I conti del bilancio Italia iniziano a dare segnali di miglioramento, tra cui una crescita del Pil 2026 migliore delle attese e una sostanziale tenuta dei saldi della finanza pubblica, quando sono in deciso peggioramento tra gli altri paesi Ue.
Le Relazioni annuali sui progressi compiuti (Annual Progress Reports, Apr) presentate dagli Stati membri confermano, nel complesso, gli obiettivi dei Piani strutturali di bilancio (Psb), ma evidenziano per il biennio 2025-26 un quadro macroeconomico e di finanza pubblica più complesso rispetto a quanto era stato delineato negli stessi Piani. È quanto emerge dal nuovo Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio dedicato ai quadri macroeconomici e di finanza pubblica degli Annual Progress Reports 2026 dei Paesi dell’Unione europea, previsti dal nuovo quadro di governance economica europea.
In generale, gli Apr confermano per il 2026 una crescita moderata dell’economia europea (1,4% nell’Ue e 1,3% nell’Euroarea), in rallentamento rispetto al 2025 e caratterizzata da persistenti incertezze geopolitiche e commerciali. Il deterioramento dei saldi, si spiega nell’analisi, riflette il rallentamento dell’attività economica, l’aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali.
L’Italia conferma la riduzione del deficit sotto il 3%, ma il debito cresce e rimane tra i più elevati in rapporto al Pil (138,6%), complice anche l’ingente spesa del Superbonus 110% che ha superato i 131 miliardi si spesa, di cui 40 miliardi solo nel 2026. L’analisi rileva infine come aumentino per molti Paesi i rischi di scostamento dai percorsi di spesa raccomandati, ma la clausola di salvaguardia per la difesa attenua le valutazioni di mancata conformità.
Per quanto riguarda la crescita, il focus evidenzia che tra le principali economie dell’Euroarea continua a distinguersi in positivo la Spagna, mentre Italia e Francia registrano una crescita contenuta e la Germania soltanto un graduale recupero, ma sempre a rischio di galleggiare attorno allo zero complice la crisi di interi settori della manifattura tedesca, con l’auto in primo piano.
Nel complesso, le previsioni risultano sostanzialmente allineate e confermate rispetto ai Piani strutturali di bilancio, pur con revisioni anche significative delle prospettive di crescita in alcuni Paesi. L’inflazione prosegue il percorso di rientro, ma il nuovo shock energetico contribuisce a mantenere elevata l’incertezza sul quadro macroeconomico. Sul fronte della finanza pubblica, il focus rileva un deterioramento del quadro nel 2026 rispetto ai percorsi delineati nei Piani strutturali di bilancio. Il disavanzo medio dei Paesi che hanno presentato l’Annual Progress Reports (tutti eccetto l’Ungheria) salirebbe dal 3,0 al 3,5% del Pil. Aumenterebbe a dodici (uno in più rispetto allo scorso anno) il numero degli Stati con un deficit superiore al 3% e cambierebbe la composizione dei Paesi (Italia e Croazia rientrerebbero sotto la soglia, mentre Germania, Estonia e Slovenia la supererebbero).
Il deterioramento dei saldi riflette il rallentamento dell’attività economica, l’aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali. Nei rispettivi Apr, Italia e Spagna proseguono il consolidamento dei conti, riportando nel 2026 il disavanzo sotto il 3% del Pil. La Francia mantiene invece un deficit ancora elevato e solo in lieve diminuzione, mentre la Germania registra un marcato peggioramento del saldo di bilancio con il disavanzo che supera il 4% del Pil.
Nel 2025 l’evoluzione del rapporto fra debito e Pil appare tendenzialmente più favorevole rispetto a quanto programmato nei Piani strutturali di bilancio. Per l’anno in corso, il rapporto medio debito/Pil dei Paesi che hanno presentato l’Annual Progress Reports salirebbe all’84,3%, con un quadro più articolato e meno favorevole. L’Italia registrerebbe uno dei rapporti debito/Pil più elevati dell’Unione (138,6%), si spiega nell’analisi. Il debito francese proseguirebbe la propria crescita per effetto dei persistenti disavanzi primari. La Germania registrerebbe un aumento pur mantenendo livelli contenuti, mentre la Spagna continuerebbe il percorso di riduzione del rapporto debito/Pil.
L’analisi dell’Upb evidenzia infine che nel 2026 aumenta il numero dei Paesi che rischiano di discostarsi dai percorsi di crescita della spesa netta concordati con il Consiglio Ue: la Commissione europea individua 11 Stati membri a rischio di scostamento, di cui 4 con un rischio di scostamento significativo. In questo contesto, la clausola nazionale di salvaguardia per le spese per la difesa, attivata da diciotto Stati membri, contribuisce, grazie ai margini di flessibilità consentiti, ad attenuare gli effetti del peggioramento del quadro di finanza pubblica sulle valutazioni di mancata conformità alle regole.
A dare una svolta in positivo per l’Italia arrivano i dati sull’andamento del Pil nazionale del II trimestre 2026, secondo cui la crescita acquisita sale dallo 0,6 allo 0,8%, con un tendenziale per l’intero anno che passa dallo 0,8 all’1%. Una crescita trainata ancora una volta dal comparto dei servizi, che si conferma il motore più dinamico del sistema produttivo nazionale, sostenuto da una domanda interna in tenuta che dimostra la fiducia di famiglie e imprese, mentre si registra la flessione di industria e agricoltura, in difficoltà per via dell’aumento del costo dell’energia e delle materie prime a seguito dei vari conflitti che stanno perturbando i mercati.
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