L’elettricità in Italia è la più cara d’Europa secondo Arera

Pesa la generazione con il gas metano i cui prezzi sono alti. La Commissione europea punta a una maggiore spinta all’elettrificazione della società, senza dire chi paga i maggiori costi.

0
69

Il costo dell’elettricità in Italia è più alto rispetto agli altri paesi dell’area euro, a causa della forte dipendenza del paese dalla produzione col gas metano i cui alti prezzi sono determinati dal mercato di TTF Amsterdam. Eppure, nel 2025 la produzione elettrica da rinnovabili è calata, mentre quella da termoelettrico è salita.

Arera, l’agenzia pubblica di regolazione dell’energia, dell’acqua e dei rifiuti, ha presentato la Relazione annuale alla Camera. Secondo il presidente Nicola Dell’Acqua, «il Pun medio 2025 (Prezzo unico nazionale dell’elettricità, ndr) è stato di 115,9 euro al MegaWattora (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee. I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 euro/MWh) e Spagna (65,3 euro/MWh), per la forte dipendenza dalla generazione a gas».

Secondo Arera, le famiglie nel 2025 hanno pagato l’elettricità in Italia il 13% in più rispetto alla media dell’area euro. Ma le imprese hanno dovuto pagare l’elettricità il 24,1% in più rispetto ai concorrenti europei, con conseguenti pesanti risvolti sulla competitività della manifattura nazionale. Nello stesso anno, nel settore elettrico italiano si è registrata un’inversione di tendenza nel mix di produzione. La produzione elettrica da rinnovabili è calata dell’1,5%, mentre quella da termoelettrico è cresciuta del 5,2%. I consumi italiani di metano l’anno scorso sono aumentati del 2%. E visto che di gas il Paese ne produce poco (3 miliardi di metri cubi nel 2025, in aumento rispetto ai 2,6 del 2024, lasciando intonsi gran parte dei giacimenti nell’Adriatico sfruttati solo dai paesi dell’altra sponda, che ringraziano sentitamente), è raddoppiato il flusso dagli Usa, e c’è stato un incremento rilevante da Norvegia e Olanda. Il Gnl, che rappresenta circa un terzo dell’import, è cresciuto del 44% in un anno.

Per Elettricità Futura, la principale associazioni del settore elettrico, la relazione annuale di Arera «conferma quanto sosteniamo da tempo: l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di energia rappresenta una vulnerabilità per il Paese e pesa sulla sua competitività».

Per il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), «c’è stato il sospetto che i nostri mercati energetici all’ingrosso possano essere oggetto di comportamenti di trattenimento economico della capacità, finalizzati a tenere artificiosamente alto il prezzo unico nazionale dell‘energia». Per questo, ha invitato l’Arera a completare al più presto la sua indagine in materia, avviata nel 2024.

Lo scenario che si va preparando è un aumento della domanda di energia elettrica, vuoi per l’aumento della richiesta da parte dei nuovi sistemi di intelligenza artificiale e dei data center, vuoi perché le politiche europee dell’azzeramento delle emissioni spingono verso l’elettrificazione di molte attività. Nel piano Ue per l’elettrificazione che il vicepresidente della Commissione Ue per la transizione pulita, Teresa Ribera, si appresta a presentare il 15 luglio prossimo, la Commissione Ue punta a «elettrificare altri settori di consumo finale dell’energia, come la mobilità, il riscaldamento e il raffreddamento, per garantire che la domanda sia in linea con ciò che è più sicuro, più affidabile, ma anche più accessibile per noi: ovvero un’elettrificazione basata su tecnologie sviluppate in Europa».

Per Ribera & C. cruciale capire «come sviluppare una serie di azioni concrete da attuare a livello delle grandi città e delle regioni», menzionando «pompe di calore, i tetti solari e le piccole comunità energetiche dedicate su scala locale, oltre ai grandi sviluppi delle infrastrutture».

Non paga dei pesanti danni economici e sociali apportati dalle politiche ambientali a senso unico dal “Green Deal”, Ribera benedice il sistema di scambio di quote dell’Ue (Ets) che «ha funzionato negli ultimi vent’anni, ma può essere migliorato per garantire che continui a funzionare anche nei prossimi. Dobbiamo garantire un miglioramento delle nostre prestazioni e poter contare su forme di flessibilità che consentano ai diversi attori industriali di avere successo. Il sistema rimane uno degli elementi principali della nostra strategia di decarbonizzazione e di azione per il clima».

Ha funzionato e funzionerà così bene che il sistema manifatturiero è in procinto di chiudere le fabbriche in Europa per aprirle laddove certi meccanismi machiavellici non esistono. E buoni ultimi a denunciarne gli effetti nefasti sono ora le società di gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti, perché l’inclusione degli impianti di termovalorizzazione nel sistema di scambio quote di emissione (Ets) potrebbe costare ai comuni europei fino a 3,8 miliardi di euro l’anno secondo quanto denuncia il gruppo francese attivo nei servizi nei settori ambientale ed energetico Veolia. Palazzo Berlaymont starebbe valutando la graduale estensione del meccanismo agli inceneritori di rifiuti oltre che ai voli extraeuropei e al trasporto terrestre e marittimo.

Secondo Veolia, l’eventuale estensione del mercato del carbonio anche agli impianti di termovalorizzazione comporterebbe un forte impatto economico sugli enti locali, senza affrontare le cause strutturali delle emissioni. L’appello è dunque «a mantenere l’attuale quadro normativo», lasciando in vigore i sistemi nazionali di tassazione dei rifiuti già adottati dagli Stati membri e consentendo ai Paesi di aderire volontariamente all’Ets.

Al momento, in Europa, sono in funzione 499 impiantiwaste to energy” che trattano 101 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno in Europa, producendo, secondo le stime presentate, 43 terawattora di elettricità che rischia di costare molto di più ai consumatori di energia elettrica e termica.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTv

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata