Prezzi dei carburanti: mentre in Italia ci si balocca, in Slovenia si agisce

A fronte di un prezzo alla pompa attorno ai 1,9 euro al litro per la benzina e di 2,1 euro litro per il gasolio, il prezzo amministrato sulla rete extra autostrade in Slovenia taglia a Benzina normale a 1,603 euro al litro, diesel a 1,647 euro. E senza aiutini europei.

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Anche per i prezzi dei carburanti, il mercato europeo è una giungla, come testimonia il confronto tra l’Italia e la confinante Slovenia.

In Italia il governo Meloni è ripetutamente intervenuto con tagli alle accise, inizialmente di 20 centesimi al litro per benzina e gasolio, poi ridotte a 5 cent/litro per la benzina, con ora lo scenario di azzerare il taglio delle accise per optare su un aiuto settoriale riservato probabilmente solo ai titolari delle “Carte dedicate a te”, finendo con il penalizzare chi lavora sulla strada. E senza il taglio delle accise, per altro cavallo elettorale vincente delle Politiche 2022 interpretato personalmente dalla stessa Giorgia Meloni, il prezzo dei carburanti in Italia, specie per il gasolio, tornerà ad essere tra i più cari d’Europa.

Anche la richiesta di autorizzare fuori le politiche di bilancio una proroga al taglio delle accise inviata alla Commissione europea dal governo italiano pare destinato ad avere poco successo, visto che dalle prime bozze in circolazione la Bruxelles pare esserci una chiusura totale alle agevolazioni che riguardino ogni fonte energetica di origine fossile.

Diametralmente opposta la situazione con la confinante Slovenia, dove il governo di Lubiana applica un regime dei prezzi del carburante misto: libero sulla rete autostradale e sulle superstrade, regolamentato sulla rimanente rete stradale. Il risultato è che con il taglio in vigore da oggi il prezzo regolamentato della benzina normale in Slovenia è sceso di 11,1 centesimi, attestandosi a 1,603 euro al litro, mentre quello del diesel è calato di 10,6 centesimi, arrivando a 1,647 euro. Di fatto una differenza media di 30 centesimi al litro con l’Italia che all’avvio della stagione estiva costituiscono una leva tutt’altro che trascurabile per decidere su quale spiaggia piantare sdraio e ombrellone, specie per un turista estero dinanzi al dilemma se scegliere le spiagge del Belpaese o del concorrente balcanico.

Mentre in Italia la capacità di manovra del governo sui carburanti è praticamente inesistente, in Slovenia s’interviene direttamente sulla formazione dei prezzi su parte del mercato, specie quello che interessa i residenti affacciati sulla normale viabilità. Il meccanismo sloveno applica i prezzi regolamentati solo fuori da autostrade e superstrade, mentre lungo le arterie principali i rivenditori continuano a fissare liberamente i listini. È una distinzione decisiva: tutela gli automobilisti nei distributori ordinari, ma lascia spazio al mercato nelle aree dove la domanda è più rigida e spesso legata al traffico internazionale.

Per un pieno da 50 litri, il calo si traduce in un risparmio di circa 5,55 euro sulla benzina e 5,30 euro sul diesel rispetto ai livelli precedenti. Un taglio che in un contesto di inflazione energetica e costi logistici elevati rappresenta un segnale concreto. Il carburante resta una voce centrale nei bilanci familiari e aziendali, soprattutto per pendolari, trasportatori e piccole imprese.

La gestione dei prezzi dei carburanti alla slovena ha fatto sì che, secondo le rilevazioni Eurostat di marzo 2026, nel paese i prezzi risultassero in calo su base annua del 5,9% a fronte di una crescita media nei paesi Ue del 12,9% nel medesimo periodo.

Forse anche l’Italia avrebbe da imparare dalla confinante Slovenia, paese che pure appartiene all’Unione europea e farebbe bene a prendere concretamente esempio da quanto fatto da Lubiana, applicando un regime differenziato tra la rete autostradale e delle superstrade con carburanti in vendita a prezzo libero e la restante rete con carburanti a prezzo amministrato. Così come in Slovenia, pure in Italia i cittadini e le imprese avrebbero vantaggi, con effetti pure sul raffreddamento dell’inflazione che in Italia ha dato concreti segnali di rialzo.

Il prezzo dei carburanti è un indicatore economico e sociale. Ogni variazione incide sulla percezione del costo della vita e sulla competitività dei territori. Per la Slovenia, mantenere i prezzi regolamentati fuori dalla rete autostradale significa difendere il potere d’acquisto interno, limitando al tempo stesso distorsioni e pressioni sul sistema distributivo. Una politica di equilibrio, in cui il costo del pieno diventa anche una misura della tenuta economica del Paese.

Il governo Meloni smetta di cincischiare in attesa di risposte da Bruxelles che non arriveranno nel senso desiderato e agisca sull’esempio della Slovenia. Le indicazioni sono chiare e basta seguirle, con buona pace di coloro che dalla Commissione Ue vorrebbero solo una realtà a batteria consegnata armi e bagagli ai monopoli cinesi.

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