Il governo Meloni e la politica della buona massaia di famiglia

Il psicodramma per la mancata uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Colpa del blando impegno sul taglio degli sprechi e della lotta contro evasione fiscale e contributiva.

0
107

La mancata uscita anticipata dell’Italia dalla procedura d’infrazione è stata una specie di shock per la politica, uno psicodramma specie per la maggioranza, che ha trascorso quasi tutta la legislatura a fare politiche di lesina per centrare un miglioramento dei conti pubblici, che in realtà c’è anche stato, visto che il rapporto defict/Pil è passato dall’8,4% di inizio legislatura del governo Meloni al 3,1% odierno, con un miglioramento di oltre 5 punti percentuali. Ma ciò non è bastato per centrare l’uscita dalla cintura di castità delle politiche economiche pubbliche europee, soprattutto in quel 2027 che essendo un anno elettorale, avrebbe dovuto essere molto più generoso dei quattro trascorsi per “acquistare” il consenso e una probabile riconferma della maggioranza uscente di centro destra con meno ansia e patemi d’animo.

Ma il verdetto dell’Istat – su cui incombe una sorta di Var perché tra l’obiettivo mancato e il risultato acquisto ballano circa 600 milioni di euro e un ricalcolo potrebbe fare riapparire l’agognata soglia – non lascia molto spazio al momento, anche se molti esponenti di governo ricordano come negli ultimi anni l’Istat ha praticamente rivisto al rialzo i conti dell’anno precedente. Ma con un ritardo di almeno 18 mesi rispetto alla scadenza ordinaria.

Se il governo ha tenuto in generale la barra dritta sui conti pubblici, però è mancato su singole politiche selettive, perché a fronte di una massa di spesa pubblica da oltre 1.100 miliardi di euro, non è riuscito ad intervenire con la dovuta energia per ridurre la spesa, gonfiatasi a dismisura negli ultimi tre anni, da un media attorno agli 800-850 miliardi di euro.

Possibile che il governo Meloni – e il ministro all’Economia, il salviniano Giancarlo Giorgettinon siano intervenuti con la dovuta energia – quella stessa usata da tante famiglie e imprese per fare quadrare i loro bilanci a fronte di un caro vita in continua crescita e la stagnazione dei loro guadagni – tagliando selettivamente la spesa pubblica improduttiva? Sono almeno 15 anni che si rincorrono studi sull’ammontare degli sprechi e delle inefficienze della pubblica amministrazione che, tutte assieme, cubano per un totale stimato di circa 60 miliardi ogni anno.

Le ultime manovre del governo Meloni hanno intaccato questo moloch solo in modo impercettibile, a bottarelle ma meglio sarebbe dire carezze, di qualche miliardo all’anno. Se anche negli anni precedenti si fosse intervenuti tagliando questo ammontare ad un ritmo di almeno il 10% ogni anno – il minimo sindacale – nei tre anni e mezzo di governo si sarebbero potuti tagliare circa una ventina di miliardi di spesa improduttiva e spesso clientelare, che va contro gli interessi di quella Nazione tanto a cuore del primo premier donna della Repubblica. Ma così non è stato e ora il governo Meloni piange per il mancato risultato dell’uscita dalla procedura d’infrazione.

C’è poi l’altra questione che assilla da tempo immemore il Paese, ovvero l’evasione fiscale. Anche nei dati presentati dal Mef circa l’andamento del gettito fiscale 2025 riguardante i redditi del 2024 emerge come l’Italia sia un paese di poverelli, dove la stragrande maggioranza dei contribuenti dichiara un reddito di circa 25.000 euro lordi, mentre solo poco più l’1% dei contribuenti ne dichiari oltre 75.000 euro lordi annui, che al netto fanno circa 3.000 euro al mese per 13 mensilità? Anche in questo campo non è possibile che l’Italia dinanzi al fisco sia fatta da due terzi di contribuenti in condizioni economiche appena accettabili e ben 11 milioni che pagano zero tasse. Anche in questo contesto c’è ancora molto da fare, anche se nel 2025 si è assistito al recupero dell’evasione fiscale da oltre 34 miliardi di euro. Un passo avanti, sicuramente, ma ancora poca cosa rispetto a quel 10% di economia sommersa che vale da sola 200 miliardi, oltre all’evasione fiscale e contributiva che si attesta attorno ai 100 miliardi.

E poi c’è la questione dei 197 miliardi di Pnrr, di cui 124 a debito, che sono stati di fatto un autentico spreco di risorse che non hanno contribuito in modo strutturale ad alimentare la crescita della Nazione, dove il governo Meloni è sì intervenuto con una serie di correzioni, ma non radicali al punto di invertire la rotta e di utilizzare le risorse laddove servono, a partire dalla questione del rafforzamento dell’indipendenza energetica. Cosa invece fatta da altri paesi che ora si godono i dovuti risultati. Soldi, quelli del Pnrr, che vanno ad aggiungersi agli altri 300 miliardi spesi tra Superbonus 110%, bonus facciate e reddito di cittadinanza che hanno completamente fallito, contribuendo ad ingigantire il debito pubblico statale ben oltre la soglia dei 3.000 miliardi.

Ecco, se il governo Meloni – e il ministro Giorgettisi fosse impegnato maggiormente su questi fronti, conquistando recupero di sprechi, evasione e contributi non versati, sul piatto ora ci sarebbero almeno una trentina di miliardi abbondanti e strutturali di nuove entrate per il bilancio pubblico e la maggioranza avrebbe potuto veleggiare tranquilla verso una manovra 2027 più generosa verso famiglie imprese. Con pure meno ansia per una possibile rielezione che nel contesto attuale si fa sempre più incerta.

Comunque, nei sette mesi che rimangono da qui alla stesura della finanziaria 2027 qualcosa si può – anzi, si deve – ancora fare, a partire dal tagliare subito la spesa improduttiva, liberando risorse per tagliare l’asfissiante pressione fiscale al 43,1%record davvero poco invidiabile del governo Meloni – e per finanziare investimenti nelle infrastrutture e nei servizi pubblici. Continuando poi nella concretizzazione della lotta all’evasione e elusione fiscale, facendo emergere molti più contribuenti effettivamente ricchi, che oggi svicolano con troppa facilità dalle maglie del fisco.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTv

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata