Euro digitale alternativa ai sistemi di pagamento “Made in Usa”: l’Europarlamento approva

Il sistema consentirà di pagare tramite app le transazioni con costi inferiori a quelli delle tradizionali carte, a tutto vantaggio dei commercianti che oggi sopportano costi fino a 6.000 euro l’anno.

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Con 438 voti favorevoli, l’Europarlamento ha approvato la spinta verso l’euro digitale, un’app gestita direttamente dalla Banca centrale europea con cui gli europei potrannosvezzarsi” dal monopolio dei pagamenti digitali oggi in mano ad aziende americane, visto che le sole Visa e Mastercard, tanto per citare i maggiori operatori del settore, gestiscono quasi due terzi delle transazioni con carta nell’Eurozona e in tredici Paesi membri un’alternativa nazionale non esiste. Dopo aver già perso da tempo la sfida del web al cospetto delle Big Tech, l’Unione europea tenta di non perdere quella monetaria.

Tra gli eurodeputati italiani, da registrare la spaccatura tra quelli di maggioranza, con Fratelli d’Italia e Forza Italia a favore, mentre Salviniani e Vannacciani hanno votato contro. A favore anche l’opposizione compatta.

Il primo atto della partita che dovrebbe portare l’euro digitale a nascere nel 2029 è arrivato dopo settimane di tensione. L’11 gennaio, 68 esperti e accademici (tra cui il francese Thomas Piketty) avevano chiesto agli eurodeputati di non cedere alle pressioni «miopi della lobby finanziaria», incrociando le lame con le grandi banche – Deutsche Bank a Bnp Paribas e Ing su tutte – in allerta su depositi e margini. A rafforzare il fronte si è aggiunta anche la voce della European payments initiative (Epi), madre di Wero, l’alternativa continentale ad Apple Pay nata nel 2024 e già forte di 48,5 milioni di utenti tra Belgio, Francia e Germania.

Nella visione promossa dall’Eurocamera, l’euro digitale diventa l’ultima rete di sicurezza nei confronti dell’assertività di Washington. «Vogliamo evitare di dipendere da sistemi che non sono nelle nostre mani», ha spiegato Piero Cipollone, membro del consiglio d’amministrazione della Bce e responsabile del progetto. Ma il rischio percepito è soprattutto quello del tempo: per molti, attendere ancora tre anni per la prima emissione potrebbe rivelarsi un lusso che l’Europa non può permettersi.

L’euro digitale sarà una moneta contante, ma dematerializzata. Moneta pubblica, su cui la Bce punta nel nome della “sovranità monetaria” in sfida alla privatizzazione dei pagamenti tramite le stablecoin sponsorizzate da Trump. E moneta “di banca centrale”, cioè un attivo che i cittadini avranno direttamente nei confronti della Bce, come le banconote, senza passare dal sistema bancario. Sono queste le caratteristiche dell’euro digitale, cui la Bce lavora sotto la guida di un italiano ex Bankitalia, Piero Cipollone, con l’obiettivo del lancio nel 2029 dopo un progetto pilota che partirebbe nel 2027. Ma solo dopo la legislazione europea, che dovrà superare per le resistenze delle banche e delle carte di credito americane che dominano i pagamenti digitali.

Con l’euro digitale, che non vuole sostituire ma affiancare le banconote, i cittadini avranno un “wallet” o portafoglio di denaro digitale su una app nel telefonino o su una “card”, con cui effettueranno pagamenti al punto vendita, si scambieranno soldi semplicemente avvicinando i telefonini o le card. Oppure pagheranno all’estero, sia online che fisicamente, attingendo al loro “wallet digitale”, senza dover ricorrere – come accade oggi – a operatori stranieri come Visa, Mastercard, Amex o PayPal. Ogni pagamento è il trasferimento ad altri del propriocreditopresso la Bce, come avviene con le banconote. Verrebbe bypassato il sistema bancario, che si vedrebbe sottrarre una parte dei propri depositi. Questo solleva malumori per ovviare ai la Bce propone un limite alla giacenza di euro digitali nel “wallet”: 3.000 euro, anche se dal Parlamento Ue potrebbe uscire una cifra più bassa. Sarà comunque possibile anche effettuare pagamenti superiori a tale importo, con il “wallet” che andrebbe ad attingere automaticamente dal conto corrente. Inoltre saranno le banche a fornire accesso alle card o app e ai potenziali servizi e prodotti che verranno poi ad aggiungersi.

La possibilità, per gli operatori europei dei pagamenti, è di riappropriarsi di fette di mercato oggi occupate dagli Usa. Ai cittadini, la Bce promette minori costi rispetto alle carte di credito. E vantaggi economici anche per i commercianti rispetto al vecchio Pos: Cipollone di recente ha stimato di attendersi costi dimezzati per i negozi che oggi devono sostenere spese anche di 6.000 euro all’anno.

Ma, soprattutto, il vantaggio di offrire beni, o servizi, in tutta Europa che si possono pagare con un sistema unico e senza intermediari esterni, come accade invece oggi. Le transazioni saranno possibili sia online che offline, senza rete. Nel primo caso, la Bce nonvedrà” i dati dei pagamenti, ma le banche sì, come già accade oggi. Nel secondo caso, invece, i soldi passeranno da un telefonino all’altro in forma completamente anonima: non ci sarà alcuna forma di tracciabilità, con la stessa privacy del contante. Ciò rende l’euro digitale una forma di pagamento equivalente al contante: e proprio come il contante, la Bce assicura che sarà per tutti gratuitamente, anche agli anziani con poca dimestichezza con lo smartphone, a chi non ha un conto bancario o a chi vive in zone remote senza copertura internet.

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