Come ampiamente previsto dopo la fine dello sconto sulle accise, venerdì scorso i prezzi dei carburanti sono tornati a crescere. E il gasolio al self in autostrada ha superato la soglia dei 2 euro al litro, mentre la benzina tallona sullo stesso livello a qualche centesimo in meno. Va un po’ meglio sulla rete stradale ordinaria, dove le concessionarie autostradali non applicano feudali ricarichi sul pieno dei loro clienti.
I consumatori protestano in coro: si sapeva, il governo avrebbe dovuto prorogare il taglio. Ma lo stesso ministro delle Imprese e del “Made in Italy”, Adolfo Urso ripeteva (prima del taglio): «i prezzi dei carburanti sono in calo continuo, vedremo come vanno le trattative su Hormuz. Sta di fatto che negli ultimi giorni il prezzo del barile di greggio è sceso vertiginosamente passando dal picco di 120 dollari al barile di aprile a meno di 70 dollari». Oggi il Mimit certifica il secondo rialzo dei prezzi dallo stop allo sconto fiscale: in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi, domenica 5 luglio 2026, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,841 euro per la benzina (sabato 1,820) e 1,922 euro per il gasolio (sabato 1,899). Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,932 euro per la benzina (sabato 1,907) e 2,004 per il gasolio (sabato 1,978).
Per il Codacons il mancato rinnovo del taglio delle accise «costerà agli automobilisti italiani 1,4 miliardi di euro su base annua solo a titolo di rifornimenti di carburante sulla rete stradale e autostradale. In media sulla rete ordinaria italiana vengono venduti oltre 64 milioni di litri di carburante al giorno – spiega – Questo significa che, indipendentemente dall’andamento dei prezzi alla pompa, il rialzo delle accise costa agli italiani quasi 4 milioni di euro al giorno (3,9 milioni di euro per la precisione), con un conto totale che, spalmato su anno, arriva alla maxi cifra di 1,42 miliardi di euro».
Protesta ironicamente anche l’Unione nazionale consumatori: «ringraziamo il governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare. Il mancato rinnovo del già misero sconto sulle accise ha fatto salire, come aveva preannunciato, il gasolio in autostrada oltre i 2 euro al litro, nelle strade normali sopra 1,9 euro. Anche la benzina torna oltre la soglia di 1,9 in autostrada. Un pieno da 50 litri in appena 2 giorni è rincarato di circa 2 euro: +2 euro per il gasolio nella rete stradale, +1,80 in autostrada. +1,90 euro per la benzina, sia in autostrada che nella rete stradale».
La polemica sul caro carburanti diventa anche politica. «C’è il caldo: si consiglia di dichiarare sotto l’ombrellone. Un colpo di sole, infatti, può far dare i numeri. Il Codacons, come troppo spesso accade, diffonde dati e previsioni che vengono puntualmente smentiti dai fatti», ha scritto in una nota il senatore di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti.
La replica dell’associazione non si è fatta attendere infilzando il senatore fratellesco: «Gelmetti prende lucciole per lanterne e non sa che la matematica non è una opinione. Calcolare quanto incidono i rialzi delle accise sulla spesa delle famiglie non ha niente a che vedere con le fantomatiche e assurde ricostruzioni di Gelmetti, il quale non ha nemmeno capito che quelle del Codacons non erano affatto previsioni, ma semplici calcoli matematici sull’incidenza del rialzo delle accise sul prezzo di benzina e gasolio e sulla relativa spesa degli automobilisti per i rifornimenti. Proprio per questo, il Codacons è pronto a dare ripetizioni gratuite di matematica al senatore Gelmetti, cosi da evitargli in futuro brutte figure come quella fatta oggi».
Sul vizio della politica italiana delle promesse non mantenute, a voti peraltro incassati, interviene anche “Patto per il Nord” che punta dritto sul ministro ai Trasporti Matteo Salvini: «secondo le stime della Commissione Ue, l’Italia ha la tassazione più alta d’Europa sul diesel ed è sesta sulla tassazione della benzina verde. Sommando l’Iva ai 67,2 centesimi di accise, per ogni litro di carburante l’automobilista e il camionista ne pagano uno abbondante di tasse. E’ il regalo del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a chi si sta spostando nel primo fine settimana di luglio, cosa che aggrava la competitività della destinazione Italia per gli arrivi turistici dall’estero, oltre a generare una spinta ulteriore alla corsa dell’inflazione, che ha già superato il 3%, soprattutto sul “carrello della spesa”».
Secondo il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimodi, «Luigi Di Maio, che era vicepremier insieme a Salvini nel Governo Conte I, ha avuto recentemente il coraggio e la dignità di ammettere che all’epoca facevano a gara a chi la sparava più grossa e si è pentito di aver detto “abbiamo abolito la povertà”. Salvini, invece, è impenitente e ad ogni elezione promette di “abolire” la qualunque, dalla riforma delle pensioni “Fornero” alle accise sulla sui carburanti, in buona compagnia di Giorgia Meloni, salvo poi mantenerle e pure aumentarle, come hanno fatto con il gasolio».
Difficile dargli torto, e alla tornata elettorale delle “Politiche” della prossima primavera, al politicante che promette nuovamente il taglio delle accise, specie se della maggioranza uscente, gli elettori sono legittimati a rispondergli con una sonora pernacchia.
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