Energia, la sfida della sicurezza degli approvvigionamenti tra fossili e rinnovabili

Tabarelli: «la sicurezza passa attraverso un mix equilibrato di energie, ma quelle fossili saranno ancora predominanti a lungo. E l’Italia deve attrezzarsi di conseguenza».

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Il conflitto nel golfo Persico ha evidenziato nuovamente la criticità dell’Unione europea in fatto di sicurezza energetica, una sicurezza già messa a dura prova all’avvio del conflitto in Ucraina, che pare avere insegnato poco o nulla ai vari decisori pubblici, che paiono agire più all’insegna del dogma ideologico delle rinnovabili a prescindere, senza se e senza ma, invece di guardare in faccia alla realtà, dove l’abiura alle fonti fossili rischia di essere – come lo si è già verificato sul campo – un clamoroso autogol, visto che interi settori dell’economia non possono prescindere da petrolio e da gas per il loro funzionamento.

La strategia europea scaturita dal “Green Deal” sta mostrando tutti i suoi limiti, visto che gli investimenti nelle rinnovabili proseguono al rallentatore, non tanto per carenza degli investimenti, ma per le pastoie burocratiche che frenano le autorizzazioni per l’installazione dei vai impianti, siano pannelli fotovoltaici che aerogeneratori o anche impianti geotermici o, ancora, impianti per la produzione di biocombustibili e del trattamento energetico dei rifiuti urbani.

L’Italia paga anche le scelte politiche del recente passato, con la fermata a tutti gli sfruttamenti dei propri giacimenti, sia noti che ancora da scoprire, con il risultato che l’economia nazionale rinuncia ad utilizzare di qualcosa come 10 miliardi all’anno in valore di fonti fossili nazionali lasciandole al gentile consumo dei paesi vicini, che ringraziano sentitamente.

Anche nel campo delle rinnovabili non è tutto oro quel che luccica, perché gli investimenti nel fotovoltaico che potrebbero sfruttare circa 1.500 ore all’anno di sole, alla fine generano reddito solo per la metà delle ore, visto che nelle fasce centrali di produzione, quelle dove c’è il picco, l’eccesso di generazione causa tariffe azzerate se non negative, facendo sballare la redditività degli investimenti nel settore e, conseguentemente, la capacità di pagare i debiti contratti.

C’è poi la cenerentola della geotermia, che potrebbe assicurare una considerevole spinta alla decarbonizzazione dei consumi energetici, specie quelli legati alla climatizzazione, ma che viene poco sfruttata, nonostante sia l’unica fonte rinnovabile totalmente programmabile e non soggetta a fluttuazione.

Per finire con il nucleare, dove anche gli annunciati reattori modulari compatti sono una sfida tecnologica e, soprattutto, finanziaria, visto che non c’è ancora un esemplare marciante in grado di dare prove concrete sull’effettiva competitività di questo genere di generazione elettrica e termica rispetto ad altre fonti.

In questa puntata di Focus, il punto sulla situazione italiana con Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, uno dei maggiori “pensatoi” europei ed internazionali in fatto di energia, intervistato in occasione del Festival dell’economia di Trento dal direttore di ViViItalia Tv, Stefano Elena.

Buona visione.

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