Con una mossa a sorpresa, il governo Meloni ha aperto ufficialmente la campagna elettorale per le Politiche 2027 annunciando l’abolizione molto parziale e limitata al solo 2027 – per il triennio successivo servono altri 5 miliardi di risorse che al momento mancano – del bollo auto per le automobili fino a 80 kW – 108 Cv di potenza, oltre che per tutti i motocicli, però con la specifica che il beneficio tocca solo per un mezzo per persona con priorità per quello meno potente posseduto.
Se da parte del governo e della maggioranza si è subito innalzato un profluvio di peana sulla bontà del provvedimento, che contrasta però con la realtà del mercato, finendo con il penalizzare tutte quelle famiglie che per la crisi economica hanno rinunciato alla seconda auto utilitaria a favore del mantenimento di quella più grande ma anche con potenza superiore alla soglia di esenzione, oltre che favorire le auto più vecchie e meno potenti rispetto a quelle più moderne e meno inquinanti, dal lato delle regioni si è subito sollevata una serie di dubbi sull’opportunità del provvedimento che incide direttamente sui loro bilanci.
Di fatto, oltre che mettere periodicamente le mani nelle tasche dei contribuenti, questa volta il governo Meloni le ha messe anche nei bilanci delle regioni, per le quali vengono meno 2,3 dei 7 miliardi di gettito che il bollo auto assicura di entrata. Un mancato gettito che il governo si è sì impegnato a ristorare con maggiori trasferimenti, ma il dubbio è che questo non sia integrale, con conseguente problema di copertura del buco che si viene a creare, specie per quelle regioni che non hanno più spazio di manovra con le addizionali regionali, già al massimo per i loro dissesti di bilancio.
In questa puntata di Focus, il direttore di ViViItalia Tv, Stefano Elena, intervista Gianfranco Postal, già dirigente generale dell’Autonomia speciale del Trentino, esperto di legislazione, già magistrato della Corte dei conti, oltre che docente incaricato di finanza pubblica multilivello all’Università di Udine.
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