Accise: taglio da 17 cent/litro sul Diesel fino al 6 agosto. Niente per la benzina

Il governo Meloni, dopo averli abrogati con a finanziaria 2026, fa rivivere i Sad con la forte differenziazione delle accise tra benzina e gasolio. Il Friuli Venezia Giulia fa meglio di tutti.

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Dalla mezzanotte del 27 luglio fino al 6 agosto, salvo proroghe, grazie al taglio delle accise il gasolio alla pompa costerà 17 centesimi in meno, mentre il prezzo della benzina rimane invariato e legato alle quotazioni di mercato che potrebbero anche ribassare dato il forte calo del prezzo del petrolio Brent e Wti sui mercati internazionali che veleggia sugli 80 dollari contro i 100 dollari di tre giorni fa quanto i venti di guerra parevano nuovamente soffiare impetuosi sul golfo Persico.

La premier Giorgia Meloni ha rivendicato sui social la misura (solo sul diesel questa volta), consapevole che «non risolve il problema. Ma è una risposta tempestiva e responsabile, tenendo in considerazione le poche risorse che abbiamo e un quadro internazionale in continua evoluzione».

E il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’ha illustrata in conferenza stampa dicendo che il taglio costa «attorno ai 125 milioni di euro», che «per pochi giorni» sono «cifre molto, molto rilevanti».

Totalmente insoddisfatti i consumatori. È uno sconto «deludente e insufficiente» secondo il Codacons, che stima «un risparmio sul pieno di gasolio pari a 8,5 euro» con il prezzo medio che rimarrà «abbondantemente sopra i 2 euro al litro» specie in autostrada dove il prezzo dei carburanti è aggravato dai ricarichi feudali apportati dai gestori delle concessionarie. Per l’Unione nazionale consumatori «non scontare la benzina è vergognoso». E critiche sono anche le opposizioni politiche.

Il governo Meloni spera di riuscire a mantenere il prezzo del diesel sotto la soglia psicologica dei 2 euro, anche per non rinfocolare l’inflazione legata al costo delle distribuzioni delle merci. Non sono esclusi nuovi interventi da parte dell’esecutivo. Si valuteranno in vista del Consiglio dei ministri del 4 agosto. “Faremo tutto quello che possiamo – la promessa del premier Meloni – per non lasciare soli i cittadini e chi manda avanti la nazione». Anche se sul piatto della politica è proprio Meloni – assieme a Salvini – quella che si presenta tra qualche mese agli elettori senza avere mantenuto una delle promesse elettorali vincenti della campagna delle Politiche 2022, l’abolizione delle accise o quantomeno una loro forte riduzione.

Di fatto, l’Italia si trova con il prezzo dei carburanti tra i più alti d’Europa, specie nel confronto con gli altrigrandi” dell’Ue, dove è ampiamente battuta da Spagna e Francia, mentre con la Germania è quasi una corsa a pari merito. Certo, tagliare il peso abnorme fiscale che grava sull’energia in Italia, siano quello che finisce nei serbatori che quella che fluisce nelle prese elettriche costa e pure molto in termini di gettito fiscale. Solo per tagliare di una ventina di centesimi quei 67,3 centesimi al litro di accise che gravano su ogni litro di benzina e di gasolio – eccettuato lo sconto parziale a termine appena varato che fa rivivere i Sad appena abrogati con la Finanziaria 2026costa circa un miliardo di euro al mese, pari a 12 miliardi su base annua. Una cifra rilevante, ma che potrebbe essere recuperata grazie al maggior gettito dalla lotta all’evasione, dall’emersione di contribuenti che ignoti o che eludevano – emblematico il caso dell’emersione di 9 miliardi di euro di imponibile dal collegamento dei Pos ai registratori di cassa – e, soprattutto, da una seria operazione di riqualificazione della spesa pubblica, dove albergano circa 60-70 miliardi di sprechi all’anno. Se Meloni e la sua squadra di governo si fosse applicata fin dall’entrata in servizio al governo della Repubblica, oggi le cose sarebbero diverse e Meloni potrebbe presentarsi agli elettori con risultati concreti sul taglio strutturale delle accise che mancano e che continueranno a mancare anche nella prossima campagna elettorale.

Intanto, è da notare come si confermi l’insussistenza politica di un ministro ai Trasporti come Matteo Salvini, superato perfino da un suo governatore di regione, quel Massimiliano Fedriga alla guida del Friuli Venezia Giulia, realtà che già da anni applica un consistente sconto sulle accise dei carburanti. Ebbene, Fedriga con i minori poteri di cui dispone rispetto al ministro Salvini è riuscito a fare molto meglio, assicurando ai residenti e alle imprese della sua regione sconti consistenti variabili a seconda dalla distanza del confine con la Slovenia per cercare di limitare il “turismo del pienooltre confine, dove i prezzi sulla rete stradale ordinaria sono amministrati dallo Stato e decisamente più bassi rispetto a quelli ordinari vigenti in Italia.

Oltre allo sconto da ben 34 cent/litro per la benzina e di 25 cent/litro per i gasolio per la cosiddetta “Area 0” di confine o delle aree svantaggiate, ci sono sconti di 24 cent/litro per la benzina e di 15 cent/litro per il gasolio dei territori dell’Area 1 (zone con disagio) e pure per i residenti dell’Area 2 (resto del territorio regionale) che fruiscono di uno sconto di 17 cent/litro per la benzina e di 11 cent/litro per il gasolio, per un costo a carico delle finanze dell’Autonomia speciale di 63 milioni nel 2025 e con una previsione, secondo l’assessore regionale all’Energia Fabio Scoccimarro (FdI) «di 65 milioni per il 2026».

Peccato che a questo esempio di buona Autonomia speciale, realtà pure Autonome e anche di più del Friuli Venezia Giulia come il Trentino Alto Adige abbiano preferito fare spallucce, nonostante un costo della vita decisamente superiore alla media italiana e la presenza di risorse economiche ancora più alte rispetto a quelle del Friuli Venezia Giulia, che in molti casi la politica preferisce spendere più per esigenze di piccolo cabotaggio clientelare che per sostenere effettivamente cittadini ed imprese.

Facile l’ironia del segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «ancora una volta si assiste ad un esempio di buon federalismo, dove un’Autonomia speciale riesce a battere con il buon governo il centralismo statale romano, incapace di reagire all’emergenza prezzo carburanti. Poi, c’è da stendere un velo pietoso sulle capacità di governo di Matteo Salvini, sorpassato pure da uno dei suoi governatori. Tutti si ricordano Salvini che prometteva di tagliare le accise, con tanto di video coreografico, ed è questa beffa, oltre al danno economico per le tasche dei cittadini, che risulta insopportabile. La guerra in Iran non si poteva prevedere, ma le promesse farlocche si possono e si devono evitare». Amen.

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