La guerra in Iran ha avuto come primo atto l’eliminazione della Guida suprema Ali Khamenei, nonostante le misure di sicurezza maniacali da cui era protetto, finite bucate dall’azione dei servizi di controspionaggio israeliani e dall’utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale con risorse come quella sviluppata da Palantir del finanziere americano Peter Thiel – un multimiliardario (25 in dollari) di 58 anni, amico di Elon Musk (nel 2000 i due fondarono PayPal) e tra i soldali di Trump e di Vance -, una piattaforma sofisticatissima capace di raccogliere e analizzare miliardi di dati in tutti i campi.
Thiel ha fondato Palantir nel 2003 con un ristretto gruppo persone fidate: Nathan Gettings, Joe Lonsdale e Stephen Cohen, e il compagno d’università Alex Karp, tuttora amministratore delegato. L’azienda attrae l’attenzione della Cia che con la start up In-Q-Tel diventa socio di minoranza di Palantir, che in questo modo acquista credibilità davanti ai governi di mezzo mondo, anche se il mercato di riferimento rimane quello Usa con il governo e l’amministrazione che apre all’azienda i propri archivi.
Palantir ha sviluppato negli anni potenti strumenti di analisi di quantità sterminate di dati, pubblici e segreti. Con la sua capacità di incrociare informazioni tratte da un gran numero di fonti (patenti, assistiti con dalla sanità pubblica Medicaid, informazioni commerciali, acquisti online o con carta di credito, dati fiscali, cellule telefoniche e Gps per individuare percorsi, lettura di targhe e molto altro), Palantir fornisce strumenti di analisi, ma anche predittivi al Pentagono, alla Cia, Fbi, Nsa, forze armate e servizi segreti di Paesi alleati, a partire da Israele, a cui fornisce il sistema che individua i bersagli da colpire a Gaza.
Palantir afferma che è stata essenziale in funzione antiterrorismo, tra cui si ritiene sia stata fondamentale per l’eliminazione dell’ideologo dell’attacco alle Torri gemelle di New York, Osama bin Laden, al colpo inferto dai servizi israeliani alla dirigenza Hezbollah in Libano facendo esplodere simultaneamente i cellulari imbottiti con esplosivo di centinaia di capi.
E ora è probabile che Palantir sia stata alla base del raid su Khamenei. Secondo un’analisi realizzata dal Financial Times, la pianificazione dell’operazione è iniziata addirittura nel 2001, quando l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon ordinò al Mossad di fare dell’Iran il suo obiettivo principale. Per seguire i movimenti dell’inafferrabile Guida suprema, lo spionaggio israeliano del Mossad ha prima hackerato la vasta rete di telecamere del traffico a Teheran, con l’obiettivo di rintracciare le guardie del corpo di Khamenei. Poi ha utilizzato algoritmi e l’intelligenza artificiale per interpretare i dati e costruire modelli di vita reale delle guardie del corpo dell’ayatollah.
Il Mossad sarebbe riuscito a bucare la sicurezza delle telecamere anni fa, scoprendo che almeno una era puntata sul posto in cui la squadra di sicurezza era solita parcheggiare le auto blindate della scorta. L’intelligence ha creato fascicoli sugli indirizzi delle guardie, gli orari di lavoro, i turni e su chi dovevano proteggere. Secondo le fonti del quotidiano inglese, il giorno dell’attacco, Israele e gli Stati Uniti hanno interrotto il servizio di telefonia cellulare in Pasteur Street, dove il massimo rappresentante del clero sciita è stato ucciso: chiunque avesse tentato di contattare la sicurezza per fornire eventuali avvertimenti avrebbe trovato la linea occupata.
Il lavoro certosino del Mossad e della Cia ha ottenuto il risultato di riuscire a seguire tutti i movimenti e rintracciare il Rahbar (la Grande Guida) fino all’incontro letale di sabato, per colazione con alti altri funzionari. La Cia dal canto suo avrebbe avuto anche un informatore sul terreno. La maggior parte del lavoro di interpretazione dei dati è stata svolta dall’Unità 8200 dei servizi segreti militari dell’Idf, l’esercito israeliano, che ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale e sviluppato algoritmi dedicati per scoprire lo “schema di vita” di Khamenei e delle persone a lui più vicine.
«Conoscevamo Teheran come conosciamo Gerusalemme – ha dichiarato un funzionario dell’intelligence israeliana al Financial Times -. E quando conosci un posto così bene come conosci la strada in cui sei cresciuto, ti accorgi di una sola cosa fuori posto». Israele ha attaccato il complesso in cui Khamenei era sorvegliato utilizzando missili Sparrow, mentre gli aerei erano rimasti schierati per ottenere un effetto sorpresa tattico, nonostante il livello di allerta in Iran fosse al massimo. In totale, sarebbero stati lanciati 30 missili contro il complesso, subito dopo la conferma dell’informatore usato dagli americani che l’incontro era effettivamente in corso.
L’esempio di Khamenei nella guerra in Iran è significativo di dove la tecnologia attuale è arrivata e di come la tutela dei dati personali e la riservatezza delle persone sia di fatto cancellata sull’altare dell’interesse superiore alla sicurezza, realizzando di fatto un “Grande fratello” che analizza tutti i comportamenti e, quel che è peggio, capace anche di predire con un buon tasso di attendibilità i comportamenti futuri. Democrazie, così come le si conoscono oggi, a rischio?
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”
Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!
YouTube
Telegram
https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv
https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv
© Riproduzione Riservata

