Via al termovalorizzatore per chiudere il ciclo rifiuti in Trentino

Obiettivo della Provincia è realizzare un impianto da 100.000 tonnellate entro il 2030. Ancora irrisolto il problema della localizzazione: Trento o Rovereto. Geat: «bisogna realizzarlo dove già esiste una rete di teleriscaldamento per lo sfruttamento del calore».

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Dopo oltre 5 lustri di tira e molla su quella che è sempre stata una patata bollente politica, la giunta provinciale di Trento ha deciso, a sette anni dall’insediamento della maggioranza di centro destra a guida Salvini premier, di prendere coraggio a otto mani e chiudere il ciclo dei rifiuti in provincia realizzando un termovalorizzatore da 100.000 tonnellate da costruire integralmente con un finanziamento pubblico da quasi 200 milioni di euro entro il 2030, per evitare affarismo e traffici di rifiuti che per risparmiare sui costi di smaltimento della frazione residua di un’ottima raccolta differenziata che si piazza stabilmente oltre 80-85% negli impianti di termovalorizzazione fuori Trentino con una spesa di circa 20 milioni di euro.

Ora tocca all’Egato composto dalle amministrazioni locali e dai tecnici della Provincia decidere sulla localizzazione finale dell’impianto e sulle sue caratteristiche puntuali, prendendo comunque ad esempio l’impianto già esistente a Bolzano, dove il Trentino conferisce circa 20.000 tonnellate di rifiuti all’anno.

Interessante notare la conversione a “U” del presidente della Provincia, il salviniano Maurizio Fugatti, che ora è a favore del termovalorizzatore, mentre quando era all’opposizione dei governi di centro sinistra dell’Autonomia trentina era stabilmente tra le fila dei contrari, paventando sfracelli ambientali.

«Il sistema attuale non è più sostenibile – hanno spiegato il dirigente generale del dipartimento ambiente della Provincia, Enrico Menapace, e il dirigente generale di Appa, Gabriele Rampanelli -: le discariche provinciali sono esaurite e il costo medio per esportare i rifiuti a Brescia e Bergamo si attesta oggi attorno ai 200 euro a tonnellata, con picchi che nel 2023 hanno raggiunto i 280 euro. Il nuovo impianto, dimensionato per 100.000 tonnellate annue, consentirebbe di trattare integralmente il rifiuto residuo prodotto in Trentino, senza importare rifiuti da altri territori e garantendo una “tariffa di equilibrio” stimata in 155 euro a tonnellata a regime, con una riduzione di circa il 20% rispetto ai costi attuali di smaltimento». A tutto vantaggio delle bollette semestrali della Tari.

La provincia nel presentare la decisione di chiudere il ciclo dei rifiuti ha individuato come possibile localizzazione del termovalorizzatore l’areale dell’attuale discarica esaurita di Ischia Podetti a Trento, individuata come la più idonea rispetto alle alternative esaminate (l’area dei Lavini a Rovereto e quella nei dintorni del depuratore Trento 3). Anche se la scelta di Trento è carente per la mancanza di una rete di teleriscaldamento che va costruita da zero, con la conseguente necessità di finanziamenti aggiuntivi e di tempi tecnici per la sua realizzazione, mentre a Rovereto questa sarebbe già presente e consentirebbe di ridurre i costi di realizzazione dell’impianto complessivo, oltre a garantire bollette per il teleriscaldamento più leggere per gli utenti utilizzando i rifiuti invece del gas metano come accade oggi.

In questa puntata di “Focus Trentino”, il direttore di ViViItalia Tv, Stefano Elena, intervista il capogruppo di Generazione Trento, ing. Claudio Geat, per capire i punti di forza e di debolezza del piano presentato dalla Provincia.

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