La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo in svolgimento a Taranto nelle Puglie, terra di origine di due principali esponenti della politica nazionale, Giuseppi Conte (M5s) e Raffaele Fitto (FdI), nasce sotto la cattiva stella dei giochi a debito, visto che dei 380 milioni di spesa effettuata, superando di gran lunga i preventivi, solo 8,5 sono coperti da reali incassi, mentre i rimanenti 371 cadranno sulle spalle dei contribuenti italiani, con il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti già alle prese per quadrare l’ennesimo buco. Ma problemi ci saranno anche per l’amministrazione comunale tarantina su cui ricadrà l’onere della manutenzione degli impianti costruiti ex novo, spesso mere duplicazioni di impianti sottoutilizzati già esistenti, ma colpevoli di essere distanti di qualche chilometro dal luogo di svolgimento della kermesse sportiva.
Anche per i Giochi del Mediterraneo 2026 si ripete lo scenario già visto alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, quando esponenti della politica (e pure dell’economia con molti “prenditori” di primo piano impegnati allo spasimo) si sono battuti per replicare cattedrali nel deserto come la pista da bob di Cortina all’insegna di una spesa di oltre 100 milioni di euro quando secondo gli stessi atleti sarebbe stato sufficiente utilizzare gli impianti già esistenti di Innsbruck all’insegna di un evento veramente delle Alpi e sovranazionale. Ma così non è stato e gli strilli di coloro che paventavano lo scippo degli investimenti olimpici per il territorio hanno avuto la meglio sul buon senso, tanto che ora, ad Olimpiadi terminate, è in ambasce il comune di Cortina sulle cui spalle grava l’onere della manutenzione milionaria della nuova pista, che da subito evidenzia segnali di una manutenzione straordinaria.
Così si è ripetuto lo scenario nelle Puglie, dove lo spirito di Raffaele Fitto ha avuto la meglio sulla spinta della copertura dello stadio di Lecce, anche se ancora incompleta, oppure sulla realizzazione del nuovo “Stadio del nuoto” di Torre d’Ayala, costato 41 milioni di euro: una delle strutture simbolo dell’evento pugliese, con una piscina olimpica all’aperto sugli scogli bagnati dal mar Grande, e un’altra al coperto. Peccato solo che a 75 minuti di auto di distanza, a Bari, esistesse la prima piscina olimpionica costruita negli anni Settanta in Puglia, ristrutturata nel 1997 proprio per la precedente edizione dei Giochi del Mediterraneo. Piscina abbandonata da qualche anno a causa delle spese insostenibili, sebbene esista un potenziale bacino di utenza quasi doppio rispetto a Taranto. Un caso che ricorda quello della pista da bob di Sesana Torinese delle Olimpiadi Invernali 2006, finita miseramente abbandonata e pronta per la demolizione.
Sempre in tema di impianti sportivi, da notare la realizzazione a Crispano di quello per il tiro con l’arco, il primo e unico di tutto il Sud Italia che nelle intenzioni dovrebbe assurgere a centro di riferimento di tutto il Mezzogiorno. Il tutto alla modica spesa di 6,8 milioni di euro e con buona pace degli atleti calabri o siculi che dovrebbero fare centinaia di chilometri per scagliare le frecce.
Pure per l’ospitalità non si è andati leggeri, noleggiando per la modica cifra di 30 milioni per alloggiare le delegazioni degli atleti su una nave da crociera e su un lussuoso traghetto ormeggiati nella base della Marina militare, quando con la stessa cifra, se ben utilizzata e ben difesa dai “soliti” appetiti, si sarebbero potute realizzare strutture concrete anche a futura eredità dell’evento per migliorare l’offerta turistica della zona.
Pure quel grillo parlante sempre inascoltato della Corte dei conti, solo a giugno scorso aveva lanciato l’allarme per la crescita senza controllo della spesa per la realizzazione dei Giochi del Mediterraneo che «risultano già elevati», sull’assenza di un piano trasporti e viabilità, e sulle incertezze rispetto alle «entrate previste», data la scarsità di sponsor. Sembra di rivivere quanto accaduto con le Olimpiadi invernali, quando gli sponsor si sono mossi, specie quelli pubblici e parapubblici, solo dietro qualche insistente telefonata da parte del loro azionista di riferimento, attivando quella partita di giro di spesa mascherandola da quella ufficiale direttamente dal bilancio dello Stato e delle regioni promotrici, passandola attraverso i bilancio delle partecipate di Stato, oppure con il trucchetto di dividere contabilmente le Olimpiadi dalle Paralimpiadi Invernali, con tanto di nomina di relativo commissario straordinario e di contributo statale di circa mezzo miliardo di euro.
Insomma, quei XX Giochi del Mediterraneo che nella vulgata di Giuseppi Conte Bispremier nel 2019 (governo M5S-Salvini premier) affermava essere una spesa di poco conto, si sta rivelando l’ennesimo bel cadeau per i conti pubblici nazionali – anche se minore di quello omaggiato dalle Olimpiadi invernali 2026 –, ma anche per quelli degli enti locali, chiamati a gestire opere pubbliche spesso sovradimensionate rispetto alle reali esigenze locali, ma strategiche per l’ennesima comparsata pubblica a favore di telecamere e claque in eurovisione.
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