Bollo auto: l’esenzione per i veicoli fino a 80 kW-102Cv di potenza interessa il 45% dei veicoli

Norma che non privilegia la riduzione dell’impatto ambientale, ma solo i veicoli meno potenti e più vecchi. Per aiutare le famiglie, la soglia va innalzata a 130 kW-175 Cv.

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L’esenzione dal bollo auto per il 2027 proposta dal governo Meloni raggiungerebbe il 73% delle famiglie che possiedono almeno un veicolo, con benefici in proporzione superiori per quelle con minore capacità di spesa. E’ quanto emerge dal focus “L’esenzione dal bollo auto per il 2027”, pubblicato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), in cui si spiega che la misura interviene «su un tributo che, nella sua configurazione attuale, incide fino a sei volte di più sui bilanci delle famiglie meno abbienti rispetto ai nuclei più agiati».

Lo studio dell’Upb rileva che il possesso di un’automobile riguarda l’85% delle famiglie. Attualmente, il bollo è dovuto per il solo possesso del veicolo, anche se non utilizzato, ed è commisurato alla potenza; inoltre, non si modifica con i chilometri percorsi, non segue il valore dell’auto e dipende debolmente dalle emissioni. Poiché l’auto è un bene quasi universale e l’importo del tributo varia poco tra le famiglie, il bollo in rapporto alla spesa familiare pesa sei volte di più sui nuclei del primo decile rispetto a quelle dell’ultimo. Secondo le stime dell’Upb, il beneficio dell’esenzione dal bollo per il 2027 riguarderebbe il 45% dei veicoli e il 65% degli intestatari, raggiungendo il 73% delle famiglie che possiedono almeno un veicolo. Considerando anche le famiglie prive di veicoli, la quota dei nuclei beneficiari sarebbe pari al 63%. La quota del tributo coperta dall’esenzione raggiungerebbe circa il 45% nei primi decili della distribuzione, contro il 29% nell’ultimo. Il beneficio sarebbe di importo simile lungo la distribuzione, ma più rilevante per le famiglie meno abbienti: in rapporto alla spesa varrebbe l’1,1% nel primo decile e lo 0,2% nell’ultimo. La misura risulterebbe quindi più rilevante per i nuclei con livelli di consumo più contenuti, sottolinea l’Ufficio parlamentare di bilancio.

Rispetto a una stima dell’incidenza del caro carburanti nel 2026 pari all’1,2% della spesa delle famiglie, l’esenzione dal bollo per il 2027 varrebbe lo 0,4% della spesa familiare e, unitamente alle riduzioni delle accise introdotte nel 2026, toccherebbe lo 0,6%, pari alla metà degli aggravi dello scorso anno.

Gli impatti sono differenziati: per le famiglie con minore capacità di spesa, le risorse potenzialmente riconosciute sarebbero pressoché equivalenti al maggior costo per carburanti sostenuto per il 2026. Il beneficio dell’esenzione, tuttavia, non dipende dall’effettivo utilizzo dell’automobile: per le famiglie che percorrono pochi chilometri, il beneficio potrebbe superare il maggior costo dei carburanti, mentre per quelle che utilizzano maggiormente il veicolo ne compenserebbe soltanto una parte.

I dati sul bollo auto diffusi dall’Ufficio parlamentare di bilancio confermano le stime del Codacons, che fin da subito aveva evidenziato come i numeri forniti in un primo momento dal governo Meloni circa le vetture che avrebbero beneficiato del taglio fossero sovrastimati.

«In base allo studio di Upb il beneficio dell’esenzione dal bollo per il 2027 riguarderebbe il 45% dei veicoli circolanti in Italia, dato ben lontano dal 70% indicato inizialmente dal governo – analizza il Codacons -. Come spiega l’Upb, si tratta in larga prevalenza di autovetture, circa il 42% del totale, mentre i motocicli esentati, coerentemente con il carattere residuale che la norma attribuisce a questa componente, sono solo il 2% del totale dei veicoli in circolazione. Sulla base del parco veicolare italiano (autovetture e motocicli) utilizzato dall’Ufficio parlamentare di bilancio per il suo rapporto, si tratterebbe dunque di circa 19,6 milioni di veicoli che nel 2027 godranno del taglio al bollo» calcola il Codacons.

