Prendendo un’assonanza olimpica, l’Italia sale sul podio dell’evasione Iva, con il 15% dell’imposta evasa, in crescita dopo due anni di cali, conquistando, tra i maggiori paesi dell’Unione europea, un bronzo dietro l’oro di Romania (30) e l’argento della Polonia (16%), mentre in termini di miliardi di euro evasi, 25, conquista l’argento dietro l’oro della Germania con 31,3 mld, mentre il bronzo va alla Francia con poco più di 12 miliardi.
Il dato si riferisce all’anno d’imposta 2023 contenuto nel rapporto 2025 sull’evasione della tassa stilato dalla Commissione Ue, cui va una parte (lo 0,3%) del gettito incassato dai vari stati per un ammontare di circa 1.000 miliardi di euro all’anno.
Complessivamente, in termini percentuali, l’ammanco di gettito derivante dall’imposta sulle transazioni è decisamente rilevante, tanto che l’Iva ha fruttato a livello unionale nel 2023 un gettito di 1.223 miliardi di euro, di cui 123 miliardi si sono persi per strada, pari al 9,5% del totale. Di questi 128 miliardi di mancato gettito, i tre quarti sono imputabili a sei Paesi: Germania, Italia, Francia, Polonia, Romania e Spagna. Francia e Spagna si collocano sotto la media europea in termini di percentuale di evasione (rispettivamente 5,6% e 7,6% con, sempre rispettivamente, 12.121 e 7.771 milioni di euro di mancato gettito).
Secondo il rapporto europeo, l’Italia nel 2023 ha visto salire l’evasione della tassa, passata dal 14,5% al 15%, con una previsione di ulteriore crescita nel 2024 al 15,3% per un totale di 26,2 miliardi evasi.
L’Italia non è sola a registrare un aumento alla propensione dell’evasione Iva: il rapporto evidenzia come per il 2024 sia previsto un rialzo anche per Spagna e Francia, stimabile in una crescita del 2%, mentre la situazione in Germania appare stabile.
Nel periodo tra il 2021 e il 2022 la crescita del gettito Iva in Italia è stata rispettivamente del 19% e del 16%, parzialmente dovuto alla ripresa degli scambi post pandemia, mentre nel biennio l’aumento di gettito registrato complessivamente è stato di 47,5 miliardi. Le previsioni per di gettito Iva per il 2025 stimano un livello record di oltre 186 miliardi.
Rimane un ampio spazio per ridurre l’evasione e aumentare il gettito, obiettivo cui il governo è al lavoro tra controlli automatizzati e inviti alla cosiddetta “compliance”, o adempimento “spintaneo”, tanto da raccogliere per strada nel solo 2025 quasi 11 miliardi di euro che rischiavano di perdere la direzione del fisco, cui contribuiscono anche i controlli quasi automatici sui circa 14 milioni di comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’Iva.
L’evasione Iva rimane comunque uno sport praticato trasversalmente da gran parte degli italiani, siano partite Iva che privati cittadini, con quest’ultimi che non disdegnano uno sconto congruo nelle prestazioni praticate da piccoli operatori commerciali o artigianali, mentre il fenomeno delle “cartiere” innescato da imprese “apri e chiudi” pare essersi ridotto considerevolmente.
Rimane un aspetto da considerare, relativamente al livello dell’Iva applicato nell’Unione europea (compreso tra una forchetta del 15% e il 25%), con una media del 21% e punte superiori per l’Italia (22%), più alta tra i grandi paesi manifatturieri di Spagna (21%), Francia (20%) e Germania (19%). Forse, in considerazione dell’elevato livello di evasione della tassa varrebbe la pena di rivedere al ribasso l’aliquota principale di qualche punto, magari per allinearsi alla Germania o, magari, intervenire per abbassare l’aliquota principale al livello di quelle agevolate (10% o 5%) per alcuni segmenti di beni, omogeneizzandoli tra loro (tipico è il caso degli alimentari, variabili dal 4% al 22%) per ridare fiato al potere d’acquisto delle famiglie e tagliare la corsa al “carrello della spesa”, la cui inflazione settoriale corre sempre di più di quella generale, ma anche per rilanciare i consumi di settori in crisi, tipico il caso delle automobili vessate da una gabella del 22% su listini scresciuti di oltre il 30% negli ultimi tre anni.
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