Pmi europee ed economia: la burocrazia Ue è un nemico peggiore dei dazi Usa

Secondo le Pmi europee le regole e le barriere interne pesano sui prodotti manifatturieri per il 44% e compromettono la crescita compressiva dell’Ue rispetto ai concorrenti internazionali.

0
96
Pmi europee

Le previsioni economiche di crescita dell’Eurostat per la primavera 2026 preoccupano le Pmi europee: la crescita economica rallenta di nuovo: 1,1% nell’UE, 0,9% nell’area euro, i grandi Stati membri come Francia (0,8%), Germania (0,6%) e Italia (0,5%, con quest’ultima appena rivista al rialzo allo 0,8%) crescono al di sotto della media e, al netto dell’inflazione, sono praticamente in recessione. Per molti Stati membri europei, questa è la continuazione di quanto accade almeno dal 2023, dopo la ripresa dal COVID-19 del 2020-2021 e in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.

Solo Spagna (2,4%) e Polonia (3,5%) registrano una crescita da buona a robusta, in grado di compensare l’inflazione, sebbene con un ritmo di crescita più lento nel 2026 rispetto agli anni precedenti. Il tasso di crescita globale senza l’UE è previsto al 3,1% per il 2026, nonostante il resto del mondo stia subendo le stesse crisi e impatti simili a quelli dell’Europa, con la guerra tra Stati Uniti e Iran, l’invasione russa dell’Ucraina o le tensioni in Medio Oriente.

Questo significa che la lenta crescita dell’Unione europea è autosufficiente e non dipende principalmente da fattori esterni. E nonostante molti ritengano che il declino industriale che il continente sta affrontando sia dovuto agli errori della leadership nei settori chiave, «siamo certi che ciò non riguardi le PMI europee, i 25 milioni di PMI e aziende a media capitalizzazione – afferma l’European Entrepreneurs nel corso del Business Forum Europe 2026 appena concluso a Bruxelles -, i cui proprietari gestiscono le proprie imprese personalmente, con creatività, passione e assumendosi rischi personali, raggiungendo elevati livelli di resilienza, un solido valore aggiunto derivante dall’innovazione incrementale, promuovendo la transizione verde e operando responsabilmente per premiare, attrarre e trattenere i talenti nei propri team».

In un panorama globale instabile, la produzione manifatturiera di base è fondamentale per la crescita, la transizione verde e la sicurezza dell’Europa. Catene di approvvigionamento frammentate e delocalizzazione minano la resilienza e aumentano la dipendenza strategica. Il rafforzamento delle PMI e delle imprese di medie dimensioni europee è quindi una priorità politica per garantire una crescita sostenibile e l’autonomia strategica dell’Unione.

«Il fatto è che l’Europa non cresce come dovrebbe, perdendo progressivamente la capacità di mantenere elevati livelli di benessere, ambizioni climatiche, istruzione, qualità delle infrastrutture, capacità di difesa e investimenti lungimiranti – continua l’European Entrepreneurs -. E il modo migliore per crescere è consentire alle PMI europee di crescere, il che significa creare le giuste condizioni quadro per facilitare la crescita di successo delle micro, piccole, medie imprese europee, al fine di promuovere il cuore pulsante della nostra industria. Non si tratta di mera sopravvivenza, né di maggiore protezione per rimanere piccoli, né di sussidi per le aziende già più grandi, ma di aprire le porte alle PMI e alle imprese di medie dimensioni a nuove e più economiche energie, nuove opportunità, nuove conoscenze e tecnologie, nuovi mercati e nuove ambizioni: far crescere di nuovo l’Europa!» Una maggiore crescita che passa, secondo European Entrepreneurs CEA-PME, attraverso quattro “motori”: innovazione, tecnologia, investimenti e produttività.

Oltre alla ricerca fondamentale e al sostegno alle start-up, dobbiamo riconoscere e valorizzare fortemente l’innovazione incrementale all’interno, con e da parte delle PMI e delle imprese di medie dimensioni, e portare l’innovazione nelle fabbriche: ciò implica una migliore formazione professionale e un maggiore sostegno all’innovazione interna nelle aziende.

Introdurre una vera preferenza europea negli appalti pubblici e nei sussidi, con un sistema di premi per il “Made in / Made with Europe” che rispecchi quanto già praticato dai principali partner commerciali dell’Europa, ma senza requisiti minimi vincolanti o documentazione e processi burocratici.

Consentire e incentivare tutte le tecnologie chiave, resistendo alla tentazione di limitazioni iniziali, diffidenza e regolamentazioni eccessive quando si tratta di promuovere la produzione e l’utilizzo. Se si vuole crescere, non possiamo prevedere, regolamentare ed evitare ogni rischio in ogni tecnologia. Solo un’UE più audace potrà crescere di più. Oltre a maggiore neutralità tecnologica nella produzione di energia: favorire la produzione e l’estrazione interna di risorse energetiche, tra cui l’idrogeno di tutti i colori, il nucleare, un maggiore utilizzo del calore di scarto e una maggiore produzione di energia geotermica ed eolica tra le fonti rinnovabili.

Astenersi dal definire obiettivi a livello politico, soprattutto nel settore energetico: ogni obiettivo definito politicamente per i risultati attesi in un determinato periodo e per determinate quantità crea distorsioni di mercato, stimola la spesa pubblica e aumenta i costi per consumatori, imprese e Stato.

Promuovere la digitalizzazione nella pubblica amministrazione e attraverso l’adozione di servizi europei affidabili. In primo luogo, liberare le risorse delle imprese riducendo la burocrazia di dieci volte rispetto ad oggi, per produrre non solo una riduzione di 5 miliardi di euro all’anno dei costi di conformità (come promesso oggi dall’UE con i 10 regolamenti omnibus), ma almeno 50 miliardi all’anno. Chiediamo il principio della “regola più favorevole per l’impresa”, sfruttando al contempo gli standard già applicati. Tutta la nuova legislazione UE deve essere neutrale in termini di costi, ad esempio consentendo risparmi o maggiori ricavi per le imprese. Basta con le leggi che comportano costi aggiuntivi. Le valutazioni d’impatto su tutta la legislazione UE, sia vecchia che nuova, devono dimostrare che essa è realmente necessaria e che può contribuire ad aumentare la crescita. Inoltre, a livello degli Stati membri, deve essere introdotto un test obbligatorio per le PMI e le PMI multinazionali in fase di recepimento della legislazione europea, applicando la regola “uno dentro, due fuori” e riducendo a zero le speculazioni eccessive.

In secondo luogo, ridurre i costi energetici: nel senso di minori imposte sull’energia, che a livello UE significa minori imposte sul carbonio: l’attuale sistema di aste ETS 1 non è vantaggioso per entrambe le parti, ovvero per le imprese che investono nella riduzione delle emissioni di CO2 e per quelle che non lo fanno ancora. Si tratta di un sistema di tassazione puramente sul carbonio e, con l’ETS 2, rischia di avere un impatto pesante sulle nostre imprese.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTvLinkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata