Stop ad elettrodomestici e dispositivi dichiarati obsoleti dal costruttore dopo pochi anni e irreparabili per la mancanza di pezzi di ricambio e di complicato smaltimento con il diritto alla riparazione. Entro il 31 luglio gli Stati membri, e quindi anche l’Italia, dovranno recepire la direttiva Ue emanata a giugno 2024 che incentiva la riparazione dei beni di consumo, per ridurre lo smaltimento prematuro dei prodotti riparabili e contrastare il fenomeno dell’obsolescenza programmata, quest’ultimo fenomeno sempre più diffuso per incentivare l’acquisto di nuovi prodotti da parte dei costruttori.
In base alle nuove regole europee viene introdotto l’obbligo alla riparazione in capo ai produttori, anche fuori dal periodo di garanzia legale, un bene rotto o difettoso, purché tecnicamente riparabile. E’ previsto un modulo europeo che il riparatore dovrà consegnare al consumatore prima di iniziare l’intervento con tutte le informazioni sulla riparazione: tipologia degli interventi, tempo necessario a completare il lavoro, prezzi, eventuale prodotto sostitutivo.
Secondo Assoutenti, che ha anche avviato una campagna di sensibilizzazione dei cittadini sul tema del riuso, la direttiva prevede che la riparazione sia eseguita a titolo gratuito, se in garanzia, o a un prezzo ragionevole ed entro un periodo di tempo congruo, se fuori garanzia, e, nei casi in cui la riparazione sia impossibile, il fabbricante può offrire al consumatore un bene ricondizionato.
Qualora il fabbricante obbligato alla riparazione sia stabilito al di fuori dell’Ue – come nella quasi totalità dei casi di apparecchi elettronici o informatici -, l’obbligo del diritto alla riparazione ricade sul suo rappresentante autorizzato nell’Ue o sull’importatore del bene. I produttori sono poi obbligati a mettere a disposizione parti di ricambio e strumenti a un prezzo ragionevole che non scoraggi la riparazione, anche questa situazione piuttosto frequente con pezzi dal valore di pochi euro alla produzione che lievitano a multipli di centinaia di volte sul listino ufficiale del produttore del bene non più funzionante.
Qualora il bene difettoso sia ancora in garanzia, in caso di riparazione questa si allunga di un anno: resta fermo infatti il diritto dei consumatori di scegliere tra la riparazione e la sostituzione dei prodotti difettosi entro il periodo di responsabilità del venditore incluso nella garanzia, ma se il consumatore sceglierà la riparazione del bene, il periodo di responsabilità del venditore sarà prorogato di 12 mesi dal momento in cui il prodotto sarà riparato.
Entro il 31 luglio 2027, inoltre, dovrà essere realizzata una piattaforma online europea per la riparazione per consentire ai consumatori di trovare riparatori, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di beni difettosi a fini di ricondizionamento o iniziative di riparazione di tipo partecipativo.
«L’Italia, attraverso uno schema di decreto legislativo attuativo, si è già attivata per modificare il Codice del Consumo recependo la direttiva europea – spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso -. Si tratta di novità molto importanti che impattano su consumatori, ambiente e produttori: lo smaltimento di prodotti riparabili genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa con costi sociali e ambientali rilevanti. Oltre a 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra evitabili e 30 milioni di tonnellate di risorse utilizzate. Le nuove norme non solo riducono la produzione di rifiuti, ma contrastano l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo».
Il problema della qualità e della durata non riguarda solo prodotti di fascia basa di mercato venduti a poco prezzo, dove l’aspetto della durata potrebbe passare in secondo piano rispetto al loro costo ridotto, anche se ciò spesso nasconde l’impiego anche di materiali di bassa qualità – come filati sintetici al posto delle fibre naturali nel campo dell’abbigliamento o di tecniche di tintura che rilasciano colore con il sudore o nei lavaggi -, ma spesso riguarda anche prodotti di fascia alta e di caro prezzo, come nel caso di telefoni, tablet e computer di marca che già dopo la fine della garanzia, nel malaugurato caso di riparazioni, vede il prezzo dei ricambi proposti a cifre stratosferiche – che spesso superano il valore commerciale del bene, come accade nel caso dei telefoni -, mentre a 4-5 anni dall’acquisto, anche se l’apparecchio è ancora in ottimo stato e pienamente funzionante, viene dichiarato “vintage” dal costruttore e, quindi, privato di ogni ulteriore aggiornamento del sistema operativo, aspetto che oggi è sempre più fondamentale per la difesa da attacchi malevoli e intrusioni da remoto nel proprio dispositivo.
Anche in quest’ambito sarebbe doveroso obbligare i costruttori, specie quelli di apparecchi elettronici, a continuare a supportare nel tempo i loro dispositivi, magari progettando fin dall’inizio apparecchi su cui si possa intervenire di volta in volta a sostituire pezzi soggetti a normale usura più rapida rispetto al dispositivo complessivo, come la batteria, la memoria o il disco, per tenere apparecchi – specie quelli acquistati a caro prezzo – aggiornati nel tempo.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”
Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!
YouTube
Telegram
https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv
https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv
© Riproduzione Riservata


