Non c’è solo la crescita del Pil italiano inferiore alle attese (0,5% contro l’atteso 0,7%) che finisce con lo sballare il rapporto deficit/Pil tenendolo sopra quota 3% al 3,1% impendendo al momento l’uscita dalla procedura d’infrazione europea dei conti pubblici nazionali e il mantenimento dei vincoli di spesa pubblica decisi dalla Commissione europea: c’è anche l’inflazione che a febbraio ha rialzato la testa balzando all’1,6% trainata soprattutto dal “carrello della spesa” al 2,2% e con una prospettiva di peggioramento a causa della guerra in Iran che ha già contribuito a gonfiare i costi dell’energia, sia alla pompa con benzina e gasolio, che nelle bollette delle forniture di energia elettrica e di gas metano. Per il governo Meloni una situazione da fare tremare i polsi e da maneggiare con estrema cura.
I dati provvisori dell’Istat segnano un balzo dell’inflazione italiana a febbraio all’1,6% su base annua (da +1% di gennaio) e allo 0,8% su base mensile. L’Eurozona fa peggio e sale all’1,9% (dall’1,7% di gennaio), secondo la stima flash di Eurostat. L’Italia resta sotto la media dei 21 Paesi dell’Euroarea, ma i timori sulla tenuta del potere d’acquisto restano.
Il “carrello della spesa” nazionale, che raggruppa i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, registra una crescita annua più alta e pari al 2,2% (da +1,9% di gennaio). Tra tutte le voci, corrono i prezzi dei servizi di alloggio (+10,3%) e del trasporto aereo (+10,4%), mentre tra i beni svettano gli alimentari non lavorati (+3,6%) e i tabacchi (+4,2%) con gli aumenti scattati di recente.
I rincari a doppia cifra per gli alberghi e le strutture vacanza e per i voli sono effetto delle Olimpiadi Milano Cortina, diventate, denuncia il Codacons, «l’occasione per speculare, aumentando i listini in tutto il comparto turistico». All’opposto a febbraio si amplia la flessione dei prezzi degli energetici (-6,6%). Un andamento che però potrebbe essere presto soggetto ad una drastica inversione di tendenza. Il conflitto in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz sta già determinando ripercussioni sul trasporto delle merci e sulle quotazioni di petrolio e gas sui mercati internazionali.
Per Confesercenti «un eventuale shock energetico legato al conflitto potrebbe portare l’inflazione annuale tra il 2,4 e il 3%, un’accelerazione che avrebbe un grave impatto su consumi e potere d’acquisto». Più cauta Confcommercio: il rialzo dell’inflazione non dovrebbe suscitare, “al momento, particolari preoccupazioni“, ma “qualche timore sulle prospettive inflazionistiche legate ai costi dell’energia nasce dall’inasprirsi della situazione internazionale”. Resta aperto il tema della domanda interna: per Federdistribuzione «è essenziale creare le condizioni per una ripresa strutturale nel lungo periodo».
CNA Fita denuncia gli effetti del rincaro del gasolio sull’autotrasporto: «l’aumento dei prezzi alla pompa in appena quattro giorni si traduce in un aggravio di oltre 2.400 l’anno per un mezzo pesante che percorre 100.000 km annui. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero continuare, si stima un ulteriore rincaro di 0,445 euro/litro (+25%) che significherebbe altri 13.000 euro di spesa extra l’anno per ogni singolo automezzo». Per evitare che il settore dell’autotrasporto, già di suo in pesante crisi, subisca un autentico tracollo con conseguenze anche sulla filiera distributiva nazionale, CNA Fita chiede al governo Meloni «con urgenza un credito d’imposta straordinario: un sostegno diretto e immediato per tutte le imprese, a prescindere dalla classe ambientale e dalla massa, esteso a gasolio, AdBlue e gas per autotrazione. Le risorse possono arrivare dall’extragettito IVA, che va immediatamente redistribuito per calmierare i prezzi alla pompa». O anche dall’aumento delle accise sul gasolio inopinatamente deciso dallo stesso governo Meloni dopo le promesse elettorali in senso diametralmente opposto.
La guerra di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran si farà sentire anche nelle tasche degli italiani. Il Codacons calcola un aumento di tutte le spese da 614 a 818 euro all’anno, di cui 166 euro in più all’anno per le sole bollette, l’associazione delle imprese dei carburanti Unem registra già un aumento di almeno 10 centesimi in più al litro per il gasolio e uno simile è atteso ad ore. Consumerismo denuncia che le imprese energetiche hanno subito tolto dal commercio i contratti luce e gas a prezzo fisso per le imprese.
La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passano il 20% del petrolio mondiale e il 25% del gas naturale liquefatto, ha già fatto aumentare i prezzi del greggio (76 dollari al barile, +7%) e del metano (63 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam, +41%). A cascata, nei prossimi giorni aumenteranno energia e carburanti, facendo salire da un lato le bollette di luce e gas, dall’altro i costi di produzione e trasporto di tutti i prodotti, e quindi i prezzi sugli scaffali.
L’Unione nazionale consumatori osserva che il Pun, il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica, da sabato è aumentato del 54,85%, da 107,03 euro al megawattora a 165,74. «Il rischio che le bollette esplodano è concreto», commenta il presidente Marco Vignola. Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, stima «un aumento del 15% sulle bollette del gas dal primo aprile, e un aumento dell’8 – 10% sulle bollette elettriche degli utenti vulnerabili nel secondo trimestre. Le bollette del gas potrebbero poi stabilizzarsi nei mesi successivi su di un aumento del 5 – 10%, mentre quelle dell’elettricità nel terzo trimestre dell’anno potrebbero stabilizzarsi su di un +5%».
E se il turismo nel 2025 è stato uno dei motori dell’economia nazionale, con la corsa dell’energia il settore potrebbe sentire le conseguenze già in vista delle prossime vacanze pasquali e dei ponti di primavera, con una riduzione della propensione a viaggiare complice il caro carburanti e il caro alloggio.
Mentre la maggioranza convoca i principali rappresentanti delle aziende energetiche per capire come operare e in quale sia la reale situazione del Paese, dalle opposizioni si spara ad alzo zero sull’operato del governo Meloni. «La verità è che l’Italia non cresce e i cittadini stanno pagando il conto di un rigore che non ha risanato i conti, ma ha solo impoverito il Paese», sostiene la vicepresidente dei senatori Pd, Beatrice Lorenzin. L’Istat «smonta la narrazione costruita in questi mesi da Giorgia Meloni. Con il carovita e la guerra il governo è al capolinea», attacca il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli. Con questo esecutivo «debito, tasse e inflazione alle stelle», è l’affondo del segretario di Più Europa, Riccardo Magi. Per il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, «famiglie e imprese pagano il conto di scelte politiche troppo deboli in fatto di crescita economica e di strategia energetica della Nazione. L’economia italiana ristagna ormai da troppo tempo e anche la Manovra 2026 non ha impresso la dovuta svolta nelle politiche economiche del governo Meloni, che pare avere inserito il pilota automatico del galleggiamento in attesa delle elezioni politiche 2027. Ma intanto famiglie e imprese arrancano, specie al Nord dove il costo della vita è decisamente più alto della media italiana, mentre il governo attua defiscalizzazioni, sgravi, agevolazioni riservate solo al Mezzogiorno, mentre nega al Nord pure la sola Zes amministrativa, senza i relativi finanziamenti erogati al Sud, che da sola potrebbe dare ossigeno alle imprese. Se continua così, c’è il rischio che il centrodestra guidato da Giorgia Meloni abbia un brusco risveglio all’apertura delle urne alle Politiche 2027».
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