Soffia aria di recessione in Europa causa il conflitto nel golfo Persico

E l’Italia rischia di più per l’enorme debito pubblico e il mancato intervento sul taglio degli sprechi e riqualificazione del patrimonio pubblico.

0
63

Soffia aria di recessione in Europa e in Italia solo dopo un mese dal nuovo conflitto nel golfo Persico che vede contrapposti Usa e Israele verso l’Iran, visto che il combinato disposto tra caro energia e difficoltà di approvvigionamento di materie prime e intermedi sta causando un rallentamento generalizzato dell’economia, oltre ad un’abnorme spinta all’inflazione.

E se le stime di crescita per l’Unione europea vengono limate dal +1,2% al +1%, quelle italiane vengono semplicemente dimezzate da un +0,7-0,8 a +0,4%. Con una prospettiva ancora più nera se il conflitto dovesse durare anche tutto il mese di aprile o, peggio andare fino a giugno, cosa che aprirebbe ad una recessione tecnica accompagnata da un’inflazione in volo al 5%.

E facendo un confronto con le altre realtà, il Global Economic Outlook vede un andamento divergente, con una crescita globale invariata rispetto ad ottobre 2025 (+3,2%), con gli Usa che addirittura accelerano di un decimale al +2,2%, mentre per l’Unione europea la crescita rallenta di due decimali (all’1%), con Italia e Gran Bretagna a guidare la corsa del calo di 4 decimali che per la Penisola significa il dimezzamento della crescita attesa.

Soffia aria di recessione: tutte le previsioni del momento si basano su una rapida conclusione del conflitto, di un paio di mesi al massimo, ma la realtà punta ad una situazione che rischia di durare decisamente di più, con una più decisa spinta alle politiche di revisione dei prezzi dei prodotti per recuperare almeno parzialmente i maggiori costi energetici e delle materie prime, cosa che potrebbe amplificare l’andamento depressivo, visto che i consumi andrebbero a comprimersi.

In questo contesto, il governo italiano deve allestire l’aggiornamento del Documento di finanza pubblica entro la fine di aprile, muovendosi all’interno di uno scenario che ha già costretto a rialzare i rendimenti delle emissioni di titoli di Stato di oltre 75 punti base, con ciò mettendo più di un’ipoteca sulla possibilità di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo – l’Italia è ad un soffio da quel 3% che è il confine tra la vita libera e un’esistenza zoppicante -, con il rischio di ulteriore peggioramento della congiuntura già negativa. Anche se l’Istat ha appena certificato per il 2025 un rapporto deficit/Pil al 3,1% chiudendo alle speranze di centrare la fine della procedura Ue.

Una situazione sicuramente non ideale, dove il governo Meloni paga una certa difficoltà nel tenere sotto controllo i conti pubblici – nei suoi tre anni e mezzo il debito pubblico è cresciuto di 100 miliardi andando ben oltre la soglia dei 3.000 miliardi, con una pressione fiscale che nel 2025 ha segnato il record del 34,1% – e nell’attaccare tutte le sacche di inefficienza e spreco che albergano nei 900 miliardi di spesa pubblica nazionale e alla riqualificazione del rendimento del patrimonio pubblico. Uno scenario che, ormai a pochi mesi dalle elezioni politiche, rischia di compromettere le possibilità di replicare la vittoria del 2022.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTv

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata