Naspi, le contraddizioni tra aziende che pagano ma che non trovano lavoratori

La denuncia di Confartigianato Imprese Treviso: «è più conveniente incassare l’assegno di disoccupazione e lavorare in nero».

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Dopo gli scandali legati al reddito di cittadinanza e agli abusi derivanti dai mancati controlli sui percettori, un’altra situazione incresciosa potrebbe coinvolgere la Naspi, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, in vigore dal 2015, sta diventando come il reddito di cittadinanza, solo che questa volta a pagare sono solo le imprese, con un doppio danno derivante dal versamento dei contributi per coprire l’indennizzo e dall’impossibilità di trovare lavoratori, nonostante i soggetti in Naspi siano mediamente in numero maggiore dei posti vacanti da coprire.

La denuncia arriva dal presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Armando Sartori, a seguito di un’analisi condotta sul mondo del lavoro provinciale. «I dipendenti in forza nel mondo artigiano nella Marca – spiega Sartori – sono circa 35.000 e per ciascuno di loro i datori di lavoro versano in media 370 euro all’anno (1,61% sulla RAL annua in uso), per un totale di 16 milioni».

A questo costo “fisso” si deve aggiungere il “Ticket Naspi”, ossia la contribuzione specifica aggiuntiva che si versa ogni volta che si licenzia un dipendente, che può arrivare fino a 2.000 euro per ogni tipo di risoluzione, anche per motivi disciplinari. Le imprese che invece assumono con contratti a termine o con la somministrazione versano all’INPS, oltre ai 370 euro medi annui, anche una contribuzione aggiuntiva, una sorta di penale per la flessibilità di tali contratti, pari a +1,40% ossia altri 330 euro, per complessivi 700 euro, sempre per finanziare la Naspi.

«I 16 milioni di euro annui – continua Sartori – equivalgono a un gettito pari all’addizionale regionale versata ricavata dalla medesima platea di lavoratori. Vorremmo che quei soldi fossero davvero utili a motivare i disoccupati a rientrare al lavoro in tempi molto stretti, venissero loro riconosciute delle premialità in base alla celerità con la quale trovano un nuovo impiego».

Oggi il sistema di “decalage”, che penalizza riducendo ogni mese del 3% il bonifico mensile dell’INPS al disoccupato, scatta dal sesto mese (9° mese se “over 55”) fino al massimo dei 24 mesi di percezione. In base alle retribuzioni medie in uso nel settore artigiano l’assegno di disoccupazione ha un valore netto medio di circa 1.000 euro nei primi sei mesi, quelli in cui l’importo è più alto.

Nella Marca i percettori di Naspi sono circa 23.500 (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di questi 2.350, il 10%, riguardano i licenziati o i dipendenti a cui è scaduto un contratto a termine nel comparto artigiano.

La stessa percentuale si registra livello Veneto, dove gli assegni Naspi interessano oltre 163.000 disoccupati (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di cui circa 16.000 quelli fuoriusciti dal mercato del lavoro dell’artigianato. Numeri che crescono verticalmente se si proiettano i dati a livello nazionale.

Il tempo che intercorre tra la percezione della Naspi e il ricollocamento effettivo viene stimato in circa 12 mesi nell’arco massimo di 24 previsti dalla norma.

«Un vero paradosso – rimarca Sartori – visto che nell’artigianato Trevigiano sono difficili da reperire oltre 10.000 posizioni. Il 61,2% di queste riguarda operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, a distanza seguono gli impiegati e le professioni specialistiche e i tecnici (22,9%), mentre ai due estremi ci sono le professioni non qualificate 10,9% e le professioni specialistiche (5,1%). La Naspi non è nata per essere un comodo parcheggio tra un rapporto di lavoro e il successivo che spegne la voglia di rimettersi in gioco con celerità».

Altro aspetto problematico, analizzato da Confartigianato riguarda i disoccupati in Naspi che chiedono di aprire un’attività d’impresa (Naspi “anticipata”), ricevendo in “dote” da subito tutti i contributi di disoccupazione che possono superare anche i 16.000 euro. In provincia di Treviso si stima che 8 percettori su 100 ne facciano richiesta.

«All’apparenza sembra un fatto positivo, se non nascondesse delle insidie – evidenzia Sartori -. Ci sono partite Iva che aprono dopo aver incassato il contributo e fingono di rimanere attive per almeno due anni come prevede la norma, per non dover restituire quanto incassato. Ci sono anche casi oltremodo patologici di soggetti percettori Naspi o che la riscattano fingendo di essere nuove partite IVA che abusano, lavorando in nero o in appalti di mera manodopera, ovviamente vietati per legge, alimentando il precariato e la concorrenza sleale a discapito di datori di lavoro corretti che assumono i dipendenti o che stipulano genuini contratti di appalto d’opera. Dove si lavora fuori regola è evidente che si trascurano sicurezza e salute. Gli uffici del sistema Confartigianato Imprese Marca Trevigiana si rifiutano di avviare pratiche per l’apertura di partite IVA in riscatto Naspi quando rilevano situazioni non trasparenti».

Secondo Confartigianato, dopo dieci anni di Naspi, serve un ripensamento. I percettori non sono sufficientemente spronati a rientrare al lavoro. Non sono divulgati dati e studi su quante siano le cosiddette “condizionalità” attivate dai Centri per l’Impiego, sulle offerte di congrui corsi e/o posti di lavori offerti e rifiutati, sulle conseguenti decurtazioni prima e sospensioni poi dei bonifici mensili da parte dell’INPS.

«È più conveniente mantenere il bonifico e lavorare in nero – commenta Sartoriregistrando rifiuti a periodi di prova regolari per non vedersi sospesa la Naspi. In un momento storico dove sono i candidati ai posti di lavoro a dettare l’agenda dei colloqui alle imprese uno strumento così sbilanciato per durata, intensità della cifra mensile erogata, apparente mancanza di controlli sulle condizionalità legate al dover partecipare ad azioni di politica attiva non si può più sostenere se si vuole che il nostro territorio resti ricco e competitivo. Il Governo nella legge di bilancio 2025 per mettere un frenoai furbetti della Naspi” ha previsto l’obbligo di iscrizione al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) per tutti i beneficiari e l’introduzione del requisito minimo di 13 settimane di contributi per chi si rioccupa dopo essersi dimesso volontariamente. Ma non basta ancora».

Da qui una serie di proposte di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana come il dimezzamento della durata massima, un tempo ritenuto congruo per trovare una nuova collocazione date le richieste delle aziende, l’introduzione di un bonus al dipendente se si ricolloca nei primi tre mesi di disoccupazione, oltre ad attività di accertamento continuative per smascherare le finte partite IVA pagate con il riscatto della Naspi legate a nuovi indicatori di effettivo esercizio dell’attività d’impresa o coloro che, in vari modi molto ingegnosi e forse poco controllati, approfittano della misura.

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