Sui mercati finanziari internazionale tira una certa arietta di rischio bolla speculativa attorno all’AI, l’intelligenza artificiale, e alle criptovalute, su tutte il Bitcoin soggetto a repentine variazioni di quotazione.
Negli ultimi giorni, le borse mondiali hanno evidenziato una serie di correzioni sull’onda di alcune previsioni che danno l’intelligenza artificiale fondata su basi traballanti, nonostante le centinaia di miliardi investite dai vari protagonisti del settore a fronte di ritorni sempre più rimandati nel tempo, ben oltre le previsioni iniziali.
E se l’attesa sui conti della trimestrale di Nvidia, l’azienda leader mondiale nella produzione di chip specifici per l’intelligenza artificiale che ha comunque mostrato conti in largo attivo e in crescita sulla spinta alla corsa della costruzione di centri di calcolo sempre più potenti e diffusi, il problema di fondo è che, secondo una nota degli analisti di JPMorgan, i giganti come Alphabet (Google), Amazon, Meta, Microsoft e Oracle investono nei centri di calcolo a mani basse, ma a debito, nonostante abbiano un totale di circa 350 miliardi di dollari liquidi. I “grandi” della rivoluzione digitale nel 2025 hanno già speso 350 miliardi per i centri di calcolo e per il 2026 prevedono di spenderne altri 400. A fronte di flussi di cassa complessivi per 725 miliardi di dollari, potrebbero pagarli facilmente di tasca loro, ma preferiscono indebitarsi emettendo obbligazioni poi piazzate agli intermediari finanziari. E il problema secondo gli analisti è che quest’enorme massa finanziaria che gira attorno all’intelligenza artificiale non genera sufficienti ritorni per coprire le spese del debito. Senza considerare che l’AI è ancora sottoutilizzata, con lo strombazzato salto di produttività nelle aziende che non si è ancora concretizzato, mentre la si utilizza per generare falsi, truffe, giochetti e scandaletti vari.
E se la bolla innescata dal boom dello sviluppo dell’AI esplodesse, nessuna azienda sarebbe al riparo: l’ultimo allarme è chiaro e viene lanciato da Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, holding cui appartiene Google, intervistato sulle prospettive del business dalla Bbc. Pichai sottolinea «il momento straordinario» dell’AI, a livello di investimenti e aspettative, ma anche qualche elemento di «irrazionalità» dietro un interesse così trascinante. E sui rischi di «una bolla» in grado potenzialmente di scoppiare, «penso che nessuna azienda ne sarebbe immune, inclusi noi».
Il clima nelle borse è tutt’altro che sereno, anche alla luce dei posizionamenti finanziari in corso, con personaggi come Michael Burry che ha comprato put che scommettono sul calo delle quotazioni di Nvidia e Palantir. Si tratta dell’investitore che anticipò la crisi dei subprime nel 2008, con Softbank che ha liquidato tutta la sua partecipazione in Nvidia e Peter Thiel, tra l’altro presidente proprio di Palantir, che ha fatto lo stesso. Non ottimi segnali, con il vicepresidente di JPMorgan, Daniel Pinto, che vede possibile una revisione nelle stime sul settore e ha avvertito che qualsiasi calo si ripercuoterebbe su tutto il mercato azionario.
Non solo AI, a rischio bolla speculativa ci sono anche le criptovalute, che nelle ultime sei settimane hanno perso 1.200 miliardi di dollari di valorizzazione perché è cambiata la percezione attorno a bitcoin, ether e altri token passati da strumenti d’investimento a strumenti speculativi. Rispetto ai massimi del 6 ottobre, quando sfiorava i 125.000 dollari, il 18 novembre il bitcoin è sceso a quota 92.100: un tracollo del 28% che azzera i progressi segnati nel 2025. Così molti temono torni il “cryptowinter”, che dal 2018 al 2020 ha già colpito la principale criptovaluta mondiale, tra cali delle quotazioni e degli scambi.
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