Silenzioso e poco visibile, ma anche numericamente più forte a Montecitorio e Palazzo Madama dove occupa il 42% degli scranni è il partito trasversale dei parlamentari al primo mandato in questa legislatura: i neofiti in Parlamento sono 255, 175 alla Camera e 80 al Senato e anche con loro dovrà fare i conti chi, a cominciare dalla maggioranza di centrodestra, guarda all’opzione delle elezioni anticipate con lo scioglimento del Parlamento dopo la vittoria del “no” al referendum costituzionale sulla giustizia, perché una larga fetta di questo partito trasversale si batterà sicuramente per difendere il diritto alla pensione (l’ex vitalizio) che si matura solo a raggiungimento di quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura e la linea di confine per chi è la prima lezione dovrebbe essere fissata al 17 aprile 2027: fino a quel momento un prematuro stop parlamentare alla legislatura non vorrebbe digerito in maniera indolore perché per i neofiti ciò significherebbe una perdita netta, di circa 2.000 euro lordi al mese se si è alla prima legislatura, pari al 20% dell’indennità mensile, tetto che sale fino al 60% se il parlamentare ha fatto almeno 15 anni di mandato, pari a tre legislature piene. La pensione si accumula tramite una trattenuta mensile del 6,7% dell’indennità mensile lorda. Il privilegio, cumulabile con altre prensioni e guadagni da dipendente o da lavoratore autonomo, scatta di norma a 65 anni, con un decalage fino a 60 anni in ragione del numero di anni di mandato da parlamentare.
A questo privilegio, s’aggiunge anche una sorta di liquidazione, alimentata anche questa da una trattenuta del 6,7% dell’indennità mensile lorda e ammonta ad un mese di indennità calcolata all’80% del lordo per ogni anno di mandato svolto (o frazione non inferiore ai sei mesi).
Il partito che guarda all’accesso all’ex vitalizio, meno ricco di un tempo dopo i tagli scattati nel 2021 e nel 2018 ma pur sempre ambito, è in realtà leggermente più ridotto di quello che appare perché andrebbero sottratti i senatori e deputati che sono subentrati in corsa per vari motivi dalle dimissioni al decesso di alcuni parlamentari che non maturerebbero comunque il diritto alla pensione anche a scadenza naturale della legislatura prevista ad ottobre 2027. Alla camera, ad esempio, le cosiddette sostituzioni sono state 14 e in due casi hanno riguardato deputati con almeno un’altra esperienza parlamentare nello stesso elenco degli 80 senatori al primo mandato sono compresi tre subentrati e si salirebbe così a quota 81.
Anche tenendo conto di questi movimenti, il peso dei parlamentari che ad aprile 2027 potrebbero conquistare il diritto all’ex vitalizio non scende complessivamente sotto il 40% dei due emicicli che come noto in questa legislatura sono occupati da 600 eletti, al netto dei senatori a vita.
Tra le varie forze politiche, Fratelli d’Italia, nelle cui file un ricorso anticipato alle urne non è ora più un tabù, è il partito che al momento della formazione dell’attuale parlamento nell’ottobre 2022 presentava la più alta percentuale di deputati e senatori al primo mandato con il 64%, pari a 118 su 185 eletti, seguito da Avs-Sinistra Italiana al 56%, M5s al 39%, PD al 35%, Noi moderati al 33%, Forza Italia al 29% e Salvini premier al 22%.
A trarre sollievo dallo scioglimento del Parlamento anticipatamente prima del 17 aprile 2027 potrebbero forse essere i conti di Camera e del Senato, nei cui bilanci la voce pensione, sia dei parlamentari che dei dipendenti, è quella che assorbe le maggiori risorse tenendo conto anche dei trattamenti previdenziali del personale. Alla Camera per il 2025 era stata prevista una spesa di 129,7 milioni per gli assegni pensionistici dei deputati cessati dal mandato di cui 81,5 milioni per i vitalizi e pensioni dirette e 42,7 milioni per le reversibilità sommando anche i 329,199 milioni per gli assegni pensionistici del personale, nel preventivo di bilancio 2025 le pensioni assorbivano complessivamente 459,139 milioni su oltre 980 milioni di spesa complessiva di Montecitorio.
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