Il superbonus 110% entrerà negli annali della storia della mala politica italiana, con una spesa totale di 174 miliardi di euro, 4 volte le previsioni iniziali, assieme alla gestione del Pnrr, quella “pioggia di miliardi” che si sta trasformando in debito netto da oltre 120 miliardi di euro senza avere spinto alla crescita l’economia nazionale. Entrambi provvedimenti di origine grillina e dei governi guidati da Giuseppi Conte che, non contento dei danni già arrecati, oggi briga come non mai per tornare in sella alla guida della Nazione.
I dati sono impietosi di come non si deve governare la cosa pubblica. Oltre ad avere contributo a gonfiare il debito pubblico nazionale e ad avere consentito la riqualificazione soprattutto di ville, villini e perfino 6 castelli piuttosto che le case popolari, oltre ad avere castigato per un altro ulteriore anno il paese in procedura d’infrazione per deficit eccessivo proprio legato all’emersione tardiva di una quota di crediti legati proprio al Superbonus 110%, il provvedimento grillino è stato una sorta di bengodi per truffatori di ogni risma, con un totale di 9,4 miliardi di crediti scoperti non spettanti, di cui 4,1 miliardi scoperti solo nel primo trimestre 2026, in coda alla vigenza del provvedimento, per fortuna bloccati dalla Guardia di finanza prima di essere messi all’incasso, cosa che ne avrebbe reso oltremodo difficile il recupero.
Il Superbonus 110% evidenzia parecchie problematicità, a partire dal fatto che nel solo 2025 sono stati chiesti crediti d’imposta per quasi 12,5 miliardi, una cifra 2,5 volte superiore ai 5,1 miliardi del 2024. Anche dopo la profonda opera di pulizia portata avanti dai controllori del fisco, il conto si attesta a 8,4 miliardi, con un incremento del 64,7% rispetto al 2024, nonostante il taglio dell’agevolazione, scesa al 65% contro il 70% dell’anno prima.
Già nel 2023, subito dopo l’insediamento del governo Meloni, si evidenziava come il Superbonus 110% fosse fuori controllo dal punto di vista finanziario, con una spesa di ben 98,3 miliardi di euro, pari al 56,5% dell’intera spesa. E nonostante il taglio del bonus sceso dal 110% al 65% anche nel 2025 la spesa è andata fuori controllo, con lo scaricamento sui conti pubblici di altri 40 miliardi di nuovo debito pubblico, superando di 6,1 miliardi di euro le stime.
L’impegno del Fisco ha impedito che il conto per i contribuenti fosse ancora più salato, visto che si sono complessivamente bloccati 8,4 miliardi di crediti richiesti. E le indagini sono ancora in corso, visto che al 31 dicembre 2025, ultimo giorno utile per chiudere con la mangiatoia del Superbonus grillino, si è registrato un picco probabilmente relativo a lavori non ancora del tutto completati o, peggio, ancora non iniziati.
Il Superbonus 110% ha un lato negativo anche sul fronte dei lavori iniziati ma non ancora completati, con pesanti conseguenze per i malaugurati proprietari di casa, spesso in condominio, frequentemente connesso al fenomeno delle imprese “apri & chiudi”, nate dalla sera alla mattina, dopo il 2021, per cavalcare l’onda del bengodi grillino. Hanno preso delle commesse, che in parte hanno eseguito, lasciandole poi a metà. Ai condomini, committenti di questi lavori, è rimasta la coda dei molti problemi legati a queste situazioni: detrazioni non maturate, somme da pagare in contanti, crediti fiscali fruiti in modo formalmente illegittimo, e possibili verifiche future da parte dell’Agenzia delle entrate.
Per molti proprietari di appartamenti in condominio con cantieri compiuti solo parzialmente la situazione sta diventando estremamente difficile, visto che chi non ha chiuso i lavori ha perso il diritto alla detrazione. Non solo: si è esposto alle contestazioni delle Entrate, che possono rivalersi sui beneficiari dei lavori agevolati per le agevolazioni già incassate. Attraverso il meccanismo degli stati avanzamento lavori era possibile ottenere anticipi dello sconto fiscale, da usare di solito per pagare le imprese. Ora l’amministrazione finanziaria potrebbe chiedere l’importo del credito di imposta utilizzato in modo illegittimo, gonfiato da sanzioni e interessi. Arrivando a un conto finale insostenibile per chi spesso quei soldi non li ha mai avuti e che si è illuso di avere la casa ristrutturata “aggratis”.
E con lavori non finiti balla anche la regolarità amministrativa dell’immobile, visto che in caso di vendita questo potrebbe risultare non conforme alle norme urbanistiche e a quelle fiscali, con conseguente impossibilità di vendita o a prezzo decisamente scontato.
Comunque si giri la vicenda del Superbonus 110% e, prima del Bonus Facciate, è esemplare di un modo di gestire la cosa pubblica che è lontano anni luce dal buon governo, ben più vicino allo scasso dei conti pubblici, per di più senza avere vantaggi strutturali nel tempo, visto che il provvedimento si è trasformato in una sorta di droga per il settore edile, ora alle prese con un atterraggio brusco, con la conseguenza che le imprese chiedono a gran voce altri provvedimenti di sostegno al settore, con una certa politica sempre lesta a vellicare la pancia del popolo che s’illude di avere benefici “aggratis” dimenticandosi che poi è proprio lui a pagare il conto aggravato da pensatissimi interessi in cambio di avere ceduto il proprio voto a politicanti di quart’ordine che meriterebbero solo di andare a svolgere servizi di pubblica utilità, a partire dalla pulizia delle strade e delle fogne.
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