Un dato che, tuttavia, si basa sui numeri del 2021 utilizzati dall’Upb per il proprio rapporto, e non tiene conto del nuovo parco veicolare al 2026 – evidenzia l’associazione. Nel 2025 il bollo auto ha portato nelle casse delle regioni entrate per complessivi 7.179.222.333 euro. Tagliare la tassa solo per il 2027, però, non è sufficiente. La misura deve diventare strutturale perché, come evidenzia l’Upb, l’esenzione determina vantaggi per le famiglie meno abbienti, aiutandole almeno in parte a coprire i costi del caro-vita.

La prospettiva, annunciata dal governo, di rendere strutturale l’esenzione del bollo, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio «pone il tema del futuro di un tributo i cui obiettivi appaiono oggi poco definiti, dato che non segue né l’uso né il valore dei veicoli e solo debolmente le emissioni. La riproposizione dell’esenzione nella forma attuale presenterebbe alcune criticità: la discontinuità introdotta dalla soglia degli 80 kW (che introdurrebbe anche una discontinuità nel trattamento fiscale dei veicoli, con possibili effetti sul mercato dell’usato e sulle scelte dei produttori), la necessità di individuare coperture strutturali e gli effetti sull’autonomia finanziaria delle regioni, che vedrebbero sostituito il gettito del tributo con un trasferimento statale».

In generale, prosegue l’Ufficio parlamentare di bilancio, la prospettiva di rendere permanente l’esenzione del bollo «offre l’opportunità per valutare l’assetto di un tributo oggi poco collegato al valore, all’utilizzo e all’impatto ambientale dei veicoli. Se il rincaro dei carburanti dovesse rivelarsi persistente, il contesto potrebbe richiedere, accanto alle misure di emergenza, interventi di natura strutturale che rendano meno necessario l’uso dell’auto, dall’offerta di trasporto pubblico locale all’organizzazione dei tempi di lavoro».

Infine, l’esenzione dal bollo solleva interrogativi sull’autonomia finanziaria delle regioni: «a poche settimane dalla riforma che ha rafforzato l’autonomia di questo tributo, il mancato gettito viene trasferito sul bilancio dello Stato, facendo ricadere sulla totalità dei contribuenti le maggiorazioni decise dalle singole regioni. Se diventasse permanente, la misura rischierebbe di indebolire la responsabilità fiscale delle regioni e di cristallizzare a carico del bilancio dello Stato il loro attuale sforzo fiscale. Restano inoltre incerti i criteri di ripartizione delle compensazioni statali, che potrebbero annullare gli effetti della riforma di agosto prima ancora della sua applicazione».

Comunque la si giri, la vicenda dell’abolizione del bollo auto è stata gestita fin dall’inizio male, con scarsa conoscenza del mercato da parte di chi l’ha proposta. Di fatto, utilizzando come discrimine il limite di potenza di 80 kW-102 Cv, che oggi è rappresentativo solo della fascia dei veicoli utilitari, auto compatte destinate più al ruolo di seconda auto o di auto da neopatentati, si tagliano fuori le reali auto di famiglia, visto che queste, vuoi per maggiori dimensioni che di peso, si situano tutte nella fascia di potenza di 100-130 kW/130-175 Cv, ricomprendendo così anche i tanti modelli Diesel ora esclusi dal beneficio.

Quindi, se si vuole dare un reale vantaggio alle famiglie, spesso quelle che per quadrare i conti hanno dovuto tagliare la seconda auto piccola per concentrarsi su quella più grande, sarebbe logico, equo e doveroso allargare la soglia di esenzione almeno fino a 130 kW, senza distinguere se si stratta di veicoli con almeno 6 posti a sedere.

Se il problema è quello delle coperture finanziarie, si potrebbe intervenire razionalizzando il sistema, a partire dall’abolizione di inutili doppioni gravanti sull’automobile, come quello dell’esazione del bollo e della gestione del Pubblico registro automobilistico oggi gestiti dall’Aci che si affianca alla Motorizzazione, con quest’ultima che ben potrebbe essere chiamata ad essere l’unico interlocutore relativo alle pratiche automobilistiche, riportando l’Aci ad essere una vera associazione privata a tutela degli interessi degli automobilisti, più che un gabelliere per conto dello Stato e da questo finanziato con una serie di aggi.

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