Reddito reale e tasse: da Eurostat cattive notizie per gli italiani

I guadagni degli italiani sono sotto il livello del 2008, unico paese assieme alla Grecia mentre la pressione fiscale è al 42,6%, in crescita rispetto al 2023.

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L’istituto di statistica europeo Eurostat ha mandato due cattive notizie agli italiani per quanto riguarda il reddito reale e le tasse, assegnando al Belpaese il fanalino di coda per capacità di guadagno rispetto al 2008 e per pressione fiscale, tra le più alte d’Europa.

Il basso reddito reale e le tasse sempre più alte sono due palle al piede per l’economia italiana, due zavorre che ne impediscono una crescita che vada oltre le percentuali da prefisso telefonico dove il Paese è ricaduto negli ultimi anni e che dovrebbero far riflettere la politica italiana e il governo Meloni circa l’opportunità di attuare una manovra 2026 un po’ più coraggiosa di quella appena approdata al Senato, tale da dare maggiore spinta all’economia nazionale.

Secondo Eurostat, il reddito reale disponibile lordo delle famiglie pro capite in Italia nel 2024 era in leggera crescita sul 2023, ma ancora inferiore a quello del 2008, unico caso in Europa insieme alla Grecia. Secondo lo studio di Eurostat sui redditi reali appena pubblicato, fatto 100 il livello del 2008, l’Italia nel 2024 si attesta per il reddito reale disponibile delle famiglie a 95,97 a fronte del 114,29 della media Ue a 27 e del 109,40 dell’Euroarea.

Così, mentre il governo Meloni punta con la manovra 2026 a lasciare più soldi nelle tasche degli italiani anche se si tratta solo di poche decine di euro che andranno erosi dall’aumento di altre tasse, a partire dalle accise sui carburanti, emerge che in Germania l’indice nel 2024 è salito al 116,20, in Francia al 113,45 e in Spagna al 103,94. In Italia si è registrata una crescita rispetto al 94,64 del 2023, ma decisamente meno rapida di quella segnalata nei Paesi più grandi Ue. In pratica, rispetto al 2008, Germania e Francia sono andate avanti per il reddito reale disponibile rispettivamente di oltre 20 punti e di oltre 17 punti rispetto all’Italia e l’Ue in media di oltre 18.

L’indicatore è calcolato come il reddito disponibile lordo non corretto delle famiglie e delle istituzioni non profit al servizio delle famiglie diviso per il deflatore dei prezzi della spesa per consumi finali delle famiglie e per la popolazione residente totale.

L’Italia, dopo esser scesa nel 2013 all’88,68% del reddito disponibile rispetto al 2008 ha avuto un lieve recupero fino al 2019 per poi riscendere nell’anno della pandemia al 90,48% Dopo un rimbalzo nel 2021 al 94,06% è salita lentamente fino al 95,97% del 2024. Ma se dal 2020 l’andamento è in linea con gli altri Paesi con circa 5,5 punti recuperati in quattro anni, rispetto ai redditi del 2008 la distanza è ancora ampia.

Nell’anno della pandemia, a 12 anni dalla crisi del 2008, l’Euroarea aveva ampiamente recuperato i livelli di reddito (con il 104,03%), mentre l’Italia era al 90,48%. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Grecia con l’84,13% nel 2024 del reddito disponile lordo delle famiglie rispetto al 2008 ma il tonfo per questo Paese era stato peggiore con oltre 35 punti da recuperare dal 2013.

L’Italia resta alta anche nella percentuale delle persone che sono povere pur lavorando con il 10,2%, in lieve rialzo sul 2023 (9,9%), percentuale di due punti superiore a quella della media Ue e maggiore di quella della Francia (8,3%) e Germania (6,5%).

Dal reddito reale alle tasse: nel 2024, sempre secondo l’Eurostat,

cresce in Italia il rapporto tra imposte e Pil e tocca il livello massimo dal 2020 quando risentiva della riduzione del prodotto interno lordo a causa della crisi economica legata alla pandemia. Il rapporto complessivo tra imposte e Pil, ovvero la somma di imposte e contributi sociali netti in percentuale del Pil in Italia nel 2024 si è attestata al 42,6%, in aumento (+1,2%) dal 41,4% del 2023 e al livello più alto dopo il 2020 quando raggiunse il 42,9% soprattutto a causa della riduzione del Pil.

Il dato italiano è superiore a quello medio dell’Ue salito al 40,4% dal 39,9% del 2023, ma anche a quello dell’Euroarea, cresciuto dal 40,5% del 2023 al 40,9% del 2024.

Le imposte e i contributi sociali nel complesso in Italia nel 2024 hanno raggiunto quota 937,1 miliardi. Le sole imposte sul reddito rappresentano il 15,2% del Pil, in aumento dal 14,5% del 2023 a fronte del 12,9% in Ue. Si tratta di 333.593 milioni di euro, in aumento di quasi 23 miliardi sull’anno precedente. Il governo Meloni con gli interventi in manovra 2026 sull’Irpef tenta di cambiare la rotta limando il peso fiscale sul ceto medio, ma la crescita del prelievo fiscale e contributivo riguarda quasi tutta l’Ue con 22 Paesi che segnano un aumento delle imposte. A livello dell’Ue, il gettito fiscale è aumentato del 5,6% dal 2023 al 2024, ovvero di circa 387 miliardi di euro.

Nelle serie temporali disponibili dal 1995 al 2024 si osservano diminuzioni del gettito fiscale totale assoluto solo nel 2009 (-5,2%), a causa della crisi economica e finanziaria, e nel 2020 (-3,6%), a causa della pandemia di Covid. In Italia l’aumento in termini assoluti delle imposte complessive nel 2024 è stato in linea con l’Ue passando da 887.192 milioni di euro del 2023 a 937.108 con una crescita del 5,63% (49.914 milioni in più).

Il rapporto tra imposte e Pil varia significativamente tra i paesi dell’Ue nel 2024, con le quote più elevate di imposte e contributi sociali in percentuale del Pil registrate in Danimarca (45,8%), Francia (45,3%), Belgio (45,1%), Austria (43,8%), Lussemburgo (42,7%), Italia (42,6%), Svezia (42,5%) e Finlandia (42,3%). All’estremo opposto della scala, spiega Eurostat, ci sono Irlanda (22,4%), Romania (28,8%), Malta (29,3%) e Bulgaria (30,5%), nonché Svizzera (27,8%). Nel 2024, rispetto al 2023, il rapporto tra imposte e Pil è aumentato in 22 paesi dell’Ue, nonché in Islanda e Svizzera, con gli aumenti maggiori osservati a Malta (dal 26,7% nel 2023 al 29,3% nel 2024), Lettonia (dal 33,0% nel 2023 al 35,5% nel 2024), e Slovenia (dal 36,8% nel 2023 al 38,8% nel 2024).

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