La Zes Unica è un caso di successo di sviluppo dell’economia di territori in difficoltà, nata per ridare spinta alla crescita del Mezzogiorno e poi trasformatasi in vero volano di sviluppo. Uno studio dell’Osservatorio conti pubblici italiani di Alessandro Valfrè e Gilberto Turati si traccia un quadro interessante dello strumento e i suoi possibili sviluppi futuri, a partire dalla sua estensione a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte relativa alle semplificazioni amministrative e burocratiche, a costo zero per il bilancio pubblico.
Il disegno di Legge di bilancio per il 2026, approvato dal Governo e ora all’esame delle Camere, dedica ampio spazio alla Zona Economica Speciale (ZES) Unica, che da gennaio 2024 sostituisce le precedenti ZES territoriali. La legge prolunga la ZES Unica da fine 2025 a fine 2028, stanziando 2,3 miliardi di euro per il 2026 (dopo 2,2 miliardi nel 2025), 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. A queste risorse, si aggiunge: (i) un fondo per specifici investimenti in beni strumentali (300 milioni tra 2026 e 2028); ii) circa 800 milioni tra 2026 e 2028, per rifinanziare l’esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro; (iii) una decontribuzione parziale per i giovani (54 milioni per il 2026, 400 per il 2027 e 271 milioni per il 2028); e (iv) incentivi per l’assunzione di donne disoccupate con almeno 3 figli, con fondi per 238 milioni di euro tra il 2026 e il 2035.
La storia delle ZES in Italia inizia nel 2017, sotto il governo Gentiloni, con l’istituzione di otto ZES: Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia occidentale, Sicilia orientale, Sardegna, Adriatica (composta da Molise e Puglia settentrionale) e Ionica (composta da Puglia meridionale e Basilicata). Ogni ZES rappresenta una specifica zona geografica, con specifici comuni, attorno ad un’area portuale principale e a una o più aree retro-portuali e industriali.
Il PNRR ha destinato alle ZES risorse per 563,5 milioni di euro. La suddivisione è la seguente: Campania (136 mln), Calabria (111,7 mln), Ionica (108,1 mln), Adriatica (89,1 mln), Sicilia (56,8 per la parte occidentale e 52,2 per quella orientale), Abruzzo (62,9 mln) e Sardegna (10 mln). Allo stato attuale, tuttavia, è stato speso solo l’11% delle risorse.
Le prime evidenze sugli effetti delle ZES regionali sono positive: uno studio di TEHA mostra che in Campania, tra il 2022 e il 2023, sono state rilasciate 73 autorizzazioni uniche, per oltre 900 milioni di euro di investimenti, con impatto occupazionale diretto di 3.700 persone. Tra il 2018 e il 2022 sono stati concessi quasi 400 milioni di crediti di imposta, a fronte di oltre 1,1 miliardi di euro di investimenti. Lo stesso studio mostra come 1 euro di investimenti nella ZES campana produca 1,4 euro di valore aggiunto indiretto, mentre ogni nuovo occupato nella ZES genera 1,7 posti di lavoro nel resto dell’economia regionale.
La ZES unica è entrata in vigore il primo gennaio 2024, unificando le otto zone esistenti, perché le ZES territoriali non avevano portato i risultati attesi in tutte le regioni. Dal 2025, il governo Meloni ha incluso anche Umbria e Marche all’interno della ZES unica. La prima differenza rispetto al passato è l’inclusione di tutti i comuni appartenenti alle regioni interessate. La legge di bilancio 2024 ha autorizzato risorse finanziarie pari a 1,8 miliardi di euro.
Nel primo anno di vita della ZES unica si sono registrate 413 autorizzazioni uniche rilasciate, con 6.885 richieste di crediti di imposta per un totale di 2,55 miliardi di euro, che hanno generato 7 miliardi di investimenti e oltre 7.000 occupati. Uno studio di Confindustria, che include anche i primi mesi 2025, conta 700 autorizzazioni uniche, con oltre 5 miliardi di crediti di imposta, 28 miliardi di investimenti generati e più di 35.000 unità di occupazione aggiuntiva. Lo stesso studio enfatizza come, dal 2020, la crescita del Pil al Sud (+7,1%) sia stata maggiore che al Nord (+5,1%) e al Centro (+2,8%), per una combinazione di fattori quali investimenti (alimentati dalla ZES), semplificazioni amministrative (della ZES unica) e PNRR.
Tra gli strumenti adottati, il regime di autorizzazione unica, con tempi medi di approvazione di 30 giorni, anche attraverso l’istituzione di uno Sportello Unico Digitale Nazionale. Le agevolazioni fiscali comprendono il credito di imposta per investimenti in beni strumentali, con importi variabili in base alla regione e all’ammontare dell’investimento. Per l’acquisto di immobili si applica un credito di imposta per un massimo del 50% del valore complessivo; inoltre, è previsto un credito di imposta per beni strumentali destinati al settore primario.
I crediti d’imposta sono cumulabili con altri aiuti, a condizione che l’ammontare complessivo non superi l’importo totale dei costi ammissibili secondo le linee guida europee. Gli investimenti agevolabili riguardano l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie, o di immobili strumentali per gli investimenti e per l’acquisto di terreni. Il credito di imposta ha però dei limiti: il valore dei terreni e degli immobili non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento e l’investimento minimo è di 200.000 euro, per un massimo di 100 milioni.
Sul fronte occupazionale, il “bonus ZES unica” prevede una esenzione dal versamento dei contributi previdenziali, fino ad un massimo di 650 euro al mese, per massimo 24 mesi, destinata a nuove assunzioni a tempo indeterminato in posizioni non dirigenziali, per soggetti con almeno 35 anni di età e disoccupati da almeno 24 mesi.
Possono essere create zone franche doganali in cui depositare merci provenienti da Paesi extra UE senza pagare diritti doganali, con la possibilità di rinviare il pagamento di eventuali dazi fino al momento di immissione in commercio del prodotto finito. Al momento, sono attive quattro zone franche: a Termoli, in Molise; a Bari, Molfetta e Monopoli, in Puglia.
Se le ZES producono buoni risultati perché non estendere questa esperienza all’intera Italia? Sarebbe fattibile? Il recente dato mostrato da Confindustria di 28 miliardi di investimenti generati da 5 miliardi di crediti di imposta mostra come l’applicazione della ZES unica sia efficace e tangibile.
In via generale, l’estensione delle ZES a livello nazionale sarebbe in contrasto con le linee guida UE relative agli aiuti regionali e di Stato. Però alcune esperienze delle ZES possono essere estese, soprattutto per quanto riguarda i costi delle procedure. Ad esempio, lo Sportello Unico Digitale può essere la soluzione ideale per snellire la burocrazia e per fare in modo che le autorizzazioni e i crediti di imposta siano attivi nel giro di 30 giorni, senza dover richiedere molteplici verifiche, come l’autorizzazione unica sulla VIA. Lo snellimento della burocrazia potrebbe facilitare gli investimenti e ridurre i costi.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”
Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!
YouTube
Telegram
https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv
https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv
© Riproduzione Riservata

