L’Unione europea è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche esterne, fossili o nucleari (la produzione di uranio per le centrali atomiche è concentrata in pochi produttori, Usa, Cina e Russia) e pure per le rinnovabili, visto che pannelli fotovoltaici e aerogeneratori sono quasi interamente prodotti in Cina: di fatto l’autonomia energetica Ue non esiste e, nel medio periodo, non è uno scenario realizzabile.
Di fatto, l’Unione europea è impiccata alle importazioni energetiche, prima dalla Russia e, dopo lo scoppio del conflitto con l’Ucraina, da quelle dei paesi del golfo Persico, ora bloccate dal conflitto in Iran. Nell’ambito del contesto europeo, la situazione italiana è leggermente migliore, visto che dal Medio Oriente arrivano ogni anno circa 10 milioni di tonnellate (mt) di petrolio greggio, pari al 16,5% dell’import italiano, e circa 4,7 mt di prodotti raffinati (Gpl, benzina, cherosene per aerei, gasolio e altri), pari al 26% dell’import italiano secondo gli ultimi dati Unem disponibili relativi al 2024.
Nel 2024 l’Italia ha consumato 8,6 mt di benzina, 26,1 mt di gasolio, 5 mt di cherosene e 3,2 mt di Gpl, per un totale di circa 43 mt di prodotti petroliferi raffinati. Un fabbisogno quasi totalmente coperto dalla capacità di raffinazione nazionale pari a 87,5 milioni di tonnellate all’anno: nel 2024 l’Italia ha raffinato nei propri impianti circa 80 mt di petrolio greggio, esportando circa 24 mt di prodotti raffinati. Le importazioni complessive italiane nel 2024 sono state di 57 mt di greggio e 15 mt di prodotti finiti.
La sicurezza energetica nazionale è garantita in parte anche dalle riserve obbligatorie previste dal D.lgs. 249/2012, che per il 2025 sono ammontate complessivamente a 10,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (mtep), pari a 90 giorni di importazioni nette giornaliere medie dell’Italia 2024.
Nei giorni scorsi sono emerse difficoltà di approvvigionamento per il rifornimento degli aerei di cherosene, tanto da costringere l’Enac ad emettere una nota di difficoltà per gli aeroporti di Linate Milano, Bologna, Venezia e Treviso, proprio per via delle carenze di prodotto che vede il fabbisogno italiano coperto per circa la metà dalla produzione nazionale. Nel 2024 l’Italia ha consumato circa 5 mt di cherosene, importandone 2,61 mt ed esportandone 0,5 mt. La produzione interna si attesta attorno a 2,86 mt, meno del 60% del fabbisogno nazionale.
Situazione decisamente migliore per quanto riguarda il gasolio; nel 2024 l’Italia ne ha prodotto circa 28,7 mt, importandone 5,4 mt ed esportando 8,1 mt, con un saldo netto positivo per circa 2,7 mt di gasolio.
L’autonomia energetica Ue si trova nella seconda crisi internazionale da conflitto bellico a breve distanza da quella del 2021 scoppiata a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, con le sanzioni economiche applicate dall’Unione europea alla Russia. A quell’epoca, la Russia copriva il 27% delle importazioni petrolifere totali dell’Ue. In termini di volumi, esportava verso l’Europa ogni anno circa 175 mt di petrolio greggio, oltre a 65 mt di prodotti raffinati, tra cui diesel, cherosene e benzina, per un totale di oltre 240 mt. Con l’embargo del dicembre 2022 sul greggio e del febbraio 2023 sui prodotti raffinati, le forniture dalla Russia sono crollate a circa 25 mt nel 2025, quasi interamente dirette tramite l’oleodotto Druzhba verso Ungheria, Slovacchia e Cechia. Oleodotto che attualmente è fuori servizio e fonte di tensioni tra l’Ungheria e l’Ucraina, quest’ultima accusata di essere responsabile del blocco dell’infrastruttura.
Se l’Unione europea ha chiuso lo sbocco alla produzione russa, questa non è scomparsa dal mercato, ma si è rapidamente indirizzata verso altre destinazioni, Asia e in particolare verso Cina e India: oggi l’80% delle esportazioni petrolifere russe (circa 190 mt, inferiori al passato) va in Cina per circa 108 mt nel 2024, solo di greggio e l’India, tra il 2023 e il 2024, ha aumentato le importazioni petrolifere dalla Russia portandole dal 2,5% pre guerra ucraina al 36% del fabbisogno interno odierno.
L’Unione europea ha sostituito le forniture russe con il potenziamento di quelle dal Medio Oriente ed in particolare dai paesi del golfo Persico, ora messi nuovamente fuori servizio dal conflitto in Iran che ha bloccato il passaggio delle navi attraverso lo stretto di Hormuz controllato dall’Iran.
Comunque la si giri, l’autonomia energetica Ue è ancora ben lungi dall’essere tale, tanto che ancora per i decenni a venire sarà legata alle forniture fossili. Servirebbe prendere atto che le derive ecologiste a senso unico contenute nel libretto verde del “Green Deal” sono irrealizzabili e che già ora si sono rivelate un boomerang economico, sociale e pure ambientale. E’ sempre più evidente che il bilancio delle due commissioni Ue a guida della baronessa tedesca Ursula von der Leyen è fallimentare e che sarebbe necessario la sua immediata sostituzione per evitare di accrescere ulteriormente i già giganteschi danni inflitti alla società europea.
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