Fino a 3.000 euro all’ora di rimborso per le consulenze prestate dai medici in servizio alla sanità pubblica trentina svolte presso le cliniche private: una possibilità riconosciuta dalla sanità pubblica che ha sottoscritto 50 convenzioni che consentono a proprio personale dipendente di prestare i propri servigi in cambio di un pagamento su cui l’Apss – ora Asuit – incamera una percentuale di circa il 15-20%.
La situazione ha suscitato perplessità in capo ai consiglieri del Partito Democratico del Trentino Francesca Parolari e Paolo Zanella che hanno presentato una dettagliata interrogazione per avere chiarimenti su una situazione che ha tutti gli estremi per essere scandalosa, specie in un momento in cui la sanità trentina è al centro di una bufera politica e sindacale per i continui disservizi resi ai cittadini che per una programmazione dei carichi di lavoro e delle assunzioni a seguito di dimissioni e pensionamenti tutt’altro che efficiente, oltre ai continui blocchi del servizio di prenotazione delle visite specialistiche per non dire poi dei sempre più frequenti fermo macchine – e blocco con riprogrammazione degli accertamenti – necessitanti di continue manutenzioni straordinarie perché vecchie per le visite specialistiche.
Nata come opportunità per il cittadino di scegliere il professionista di fiducia, con l’obiettivo di abbattere le liste d’attesa e migliorare l’efficienza organizzativa, nel tempo e soprattutto in questi ultimi tempi anche in Trentino la prestazione resa in libera professione intramuraria è diventata lo strumento, per chi può permetterselo, per avere accesso alle cure sopperendo così alle carenze nell’organizzazione dell’attività istituzionale.
Le regioni italiane hanno disciplinato l’attività intramuraria in modo non uniforme. Se in alcune realtà locali l’attività di libera professione intramoenia pare più regimentata e quindi di fatto contenuta, in altre invece– e fra queste il Trentino – le regole appaiono meno stringenti, meno prescrittive e quindi in sostanza più tolleranti. Ciò soprattutto in relazione a forme di libera professione che più si discostano dalla intramoenia classica.
Fra queste, in particolare, c’è l’attività che può essere svolta a favore di terzi dall’Azienda sanitaria attraverso l’impiego di professionisti dipendenti che possono operare in libera professione intramoenia e che in Trentino prende la forma preponderante dell’attività di consulenza.
I consiglieri Francesca Parolari e Paolo Zanella, attraverso una dettagliata interrogazione che mette a raffronto le discipline dell’intramoenia di alcune regioni, puntano l’attenzione sulle circa 50 convenzioni per attività di consulenza che l’APSS (ora ASUIT) ha stipulato nel biennio 2024-2025 con una platea variegata di cliniche e ambulatori privati sparsi su tutto il territorio nazionale. Le entrate presunte relative a questa mole di attività superano i due milioni di euro.
Raffrontando la realtà trentina con le regole che altre Aziende sanitarie si sono date, i consiglieri osservano che, a differenza di altri, l’APSS (ora ASUIT), dietro la generica dicitura della “consulenza”, attraverso i propri professionisti in libera professione intramoenia eroga in tutta Italia prestazioni specialistiche e chirurgiche a pagamento. Ma se l’attività aziendale a favore di terzi deve essere, per legge e per regolamento aziendale, comunque collegata all’abbattimento delle liste di attesa e alla riduzione dei tempi di attesa, i consiglieri del PD si chiedono come si possa verificare che ciò effettivamente avvenga se non si sa nemmeno quali e quante prestazioni specialistiche sono svolte durante l’erogazione dell’attività di consulenza.
Osservano inoltre che i compensi per queste consulenze, incassati dall’Azienda che poi li riversa ai professionisti, sono di norma compensi orari onnicomprensivi che possono arrivare anche a 1.100,00 euro all’ora (maxillo-facciale) e sino a 3.000,00 euro all’ora per attività chirurgica (oculistica). Al professionista va una percentuale pari all’87,33% (rispetto al 68,36% o 72,36% stabilito per le visite specialistiche in struttura). Per di più, da regolamento, al compenso previsto per l’attività di consulenza, a differenza di quanto avviene per le visite specialistiche, non viene decurtato l’importo pari al 5% che finanzia il fondo di perequazione previsto all’art. 103 del C.C.P.L. (fondo per le discipline mediche e veterinarie che hanno una limitata possibilità di esercizio della libera professione intramuraria). Quindi, l’attività di consulenza, ben remunerata, non compartecipa a sostenere il fondo destinato a chi l’intramoenia non può farla.
L’importanza di governare bene l’intramoenia dentro il quadro normativo esistente diventa quindi, secondo gli interroganti, essenziale e dirimente soprattutto quando, come avviene ora, i tempi d’attesa nel sistema pubblico diventano eccessivi rispetto a quelli offerti in regime privato e il sistema rischia di generare cos distorsioni che minano il principio costituzionale dell’universalità delle cure.
Da qui, oltre a chiedere conferma dei dati sui volumi dell’attività di libera professione intramoenia svolta sotto forma di consulenza, Parolari e Zanella chiedono alla Giunta Fugatti come si concilia il principio che l’intramoenia va svolta principalmente “dentro le mura” della struttura sanitaria provinciale – per garantire il progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni istituzionali ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria – con le circa 50 convenzioni stipulate con enti privati sparsi in tutta Italia per erogare, per conto dell’Azienda sanitaria trentina, prestazioni sanitarie a cittadini prevalentemente non trentini.
Gli interroganti chiedono poi se non si ritenga opportuno, alla luce dell’evidente divario fra i tempi di attesa subiti dai cittadini trentini per prestazioni sanitarie nel pubblico rispetto a quelli garantiti nella libera professione, intervenire per aggiornare l’atto aziendale sulla libera professione, nella parte che riguarda l’attività di consulenza prestata da professionisti sanitari dipendenti pubblici in cliniche private, rendendola più trasparente e quindi più governabile, eliminando distorsioni. Con l’obiettivo principale e prioritario di orientare l’impegno e investire maggiori risorse nella direzione di ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie rese nell’ambito istituzionale, a tutela e a salvaguardia di ciò che per ogni trentino è più caro, la salute.
In questa intervista a Focus Trentino la consigliere del Pd, Francesca Parolari, racconta quanto ha scoperto assieme al suo collega Paolo Zanella, una situazione che rischia di gettare nuova benzina su una situazione già incandescente, dove la maggioranza di centro destra rischia di bruciarsi.
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