L’editoria e l’informazione italiana è sempre più in crisi, sia quella che usa i mezzi tradizionali di quotidiani, televisioni e radio, che quella digitale attraverso il web e i portali social, con una complessiva corsa al ribasso, qualitativo e quantitativo, vista la continua erosione da entrate dalla vendita di copie o di abbonamenti che da entrate pubblicitarie, sempre più catalizzate dai nuovi media e, soprattutto, dalle grandi piattaforme internazionali come Google, Meta, X, Microsoft, Amazon & C. che sfruttano la loro posizione dominante a danno degli editori, tradizionali o digitali che siano, con un detrimento complessivo dell’informazione.
A questo va aggiunto anche il preoccupante cambiamento di abitudini da parte dei lettori, sempre più attratti dalla facilità e rapidità di comunicazione garantite dalle piattaforme social, anche se a danno della qualità e dell’approfondimento della notizia che vira sempre più verso il sensazionalismo o il gossip o, peggio, il palesemente falso, volto a catturare clic e like piuttosto che stimolare la capacità di critica e di riflessione.
Il problema più sentito da tutti gli editori, tradizionali o digitali, è l’arrembante crescita della concorrenza sleale degli OTT, che spesso saccheggiano i contenuti prodotti dagli editori e dai giornalisti senza riconoscere loro un adeguato compenso, con il conseguente innesco di contenziosi per la violazione del diritto d’autore, tanto che sempre più spesso interviene anche la stessa Commissione europea per sanzionare i vari Google, Meta, X, Microsoft, Amazon et similia per concorrenza sleale. Il problema si fa sempre più grave e mette a rischio pure la sopravvivenza delle varie testate, oltre che dei posti di lavoro dei giornalisti, siano dipendenti o, sempre più spesso, lavoratori autonomi che grazie al digitale si sono reinventati una professionalità che però soffre di scarsa redditività.
Una proposta interessante per riequilibrare le posizioni di forza tra i protagonisti dell’informazione è giunta dal sottosegretario all’Editoria, il senatore Alberto Barachini, che ha suggerito di raddoppiare l’attuale web tax al 3% per tutte quelle realtà digitali che fatturano in Italia più di 750 milioni di euro, tassa che nel 2024 ha garantito un gettito di ben 455 milioni di euro con una crescita del 16,4% sul 2023. Peccato solo che il suo gettito sia finito nei meandri del Fisco invece che essere destinato a supporto dell’editoria. Se tale tassa venisse effettivamente raddoppiata e il suo gettito – magari unitamente alla parte ora incamerata dal Fisco – venisse effettivamente usata per supportare l’editoria le cose potrebbero finalmente migliorare, consentendo una retribuzione indiretta del lavoro degli editori saccheggiati dagli OTT, magari prevedendo una riserva specifica per la piccola e piccolissima editoria locale che altrimenti rischia di rimanere vittima delle realtà maggiori, anche per assicurare quel pluralismo garantito dalla Costituzione che è anche alla base del gioco democratico.
In questa intervista di Focus, il direttore di ViViItalia Tv, Stefano Elena, ha intervistato il sottosegretario Alberto Barachini, il quale è ben conscio dei problemi drammatici in cui naviga il comparto editoriale e l’informazione più in generale.
Buona visione.
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