Continua la fila dei record degli utili del sistema bancario italiano anche nel 2025, con i primi sei istituti di credito (Intesa Sanpaolo, Uni- Credit, Mps, Bper, BancoBpm e Credem) hanno realizzato profitti cumulati per 27,74 miliardi di euro con un aumento del 16,2% rispetto ai 23,86 miliardi del 2024. Parallelamente, i prestiti alle imprese continuano ad essere erogati con il contagocce, mentre qualcosa in più va alle famiglie sotto forma di mutui per l’acquisto della casa e il credito al consumo.
Il sistema bancario italiano brinda anche per la capitalizzazione di Borsa, visto che realtà come Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno superato i 100 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato, piazzandosi ai vertici europei, ma anche banche “medie” come Mps, Bper e BancoBpm veleggiano oltre i 20 miliardi. UniCredit (10,58 miliardi di utili) e Intesa Sanpaolo (9,32 miliardi), pur guadagnando meno della francese Bnp Paribas (12,22 miliardi), in Borsa valgano più del grande gruppo transalpino.
Guardando nel dettaglio le voci del conto economico delle banche, emerge che la crescita del margine di interesse non è più il principale motore della redditività. Se fino al 2024 il rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce aveva generato un incremento automatico dei guadagni sui prestiti in essere, il 2025 con il calo dei tassi si è fatto sentire in negativo sui conti del secondo semestre riducendo l’apporto del margine di interesse. Tutte le banche hanno tamponato il calo, più o meno marcato, dei proventi dall’attività creditizia con la crescita dei ricavi da commissioni derivanti specialmente dalla gestione del risparmio e dell’attività assicurativa, fronte dove le banche sono sempre più attive.
A fronte di utili stellari, il sistema bancario ha chiuso i rubinetti dell’erogazione del credito per le aziende, con una contrazione di quasi 41 miliardi dal 2022 ad oggi, con una lievissima inversione di tendenza nel 2025. Il credito alle aziende è passato da 647 miliardi di euro nel 2022 a 617,9 miliardi nel 2023 e a 598,9 miliardi nel 2024, per poi risalire a 606,1 miliardi nel 2025. Nell’ultimo anno l’aumento è stato di 7,1 miliardi rispetto al 2024 (+1,2%), ma il livello resta inferiore sia al 2023 (-11,8 miliardi, pari a -1,9%) sia soprattutto al 2022 (-40,9 miliardi, pari a -6,3%). Con una spinta verso i prestiti a breve termine, saliti a 150,9 miliardi nel 2025 (+4,9 miliardi sul 2024, +3,4%), e soprattutto quelli di medio periodo, tra uno e cinque anni, arrivati a 174 miliardi (+14,5 miliardi, +9,1%), mentre continua la contrazione del credito oltre i cinque anni, sceso a 281,1 miliardi, in calo di 12,4 miliardi rispetto al 2024 (-4,2%) e di 65,9 miliardi rispetto al 2022 (-19%).
Secondo il rapporto sul credito 2025 realizzato dal Centro studi Unimpresa, nel complesso il totale dei prestiti bancari al settore privato – imprese e famiglie – si è attestato a 1.290 miliardi di euro nel 2025, in crescita di 23,1 miliardi rispetto al 2024 (+1,8%), ma ancora inferiore di 37,6 miliardi rispetto al 2022 (-2,8%).
Le famiglie mostrano una dinamica più espansiva: il credito complessivo sale a 683,9 miliardi nel 2025, con un incremento di 15,9 miliardi sul 2024 (+2,4%) e di 3,3 miliardi sul 2022 (+0,5%). A trainare sono il credito al consumo, cresciuto a 131,2 miliardi (+14,2% rispetto al 2022), e i mutui per l’acquisto di abitazioni, saliti a 440,5 miliardi (+3,2% rispetto al 2022), mentre continuano a ridursi i prestiti personali, scesi a 112,2 miliardi (-19,2% rispetto al 2022): l’incremento è di 14,3 miliardi rispetto al 2024 (+3,4%).
Le banche italiane si trovano oggi in una posizione di particolare solidità patrimoniale e di elevata liquidità, con indicatori di capitale ben superiori ai requisiti regolamentari e una qualità del credito migliorata rispetto al passato. Proprio questa solidità dovrebbe tradursi in una maggiore capacità di accompagnare le piccole imprese – quelle che maggiormente hanno bisogno del braccio creditizio delle banche – in una fase che richiede fiducia e programmazione di medio periodo, allungando anche i finanziamenti oltre i cinque anni per sostenere investimenti strutturali e pianificazione, elementi che servono a sostenere una base di crescita solida e strutturale.
Il sistema bancario italiano può e deve fare di più per ridurre il costo del denaro e migliorare l’accesso al credito, oltre a remunerare meglio, andando oltre la quota zero delle giacenze liquide dei conti correnti, che ammontano ad oltre 1.800 miliardi di euro, anche per coloro che tengono sul conto poche migliaia di euro di risparmi, soglie che non consentono normalmente l’accesso a strumenti di risparmio più strutturati.
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