Farmaci più cari in Ue per assecondare gli sconti agli Usa di Donald Trump

Le multinazionali del farmaco riallineano i loro listini sulla base della mutata geopolitica.

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Farmaci più cari in Europa sulla spinta degli accordi sottoscritti dalle multinazionali di settore con l’amministrazione americana dopo il pressing del presidente Donald Trump che ha imposto un riequilibrio dei prezzi tra le due sponde dell’Atlantico, dove sul mercato Usa i farmaci costano dalle tre alle quattro volte di più che sul mercato europeo.

E la corsa al riassetto dei prezzi facendo pagare i farmaci più cari in Europa parte da quella Pfizer che nell’epoca del Covid è stata premiata dalla generosità del presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ha sottoscritto con l’amministratore delegato della società, Albert Bourla, contratti vantaggiosissimi. E lo scenario che si prospetta è un prendere o lasciare: tariffe più alte oppure disponibilità di nuovi farmaci scarso e terapie aggiornate più lento rispetto al mercato americano.

Questo il risultato dell’accordo che “big pharma” ha stipulato lo scorso dicembre con il presidente Usa, dove 16 multinazionali del settore, come le “famose” Pfizer ed Astrazeneca, negli Stati Uniti ribasseranno fino al 90% il costo dei farmaci salvavita allineandolo a quello europeo. I consumatori americani festeggeranno, perché avranno polizze sanitarie a minor costo, mentre per quelli europei si prepara un maggiore onere in termini di tasse, visto che la maggioranza dei farmaci utilizzati nell’Unione europea è acquistata e gestita da sistemi sanitari pubblici, che nel tempo hanno fatto valere le logiche degli acquisti centralizzati di massa spuntando prezzi e condizioni più favorevoli che non quelle vigenti nel mercato Usa, estremamente parcellizzato e dominato dalle assicurazioni che non hanno mai combattuto con interesse ed efficacia il caro salute, dai farmaci alle prestazioni diagnostiche e chirurgiche.

Quando Trump si è arrabbiato con “big pharma” minacciandole di conseguenze, queste magicamente hanno ridotto i loro margini per soddisfare i desiderata del presidente che sta preparando la campagna di metà legislatura del prossimo autunno, quando saranno rinnovati parte del Senato e della Camera americana. Però la coperta è corta: se si taglia da una parte (negli Usa) è ovvio che qualche conseguenza deve accadere anche dall’altra parte (nell’Unione europea) e Bourla lo ha detto chiaro e tondo in un evento con gli analisti finanziari: «se facciamo i conti, dovremmo ridurre il prezzo americano al livello della Francia, oppure smettere di rifornire la Francia? Smetteremo di rifornire la Francia, così loro si ritroveranno senza nuovi medicinali. Il sistema ci costringerà a non essere in condizione di accettare i prezzi più bassi», praticati finora sul mercato europeo. Insomma, per gli europei farmaci più cari.

Ora si vedrà come Ursula & compagnia di Bruxelles si comporterà per gestire il nuovo fronte di conflitto economico, ma è bene stare molto cauti e guardinghi, visti i precedenti delle trattative riservate ed informali intercorse tra Ursula e lo stesso Bourla durante la crisi del Covid per la fornitura dei vaccini Pfizer, dove la Commissione accettò di largheggiare sia sui prezzi che sui quantitativi delle forniture, con quest’ultime acquistate a carissimo prezzo e lasciate a scadere nei depositi. Un danno colossale per i cittadini europei che ha contribuito ad intaccare profondamente la credibilità del presidente della Commissione europea che, nonostante tutto è stato poi riconfermato per un secondo mandato. E che ora rischia di fare nuovamente un clamoroso bis, anche perché tra norme ambientali e vincoli vari la produzione europea di farmaci con la relativa ricerca e innovazione è andata scemando a favore degli stessi Usa ma anche di India e Cina, da dove ormai s’importa la quasi totalità di prodotto di base, rendendo l’Europa di Ursula sempre più dipendente dall’estero, oltre che per l’energia, materie prime, terre rare, anche dei prodotti necessari per la salute.

Non c’è da stare tranquilli, almeno fin tanto che a Bruxelles i burattinai saranno Ursula & Co.

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