a resistere meglio e a collocarsi nella parte alta del confronto europeo, sia per crescita del Pil sia per dinamica dell’output industriale.

«I dati che emergono dalla nostra analisi confermano che l’economia italiana, pur muovendosi in un contesto europeo complesso e incerto, sta mostrando una capacità di tenuta superiore rispetto alle altre grandi economie dell’area euro. Non si tratta di trionfalismi, ma di un segnale incoraggiante che va letto con realismo e responsabilità: l’Italia cresce più di Francia, Germania e Spagna perché ha saputo mantenere un equilibrio tra domanda interna, servizi e ripartenza graduale degli investimenti, nonostante le difficoltà dell’industria. Questa resilienza è un patrimonio da non disperdere – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi -. È il frutto di un tessuto imprenditoriale diffuso, fatto di piccole e medie imprese che continuano a investire, innovare e creare occupazione anche in una fase di rallentamento europeo. Ora serve continuità nelle politiche economiche, stabilità normativa e attenzione al credito, affinché i segnali positivi possano consolidarsi e trasformarsi in crescita strutturale. Il nostro Paese ha dimostrato di poter reggere meglio l’urto delle turbolenze internazionali. Il compito delle istituzioni è accompagnare questo percorso con scelte pragmatiche e di lungo periodo, evitando scosse inutili e mettendo le imprese nelle condizioni di fare ciò che sanno fare meglio: produrre valore, lavoro e coesione sociale».

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