Il centro studi Confcommercio diretto da Mariano Bella è un punto di ascolto con le antenne molto sensibili, capace di captare largamente in anticipo anche i più piccoli movimenti dell’economia italiana, specie se legati al settore dei consumi, con una tendenza solitamente a vedere il bicchiere mezzo pieno più che mezzo vuoto. Però, nelle previsioni per la fine 2026 e il 2027 Confcommercio vede “nero” per quanto riguarda l’economia italiana a causa del perdurante shock energetico con prezzi del petrolio stabilmente elevati, un’insidia già presente ma che per il 2027 potrebbe costare ancora di più all’economia nazionale.
L’Ufficio studi di Confcommercio calcola quanto il caro-energia inciderà su inflazione, consumi e crescita nel 2027, anche alla luce del massiccio peso dei rincari di elettricità e gas sulle imprese del terziario e sulle bollette delle famiglie. I numeri sono pesanti e il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, chiede al governo «misure immediate e interventi strutturali».
Nello scenario base, con il Brent a 100 dollari, l’incremento dei prezzi al consumo del 2027 sarebbe intorno al 3% dal 4,6 di gennaio. In uno scenario peggiorativo, con il prezzo del Brent stabilmente a 140 dollari al barile (rispetto agli attuali 100), l’inflazione media aumenterebbe di 0,7 punti percentuali e a fine 2027 si attesterebbe al 3,7%. Sette decimi di scarto in più «sono il problema più grave per l’anno prossimo», sottolinea Bella, perché implicano riduzione del potere d’acquisto, che vuol dire minori consumi e minore Pil.
Ci sarebbe un’ulteriore perdita di mezzo punto di consumi reali – 250 euro per famiglia, in totale circa 6,5 miliardi – e tre decimi di Pil che arriverebbe a 0,6%. L’inflazione per i consumi obbligati salirebbe ad «un problematico 5,9%» (mentre per i consumi liberi sarebbe del 2,3%). Le spese obbligate raggiungerebbero «la quota record del 42,9% del totale dei consumi, un livello mai visto in Italia, generando un forte effetto depressivo sulla propensione al consumo».
Nel primo trimestre 2026, il Pil in Italia «è andato molto bene, il Pil pro capite è cresciuto più dei nostri principali partner, anche a causa della demografia avversa, i consumi stanno tenendo» ha aggiunto Bella spiegando che «è andata bene l’occupazione, ai massimi di tutti i tempi a quasi 24,4 milioni di persone; la fiducia delle famiglie tiene sul congiunturale (e sarebbe potuta crollare), ma resta sotto i livelli di un anno prima; i consumi sono (ancora) vitali, ma a luglio e agosto c’è un rallentamento tendenziale; bene le comunicazioni, la mobilità (soprattutto le auto) e l’ambiente domestico (componente durevoli); bene la cura della persona; spazi di crescita per alberghi e ristorazione; debole l’alimentare; non siamo del tutto negativi su vestiario e calzature».
Le crisi internazionali e i rincari stanno già mettendo a dura prova le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione per le quali la bolletta elettrica nel secondo semestre 2026 potrà avere un aggravio superiore al miliardo di euro (494 milioni a carico dei negozi, 207 milioni per i ristoranti, 164 milioni per gli alberghi, 111 milioni per i bar e 50 milioni per la Gdo-grande distribuzione) anche a causa dell‘aumento dei consumi elettrici in estate per il maggiore utilizzo della climatizzazione e per i costi più elevati, secondo quanto emerge da un’analisi di Confcommercio in collaborazione con il Cer e dalle stime dell’Ufficio studi Confcommercio.
In Italia l’elettricità è fino a quasi 70 euro/Mwh più cara dei principali Paesi Ue: 65,3 euro per MWh rispetto alla Germania, 67,2 euro rispetto alla Spagna e 69,4 euro rispetto alla Francia. A pesare è il mix energetico italiano, ancora troppo dipendente dal gas. Nel 2025, il 43,7% dell’elettricità italiana è stato generato da impianti alimentati a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania – che spinge molto sul carbone di cui è ricca – e appena il 3,2% della Francia che usa molto nucleare. A settembre 2026, il prezzo del metano sul mercato europeo Ttf vede un aumento del 161,2% rispetto a settembre 2025, mentre il petrolio segna un incremento del +55,7% dall’inizio 2026 e un +62,6% rispetto a un anno fa.
Dunque, per l’Ufficio studi di Confcommercio «lo shock è uguale per tutti, ma i suoi effetti sono asimmetrici». Dalle fonti rinnovabili deriva il 50% dell’elettricità italiana – meno del 56,9% della Spagna e del 56,3% della Germania -, ma lo svantaggio economico italiano è appunto negli impianti spesso alimentati a metano. Ma sul divario di prezzo con altri Paesi Ue incidono anche oneri e imposte, componente che tra il 2021 e il 2025 è aumentata in Italia del 33,9%, mentre in Spagna e Germania è diminuita, rispettivamente dell’11,7% e del 22,6%.
Intanto, per evitare il disastro economico nel 2027, Sangalli chiede incentivi fiscali per l’efficienza energetica e un ulteriore intervento sugli oneri di sistema, «accelerare sulle rinnovabili e sullo sviluppo del nucleare sostenibile, ridurre la dipendenza dal gas, potenziare reti e sistemi di accumulo e riformare il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità». E poi suggerisce di «favorire la diffusione tra le imprese di contratti di acquisto di energia in forma aggregata, per garantire prezzi vantaggiosi e stabili nel lungo termine. Ma – avverte – bisogna agire subito, altrimenti andremo incontro ad una nuova stagione inflazionistica che ridurrà drasticamente i consumi e la crescita del Paese».
La visione al “nero” per l’economia italiana secondo l’osservatorio del terziario apre anche a dubbi sulla reale capacità della nave Italia di tenere il mare, specie in un contesto tempestoso, visto che già ora, in una situazione decisamente meno critica, come ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha galleggiato. Ma la linea di galleggiamento è molto bassa e un’onda più alta del normale potrebbe scavalcare la murata e mettere a rischio la navigazione, tanto più che il Pnrr ha esaurito i suoi effetti sul settore della manifattura e dell’edilizia e il suo vaticinato apporto ad una crescita strutturale dell’economia nazionale ben oltre l’1% è miseramente fallito, con 200 miliardi di risorse spese in troppi rivoli invece di essere concentrate in pochi, strategici filoni d’investimento capaci di imprimere strutturalmente una crescita all’economia italiana.
Non rimane che sperare che lo Stellone italico non si distragga troppo dal prossimo appuntamento elettorale che già ora agita i partiti e il riflesso pavloviano del promettere tutto e il suo contrario.
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