Ennesimo vertice continentale a Bruxellese sul futuro del comparto automotive europeo stretto tra lo scenario dell’elettrificazione coatta della mobilità entro il 2035 e la crisi automotive dilagante del settore dove i costruttori non riescono a produrre veicoli elettrici con le stesse caratteristiche di costo e di fruibilità dei modelli con motore termico, oltre al fatto che nuovi dati sgretolano il feticcio dell’impatto zero solo legato all’elettrificazione.
«L’obiettivo della presidenza danese» del Consiglio Ue “«rimane quello di raggiungere un accordo sul Consiglio sulla legge sul clima entro la fine dell’anno». E’ quanto riferisce un portavoce della presidenza dopo la decisione di rinviare il voto sul target climatico intermedio al 2040 inizialmente messo in agenda del Consiglio Ue Ambiente del 18 ottobre.
Durante la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri Ue definita «costruttiva», la presidenza danese «ha ascoltato le richieste di diversi Stati membri di coinvolgere i capi di Stato prima di poter raggiungere un accordo» sul target.
Dopo la riunione degli ambasciatori, i ministri del clima si sono riuniti per un dibattito politico sulla legge sul clima con l’obiettivo di stabilizzare il testo, da cui è scaturito il classico topolino di una moderata apertura alla neutralità tecnologica e ai biocarburanti, ma mantenendo fisso il totem del 2035. Dalla Commissione ci si dichiara disponibili ad anticipare entro la fine del 2025 il momento di verifica sugli obiettivi di emissione dei veicoli fissato al 2026, anche per il fatto che il settore europeo dei costruttori d’auto e di camion e della relativa componentistica è sempre più in crisi.
Gli ultimi dati diffusi da Clepa (l’associazione europea dei componentisti auto) evidenziano come nel 2024 nella componentistica sono stati persi 54.000 posti di lavoro e altri 22.000 nei primi sei mesi del 2025. Altri 10.000 sono a rischio per i sempre più frequenti casi di chiusure di aziende o fallimenti che hanno raggiunto il 44% nei primi sei mesi 2025.
La crisi automotive circa la produzione di auto in Italia è ormai ai minimi degli ultimi 25 anni. Nel 2024 sono state prodotte 591.067 auto, il 32% in meno del 2023. E, nei primi sei mesi del 2025, il calo è stato del 26% rispetto al 2024 e il 42% al 2023. Il settore più esposto è quello della componentistica che conta per oltre la metà del fatturato del settore e circa i 2/3 degli occupati diretti ed esporta il 70% della produzione verso i Paesi Ue.
Ma nei ritardi delle decisioni strategiche europee c’è anche il tema legato dai biocarburanti, attualmente boicottati dallo scenario Ue dell’azzeramento delle emissioni: «in gioco c’è il futuro della filiera dei carburanti “low carbon” che ha già investito molto in questi anni per il loro sviluppo. Si stima che a livello europeo al 2050 – chiarisce Gianni Murano, presidente dell’Unione energie per la mobilità – servano investimenti compresi tra i 400 e i 650 miliardi di euro per far sì che a quella data ogni litro di carburante liquido possa essere “climate neutral” permettendo la decarbonizzazione del trasporto aereo, marittimo e su strada». Un settore che in Italia interessa due delle nove bioraffinerie attualmente attive in Europa, con una terza in arrivo, mentre ci sono programmi di affiancare nelle raffinerie tradizionali che continueranno ad operare anche linee per la produzione di biocarburanti.
«Forse non abbiamo ancora appianato tutte le divergenze con la Commissione europea, né abbiamo le risposte a tutte le sfide. Ma siamo ottimisti nel vedere che lo spazio per le soluzioni si sta ampliando e fiduciosi che il lavoro dei prossimi mesi darà i suoi frutti. L’Europa deve semplicemente mantenere le promesse su tutti i fronti: decarbonizzazione, competitività e resilienza della catena di approvvigionamento – afferma il presidente dell’Acea (Associazione europea dei produttori di auto) e amministratore delegato di Mercedes-Benz, Ola Källenius, dopo il terzo dialogo strategico sull’automotive ospitato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen -. Concordiamo con von der Leyen sul fatto che siano necessarie azioni coraggiose e rapide», sottolineando che «è urgente adottare misure concrete per adeguare alla realtà il quadro politico in materia di CO2 per le autovetture e i furgoni. Siamo impegnati in questo dialogo aperto e costruttivo per trovare un modo migliore per diventare più ecologici».
Anfia – l’associazione della filiera automotive italiana – sottolinea che «con la terza riunione del Dialogo strategico Ue tenutasi a Bruxelles si è fatto qualche timido avanzamento in termini di aperture alle richieste dei rappresentanti dell’industria automotive europea e di effettiva discussione dei temi prioritari più volte evidenziati dai portatori d’interesse. In nome dell’industria automotive europea, – spiega – si impegna a condividere con la Commissione Ue, entro fine anno, delle proposte specifiche e concrete: per rivedere i target di riduzione delle emissioni di CO2 a partire dal triennio 2025-2027 e per il 2030 e 2035, con tre corsie separate per auto, veicoli commerciali leggeri e veicoli industriali – per questi ultimi sono da definire nuovi target rispetto agli attuali, che sono irraggiungibili e di cui si parla troppo poco; per riacquisire una sovranità tecnologica libera da dipendenze – e questo passa necessariamente dall’innovazione; per creare un argine regolamentare alla pressione derivante dalla disparità competitiva dell’industria europea rispetto ai competitor asiatici – siamo l’unica regione al mondo a non aver messo in campo una strategia difensiva in questo senso e dobbiamo valorizzare il “Made in UE” di veicoli e componenti, prevedendo anche una regolamentazione sul local content».
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