Nord produttivo fa squadra: decolla la cabina economica con Confindustria

Cinque regioni insieme per combattere la crisi della manifattura: «governo e Commissione Ue ci ascoltino». La benedizione politica di “Patto per il Nord”.

0
98
nord produttivo

La crisi della manifattura morde, e il Nord produttivo prova a fare squadra e a parlare con una voce sola. Se le filiere perdono competitività sotto la spinta del caro energia, delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e della crisi pesante del principale mercato di sbocco della manifattura italiana che è quello della Germania ed in particolare la filiera dell’automotive terremotata dalle decisioni scellerate della Commissione europea oltre che per la travolgente concorrenza cinese, il danno «sarà per tutto il Paese».

Così, cinque Regioni – Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna (spicca la mancata partecipazione delle due Autonomie speciali di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, dove la crisi della manifattura c’è, eccome) – si sono riunite in vertice a Torino nel primo incontro di una cabina economica allargata anche alle rispettive territoriali di Confindustria.

Un “Patto del Nord” economico e politico tra regioni a guida del centro destra e del centro sinistra che va aldilà dei colori politici per suonare la sveglia alla Commissione europea, in primis sulla partita che riguarda la revisione degli aiuti di Stato, e stimolare anche il governo nazionale. L’obiettivo è costruire proposte comuni sul credito, sull’innovazione, sul rafforzamento delle filiere e sull’attrazione degli investimenti in aree che rappresentano il cuore dell’impresa italiana ma che stanno pagando le conseguenze delle grandi trasformazioni industriali, come nel settore automotive o della siderurgia.

Alla base del ragionamento c’è la convinzione che il Nord manifatturiero abbia esigenze condivise: le cinque regioni valgono da sole il 51% del Pil italiano e concentrano il 64% dell’export nazionale, con le loro territoriali di Confindustria che insieme rappresentano più di 35.000 aziende.

«Vogliamo costruire, tutti insieme, delle proposte funzionali, per fare in modo che dal governo e dalla Commissione europea arrivino decisioni efficaci per i nostri territori» commenta l’assessore lombardo Guido Guidesi, auspicando che questo gioco di squadra diventi strutturale e resti a disposizione «anche dei nostri successori» e pure dei territori al momento che non vi partecipano.

Competitività, investimenti, accesso al credito, semplificazione e rafforzamento delle filiere «sono questioni che richiedono strumenti efficaci e una capacità sempre maggiore di trasformare le esigenze delle imprese in proposte operative» osserva l’assessore piemontese alle Attività produttive, Andrea Tronzano, convinto che il valore di questo percorso si misurerà «sulla concretezza delle soluzioni che saremo in grado di costruire insieme».

Per l’assessore ligure allo Sviluppo economico Alessio Piana, con la conclusione del Pnrr e con i negoziati in corso sulla programmazione dei fondi di coesione 2028-2034, è necessaria «una visione condivisa e proposte concrete da portare» a Roma e a Bruxelles, strutturando nuovi strumenti per le imprese e idee di semplificazioni (sul tavolo anche l’estensione al Nord della Zes).

Si concentra su questo anche l’assessore veneto allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, sottolineando che l’esperienza della “Zona Logistica Semplificata” della Regione «può diventare un modello da mettere a sistema per tutto il Nord». Il tavolo di Torino, aggiunge, dovrà guardare anche «alle filiere del futuro» come l’aerospazio, la microelettronica e la blue economy.

Una cabina così trasversale «è un fatto inedito ma importante», secondo Vincenzo Colla, vicepresidente dell’Emilia Romagna con delega allo Sviluppo economico: «dobbiamo iniziare a pensare che parliamo di un Nord totalmente interconnesso. Le nostre filiere hanno bisogno di quelle del Veneto e della Lombardia o del Porto di Genova, e viceversa». Serve mandare anche un segnale all’Ue: «se non sterza sull’innovazione e sui costi energetici – sottolinea Colla – e se le nostre Regioni perdono competitività, l’impatto sarà su tutto il Paese».

Uno scenario benedetto anche dalla politica più attenta alle esigenze del Nord manifatturiero. «E’ davvero un bene che le regioni del Nord e le Confindustria territoriali abbiano deciso di fare squadra e di avviare una cabina di regia economica a tutela delle nostre filiere, del nostro tessuto produttivo e sociale -afferma il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi -. In mancanza del federalismo legislativo, tema che non è stato neppure approcciato da Governo e Parlamento, si può almeno provare a dar vita ad un federalismo d’azione dove il Nord, con le sue esigenze specifiche, parla con una sola voce, la propria, sia in Europa sia in Italia, senza più il bisogno dell’intermediazione di Roma».

Che la situazione per il sistema manifatturiero del Nord Italia sia estremamente delicata lo dimostra anche le conseguenze che stanno ricadendo sulle varie aziende del settore automotive fortemente integrate nella filiera dei principali costruttori europei, a partire dal gruppo Volkswagen o della componentistica come Bosch o ZF. Il solo piano di revisione produttiva presentato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, che prevede il taglio di 110.000 posti di lavoro in gran parte in Europa, la riduzione da 12 a 9 milioni di auto prodotte all’anno e la chiusura di 5 impianti nella sola Germania, mette a rischio export delle aziende della componentistica italiana per svariati miliardi di euro, 1,5 miliardi dalle sole aziende situate nel triangolo industriale veneto situato tra Treviso, Padova e Vicenza. In Veneto sono 11.000 le aziende legate alla componentistica automotive, da quella artigianale a quella grande industriale, e di queste, secondo una previsione di Federmeccanica regionale, tra il 20 e il 30% potrebbe attraversare una fase molto complessa mentre una su quattro rischia la chiusura.

La manifattura italiana non risente solo della crisi europea di interi settori manifatturieri a seguito di decisioni farlocche della Commissione europea che hanno avuto come duplice effetto la chiusura di fabbriche di auto, cemento, chimica e raffinazione petrolifera, ma anche dell’apertura contemporanea e in modo indiscriminato del mercato europeo alla penetrazione travolgente del prodotto cinese, spesso di qualità superiore a quello europeo, per di più proposto a condizioni economiche estremamente competitive grazie alle agevolazioni governative da parte del governo cinese, che ben si guarda dall’applicare tutte le regole, orpelli ,vincoli ecologici e concorrenziali che si sono inventati dalle parti di Bruxelles, facendo sorgere il sospetto che proprio la Commissione Ue sia una sorta di socio occulto del governo cinese che trama sotto banco proprio per agevolare l’avanzata travolgente del “Made in Cina” a tutto danno del “Made in Ue”.

Ma cambiare si può e si deve e se i vari governi sono lenti a reagire, ci pensano le regioni e le organizzazioni manifatturiere sulla cui carne viva economica e sociale gli effetti della crisi sono immediatamente avvertibili.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTvLinkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata