Le politiche economiche, energetiche e sociali degli ultimi anni dell’Unione europea, coincisa con l’era della doppia presidenza di Ursula von der Leyen, si stanno rivelando controproducenti per i cittadini e le imprese europee, costruite esclusivamente sull’altare del “Green Deal”, ovvero quello scenario sempre più fantasmagorico e pregno di ideologia ambientalista a senso unico di azzerare le emissioni di anidride carbonica dall’Unione entro il 2050 anche a costo dell’ennesima crisi energetica.
In uno scenario di grave crisi degli approvvigionamenti energetici e delle materie prime provenienti dai paesi del golfo Persico a seguito della guerra in Iran scatenata da Usa e Israele, il commissario Ue all’Energia, il socialista danese Dan Jorgensen, in un’intervista ha affermato che è necessario che «la crisi energetica non diventi una crisi fiscale», ovvero che i vari paesi Ue non devono intervenire sul carico fiscale gravanti su carburanti ed energia elettrica prodotta da fonti fossili, anche se ciò potrebbe comportare una recessione continentale che, secondo la stessa Commissione, al momento non esiste e quindi «è inutile attuare ora politiche antirecessive». Sorvolando sul fatto che intervenire sull’avvio della crisi economica è decisamente molto meno impegnativo che farlo a crisi scoppiata.
Le due commissioni Ue a guida della baronessa tedesca Ursula von der Leyen hanno ormai abituato gli europei ad assistere a tutto e di più e, soprattutto, al suo contrario, tanto che aumenta l’insoddisfazione sul suo operato da parte dei cittadini e degli stati europei, che stanno sempre più valutando lo scenario di un suo dimissionamento e sostituzione con personaggi meno impregnati di ideologia ambientalista e di impianto più pragmatico.
Mentre i vari stati europei – tra cui l’Italia – chiedono alla Commissione Ue di sterilizzare il feticcio del disavanzo al 3% – soglia per altro inventata di punto in bianco dall’economista francese Guy Abeille in servizio per l’allora governo francese guidato da Mitterand che aveva bisogno di una comunicazione semplice ed immediata da rivolgere al popolo e nelle trattative per creare lo schema di Maastricht – per consentire maggiore libertà di bilancio, la Commissione Ue per bocca di personaggi come Jorgensen rispondono picche, salvo poi trovare con un colpo di bacchetta magica ben 6 miliardi di euro per finanziare la diffusione e produzione di idrogeno verde, quello prodotto tramite elettrolisi, decisamente più costoso delle altre tipologie perché prodotto con il ricorso dell’energia elettrica. Con buona pace del sistema economico che al momento non è attrezzato per utilizzarlo.
Ben altro sarebbe lo scenario, finora sempre rifiutato, se la stessa cifra la si spostasse per incentivare la produzione di biocarburanti che, secondo uno dei più recenti studi, potrebbe essere la vera alternativa percorribile dall’Europa per abbattere le sue già ridotte emissioni ed evitare la crisi energetica senza dovere dipendere dall’estero. In questo ultimo studio condotto da primarie realtà tedesche si afferma che i consumi energetici oggi coperti da fonti fossili specie in ambito della mobilità, potrebbero essere coperte al 55-60% del totale entro il 2035 e totalmente entro il 2040 dai biocarburanti, benzina, gasolio o cherosene per aerei, per altro senza dovere costruire da zero tutta la rete distributiva – si utilizza quella esistente oggi dedicata ai carburanti fossili – e gli utilizzatori – auto e camion con motore endotermico esistenti potrebbero continuare ad essere utilizzati con emissioni praticamente azzerate.
Non solo: se per sforare il feticcio del deficit/Pil al 3% per abbattere i costi della crisi energetica non ci sono risorse, magicamente la stessa Commissione avvalla la possibilità di fare nuovi debiti per assicurare la concretizzazione della transizione ecologica. Contenendo, ovviamente, tutte le spese che riguardano il sociale (scuola, sanità, pensioni) e gli investimenti infrastrutturali.
Prima che per l’Unione europea e per i 450 milioni di abitanti sia troppo tardi, il Consiglio europeo si decida e licenzi senza preavviso von der Leyen e la sua scalcinata Commissione. Se ne avvantaggeranno tutti.
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