Tassa per il diritto d’autore: il governo Meloni vara l’aumento

Il balzello grava sulle memorie contenuti nei dispositivi elettronici e sulle semplici chiavette si estende anche ai servizi in cloud, scatenando reazioni negative.

0
85

Il governo Meloni per il tramite del ministro alla Cultura Alessandro Giuli (tecnico di area FdI) ha varato l’aggiornamento dei compensi per la “copia privata”, ovvero il prezzo da pagare per dare la possibilità ai consumatori di riprodurre legalmente opere audio e video protette dal diritto d’autore. Ma le novità contenute nel decreto firmato il 23 febbraio 2026 che estende la tassazione sia sui dispositivi ricondizionati che sui servizi in cloud provocano la reazione negativa con una parte delle imprese interessate, a partire dalle big tech, ma anche lo scontento degli utenti, che preannunciano ricorsi verso un provvedimento che allontana la Nazione dall’evoluzione digitale.

Per il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (FdI), «è una questione di civiltà l’aggiornamento del tariffario fermo al 2020», ma sarebbe interessante che razza di civiltà intende l’esponente del governo Meloni che rischia di fare compiere al Paese un passo indietro dalla modernità.

Il balzello ricade su ogni acquisto di telefoni cellulari, computer, tablet, hard-disk, schede di memoria, chiavette usb, e col nuovo decreto anche per i servizi cloud per ricompensare gli autori – tramite le società di “collecting” come Fimi, Nuovo Imaie, Siae, Scf – della copia che su questi apparecchi e supporti verrebbe fatta di musica e video di opere tutelate.

IsICult, l’Istituto italiano per l’Industria Culturale, ha verificato che su un telefono cellulare, il compenso che il consumatore deve pagare oscilla da un minimo di 3,3 euro fino ad un massimo di 9,7 euro, con incrementi, rispetto alle tariffe attuali, tra il 15% ed il 40%, in funzione dei gigabyte di memoria installata. Su un computer, il compenso è di 6 euro. Di fatto si tratta di un aumento variabile tra il 16,9% e il 40% a seconda della capacità di memoria per telefoni e tablet, mentre per computer, televisori e decoder dotati della funzione di registrazione l’aumento s’aggira attorno al 17%. Per i dischi di memoria (HDD e SSD) gli aumenti variano tra il 10% e il 17%, mentre per le chiavette di memoria Usb l’incremento del balzello varia tra il 12% e il 22% che si estende pure agli orologi intelligenti attorno al 17%.

La raccolta portava nelle casse delle società di “collecting” circa 130 milioni di euro l’anno: con le nuove tariffe, ha detto Mazzi, l’ammontare sale a 154 milioni di euro. Per le società di “collecting” che distribuiscono i compensi agli autori, l’arrivo del decreto «non può che essere positivo» anche perché, ha detto l’amministratore delegato di Fimi, Enzo Mazza, «farà da modello anche per altri Paesi» che non applicano questo tipo di tassazione feudale. La Siae ricorda che è dal 2009 che ha avviato la battaglia per la copia privata e «ogni tre anni si batte per l’aumento delle tariffe» sottolinea il presidente Salvatore Nastasi. E Salvatore Sica, presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore, fa notare che «per la prima volta l’adeguamento riguarda anche i ricondizionati e il cloud viene qualificato come device, come apparato immateriale».

E’ questo il punto che ha fatto allarmare le imprese del settore digitale e tecnologico e soprattutto Google che segnala l’assurdità di far pagare per il cloud, «anche quando quello spazio è gratuito. E persino quando quello spazio non è utilizzato». Soprattutto, «la copia privata viene già pagata quando si acquista un telefono o un computer e non è possibile accedere al cloud senza un dispositivo». Il balzello sul cloud viene calcolato in base al traffico generato ogni mese su diverse fasce di utilizzo: tra 1 e 500 Gb il costo è di 0,0003 euro/GB, mentre per la quota eccedente il dazio scende a 0,0002 euro/GB, con un tetto massimo di 2,40 euro/mese e per utente.

L’Associazione Italiana Internet Provider e Assintel, l’associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio valutano anche di presentare un ricorso contro il provvedimento. «La tutela del diritto d’autore è un principio fondamentale, ma non può tradursi in strumenti ormai superati rispetto al funzionamento dell’economia digitale» protesta Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria delle imprese Itc. Critici anche i consumatori: il compenso per la copia privata è «oramai una gabella medioevale».

Il problema di fondo è che il governo Meloni e il suo ministro Giuli non si è accorto che la situazione di riferimento è sostanzialmente cambiata, visto che le copie di Cd, Dvd o Lp non si fanno praticamente più, visto che i prodotti audio o video protetti da diritto d’autore si fruiscono mediante servizi di streaming che pagano già loro alla fonte il diritto d’autore ai titolari. Non solo: l’estensione al cloud va a colpire il traffico dati generato da materiali che non rientrano nel diritto d’autore reclamato da terzi, in quanto si tratta quasi sempre di foto, video o documenti di proprietà privata realizzati con l’immancabile telefono per poterne fruire in mobilità.

Ma poi il governo non si è accorto che la sua gabella può essere dribblata scegliendo di acquistare il telefono, computer o memorie varie su qualche sito di commercio elettronico cinese, con il risultato di evitare la gabella sul diritto d’autore e, spesso per acquisti inferiori ai 150 euro di valore non soggetti ai controlli doganali, pure l’Iva. O, ancora, si può scegliere di acquistare il prodotto tramite un portale tedesco o scandinavo.

Insomma, ancora una volta il governo Meloni non riesce a tenere fede alle sue promesse di tagliare le tasse e di semplificare la vita a cittadini ed imprese, preferendo l’acquiescenza imbelle alle pretese dei feudatari della tassa per copia privata. Peccato, perché anche per Meloni le urne si avvicinano.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTv

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata