Jet privati: a Bruxelles continua e cresce il vizietto dell’eurocrazia in barba all’ambiente

La Commissione propone una spesa di 16 milioni per il quinquennio 2026-2031, il 50% in più di quella del periodo 2016-2021.

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Mentre la Commissione europea e la sua pedante eurocrazia ha scassato i zebedei a tutti i cittadini e imprese europee a botte di “Green Deal” e di azzeramento dell’impronta carbonica dell’Unione, ecco che, lemme lemme, chi predica bene ma razzola male, decisamente male, continua imperterrito ad operare, visto che per il periodo 2026-2031 il governo europeo ha proposto di incrementare ulteriormente la spesa per il servizio di jet privati, usati con larghezza proprio a partire dal suo vertice incarnato da una baronessa sempre meno credibile con la fiducia nell’Ursula Bis che precipita di giorno in giorno dinanzi all’inconcludenza del suo secondo mandato.

Da voci di corridoio poi confermate da “Politico”, una fonte giornalistica solitamente molto ben informata sulle cose che accadono nei palazzi unionali, la Commissione prevede di spendere fino a 16 milioni di euro nei prossimi quattro anni per trasportare i componenti della Commissione e i vertici dell’euroburocrazia con jet privati. Ben tre milioni in più rispetto ai quattro anni appena trascorsi e il 50% di aumento di spesa per aerotaxi se si guarda al bilancio chiuso cinque anni fa.

Ursula von der Leyen ha subito pronta la giustificazione per l’utilizzo di jet privati: nessun privilegio, noi usiamo di preferenza i voli commerciali, ma quando ci sono dei pericoli allora bisogna ricorrere all’aerotaxi. E a giudicare dalla frequenza dell’uso dell’aerotaxi, si potrebbe dedurre che commissari ed euroburocrati frequentano troppo assiduamente aree a rischio.

La cosa kafkiana è che nonostante l’aumento, il bando di appalto dei voli blu per 15,67 milioni di euro della Commissione non ha ancora incrociato alcuna offerta, costringendo a prorogare l’attuale gestore. L’unica cosa certa è che la spesa per i jet privati è in continua crescita, soprattutto nell’epoca dell’ambientalmente corretto, cosa che avrebbe dovuto consigliare di tagliare un servizio altamente impattante, così almeno per avere un comportamento ortodosso con i propri diktat ambientali imposti a tutti gli europei.

Il contratto per i voli blu valido dal 2016 al 2021 fissava a 10,71 milioni di euro il tetto massimo di spesa per i jet privati chiuso a consuntivo a quota 12 milioni, pari ad un supero di spesa del 12% in più. Dai 13 milioni previsti a saldo nel 2025 il consuntivo chiude a 13,5 milioni di euro. E ora la proposta per il prossimo periodo è di mettere a preventivo 16 milioni.

Von der Leyen dovrebbe ascoltare con più attenzione Diane Vitry, direttore dell’aviazione presso la Ong Transport and Environment, afferma come «i jet privati inquinano da cinque a 14 volte di più dei voli commerciali e 50 volte di più dei treni per passeggero». Ma Ursula fa spallucce facendo sapere che «l’aumento della spesa per i jet privati non rappresenta un passo indietro rispetto alle sue ambizioni climatiche e che ha mantenuto il suo impegno a essere all’avanguardia nella transizione verso una società climaticamente neutra».

Insomma, nelle stanze della Commissione e dell’eurocrazia il detto del Marchese del Grillo (“io sono io e voi non siete un cazzo!”) deve essere presente incorniciato ben visibile in ogni stanza del potere unionale, dove i privilegi semmai si accrescono invece di tagliarli, sia per risparmiare soldi oltre che per avere un comportamento in linea con le strategie politiche ambientali imposte unilateralmente a cittadini ed imprese, politiche che si sono dimostrate oltre ogni residuo dubbio fallimentari.

Ma più che alla linearità, l’Ursula Bis pare avere come traiettoria il traccheggio, la marcia a zig-zag, uno slalom per galleggiare tra il mantenimento dei privilegi della casta e una faccia sempre più di tolla.

Un comportamento che potrebbe essere al limite accettabile se i danni di un siffatto comportamento fossero contenuti per cittadini ed imprese europee, ma così non è, con la conseguenza che l’improvvisazione ideologica ambientalista ascesa al potere sta scaricando danni forse non recuperabili ad interi settori produttivi europei, consegnandoli armi e bagagli a quella concorrenza orientale che dei dogmi ambientali europei se ne fa un baffo, con buona pace di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che perdono il posto sull’altare di un ambientalismo dogmatico.

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