Comunque la sia guardi, l’Unione europea mostra una complessiva debolezza e incapacità operativa, essendo debole sul fronte della difesa, delle forniture energetiche e da ultimo anche su quello delle materie prime critiche, elementi sempre più fondamentali per affrontare la transizione energetiche e le nuove tecnologie.
La transizione verso l’elettrificazione del sistema energetico prevederà un aumento considerevole della domanda delle materie prime critiche (Critical Raw Materials, CRMs) necessarie per realizzare molte delle tecnologie impiegate per la generazione, trasporto, conversione e consumo finale di energia elettrica. L’incremento di domanda darà vita a nuove problematiche in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, poiché sia le loro riserve naturali quanto le rispettive capacità di estrazione e processamento sono concentrate in pochi Paesi e quasi per nulla presenti nel Bacino Mediterraneo.
Lo conferma lo studio “Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies”, realizzato da Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, con la collaborazione della Fondazione Matching Energies.
La dipendenza dei Paesi mediterranei dalle importazioni di materie prime critiche non solo rischia di introdurre nuovi gioghi di dipendenza energetica, ma ne peggiorerà ulteriormente la bilancia commerciale. Infatti, già nel 2023, l’import/export di CRMs da/verso paesi extra-mediterranei aveva prodotto un deficit economico di oltre 28 miliardi di dollari (e addirittura di 37 miliardi di dollari nel 2022). Il previsto aumento di domanda di materie prime critiche entro il 2030–2035 aggraverà inevitabilmente la situazione, rendendo le catene di approvvigionamento ancora più vulnerabili e sensibili a modifiche e/o interruzioni delle forniture.
Dallo studio emerge che il mercato dei CRMs è dominato dalla Cina: essa è il primo produttore di gran parte di essi, spesso con quote di mercato quasi monopolistiche come nei casi di terre rare (71%), tungsteno (76%), grafite (67%), magnesio (64%) e vanadio (68%). La Repubblica Democratica del Congo controlla il 70% della produzione mondiale di cobalto, mentre il Brasile il 93% di quella di niobio. Nel bacino del Mediterraneo, la Turchia è il primo produttore globale di feldspati con una quota del 40% mentre, sebbene il Marocco possieda le più grandi riserve di fosfati (68% del totale mondiale), il suo primo produttore resta comunque la Cina con circa il 44%.
La produzione globale delle materie prime critiche impiegate in alcune tecnologie per la transizione nel 2030 dovrebbe essere sufficiente a coprire la corrispondente domanda calcolata per il bacino Mediterraneo. Ciononostante, i paesi mediterranei saranno comunque esposti a seri rischi legati ad una interruzione delle forniture e alla conseguente volatilità dei prezzi delle stesse.
Nel 2024, la Commissione europea ha pubblicato il “Critical Raw Materials Act”, in cui norma che invita gli Stati membri a coprire la domanda di CRMs dell’UE estraendone, processandone e riciclandone localmente rispettivamente il 10%, 40% e 25%.
Per coprire la domanda della maggior parte dei CRMs, l’Unione europea è totalmente dipendente dalle importazioni da partner commerciali extra-UE. Questo è il caso di materie come antimonio, boro, litio, magnesio, niobio, fosfati, titanio e terre rare. Nel “Critical Raw Materials Act”, la Commissione invita i paesi membri ad assicurare che non più del 65% dell’importazione di uno specifico materiale provenga da un singolo fornitore al fine di diversificare il rischio approvvigionamento.
La diffusione delle energie rinnovabili e delle tecnologie green ha determinato una crescita senza precedenti della domanda di materie prime critiche. Minerali come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono essenziali per veicoli elettrici, batterie, reti elettriche e tecnologie strategiche coinvolte nella transizione energetica. L’International Energy Agency e l’Unctad sottolineano che la domanda di minerali per la transizione energetica dovrebbe quasi triplicare entro il 2030 e più che quadruplicare entro il 2040, con una crescita particolarmente rapida prevista nel periodo 2025-2035.
In particolare, nel 2024 la domanda di litio (il cui utilizzo è essenziale per i veicoli elettrici, anche se si è a buon punto per la produzione di batterie con nuove chimiche) è cresciuta di circa il 30%, mentre nichel, cobalto, grafite e terre rare hanno registrato incrementi tra il 6% e l’8%. Tra il 2020 e il 2024, circa il 90% della crescita dell’offerta di materiali critici raffinati è provenuta dal principale fornitore: l’Indonesia per il nichel e la Cina per il cobalto, la grafite e le terre rare. Questa concentrazione accresce il rischio di shock di approvvigionamento, con potenziali effetti su prezzi, competitività industriale e sicurezza energetica.
Non solo: c’è anche il problema degli approvvigionamenti di uranio necessario per alimentare i reattori nucleari attualmente in servizio, perché il 92% produzione globale uranio minerale è controllata da soli 7 Paesi tramite le rispettive compagnie estrattive, mentre la produzione di uranio 235 fissile arricchito al 3% da utilizzare nei reattori è concentrata nella sola Russia che detiene il 40% della capacità industriale, cosa che ha reso necessaria una speciale clausola di esclusione dalle sanzioni commerciali verso la Russia proprio per assicurare le forniture del carburante nucleare.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”
Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!
YouTube
Telegram
© Riproduzione Riservata

