Il governo italiano è passato all’incasso della penultima rata del Pnrr da 12,8 miliardi a seguito dell’approvazione da parte della Commissione europea dei 50 obiettivi inseriti nel piano, con l’ovvia soddisfazione da parte del governo Meloni, salvo che non è tutto oro quel che luccica, visto che secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio – organo indipendente del Parlamento italiano – dai monitoraggi del Regis emergono come a rischio incaglio a due mesi dalla fine del Pnrr ben 1.400 progetti per un controvalore di 17 miliardi di euro che rischiano di evaporare. Senza contare quegli oltre 30.000 interventi per un totale di 12 miliardi di fondi Pnrr dei quali non esistono dati concreti sulla loro attuazione.
Per l’erogazione della nona rata del Pnrr la Commissione ha constatato che l’Italia ha completato in modo soddisfacente tutti i 16 traguardi e 34 obiettivi stabiliti nella decisione di esecuzione del Consiglio. La Commissione ha ora trasmesso la sua valutazione preliminare del conseguimento, da parte dell’Italia, dei traguardi e degli obiettivi richiesti per tale pagamento al Comitato economico e finanziario del Consiglio, che dispone di quattro settimane per formulare il suo parere. Il pagamento all’Italia può avvenire a seguito del parere del Cef e dell’adozione di una decisione di pagamento da parte della Commissione.
«Con questa tranche – ha ricordato il vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Coesione, Raffaele Fitto – i fondi complessivamente erogati all’Italia raggiungono circa 166 miliardi di euro, pari all’85% delle risorse totali previste dal Piano».
Per il premier, Giorgia Meloni, «l’Italia consolida il primato europeo nell’attuazione del Pnrr per risorse ricevute e risultati raggiunti: 416 traguardi e obiettivi, tra riforme e investimenti strategici per la crescita, con ricadute concrete su famiglie e imprese. Il modello italiano del Pnrr ha segnato il passaggio da una logica di spesa a una cultura delle riforme e degli investimenti strutturali».
«I numeri ufficiali del Piano dell’Italia – afferma il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti – sono eloquenti: 416 obiettivi raggiunti, 166 miliardi di euro assicurati all’Italia, 655.677 progetti finanziati, oltre 541.000 interventi conclusi e circa 100.000 in fase di esecuzione o completamento. Con l’approvazione della penultima rata è stato raggiunto il 73% degli obiettivi previsti dal Piano, un dato che va ben oltre la media europea».
Il Pnrr italiano, a due mesi dalla scadenza, si porta appresso qualche problema affatto trascurabile, come ha evidenziato l’Ufficio parlamentare di bilancio analizzando i dati del Regis, in quanto sono attivi 653.778 progetti, con una crescita del 46,2% rispetto all’analisi del settembre 2025. Accelerazione netta anche nei finanziamenti collegati ai singoli progetti, saliti a 171,3 miliardi contro i 157,8 miliardi di settembre. Secondo il Regis i dati più recenti registrano 558.517 progetti entrati nella fase conclusiva, pari al’85,4% del totale. E l’accelerazione degli ultimi sei mesi ha portato ad una spesa di 79,3 miliardi, il 46,9% dei fondi espressamente assegnati a singoli interventi. Altri 75 miliardi di spesa (il 43,8% del totale) sono collegati a 64.910 progetti (il 10% del totale) in fase esecutiva. Altri circa 1.400 iniziative, pari al 4,6% del totale, sono considerate dall’Upb «in fasi critiche», con 17 miliardi di fondi Rrf in gioco che rischiano di saltare se non completati entro la data di scadenza.
12.000 progetti, pari all’1,9% del totale, che hanno ricevuto in dote 5,4 miliardi di finanziamento dei quali, secondo l’Upb, non si conosce esattamente la sorte. A questi se ne aggiungono altri 17.500 interventi, per un finanziamento da Pnrr da 10,9 miliardi, di cui non è nota la data di nascita ma solo la tappa presumibilmente raggiunta, mentre altre circa 650 misure con 700 milioni di fondi assegnati stanno iniziano ad essere operative solo ora.
Meloni evoca un “modello italiano per le politiche di sviluppo post 2026», ma se questo è basato su un insieme indistinto e scoordinato di misure le difficoltà operative sono di non poco conto e i risultati sono scarsi, come testimonia il quasi inesistente effetto sulla crescita economica dell’investimento di 194,4 miliardi del Pnrr, dei quali 123 miliardi a debito da restituire.
Ma intanto la politica si crogiola sul fatto che ora rimane da centrare l’ultima rata, di dimensioni maxi da ben 28,4 miliardi, del Pnrr collegata a 159 obiettivi da centrare entro il 30 giugno 2026. Praticamente dopodomani.
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