La querelle attorno al rinnovo della concessione A22, i 313 chilometri di autostrada dal confine del Brennero fino a Campogalliano attualmente gestiti in una forma di prorogatio da ben 11 anni da parte del concessionario Autostrada del Brennero Spa, società posseduta per oltre il 70% dagli enti locali che si affacciano lungo il suo tracciato, sta per giungere al termine, visto che il 30 novembre (essendo domenica viene automaticamente prorogato al 1 dicembre) scade l’ultima proroga e il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini, si trova al bivio tra le pressioni del concessionario uscente ampiamente scaduto per l’avvio del bando di gara e la Commissione europea che ha già bocciato gran parte delle regole scritte proprio dal concessionario uscente e accettate dal ministero.
Tutta la vicenda avrebbe dovuto già chiudersi entro la scorsa estate, ma così non è stato, all’insegna di una certa confusione che regna nelle stanze del ministero. Dopo la pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta europea il 3 gennaio 2025, il 28 febbraio arriva la prima proroga al 31 maggio, poi ulteriormente slittata al 30 giugno scorso, per sfociare in un “fermi tutti” tre giorni prima della scadenza con sospensione fino al prossimo 30 novembre in via cautelare in attesa del pronunciamento della Corte di giustizia europea su un procedimento che vede coinvolto il comune di Milano e una società concessionaria in tema di appalti che però pare subire ritardi nella definizione.
Nel frattempo, la Commissione europea ed in particolare la direzione concorrenza non è stata con le mani in mano, ma ha segnalato al governo italiano la presenza di una serie di questioni all’interno del bando di gara definito da Autostrada del Brennero Spa per il rinnovo della concessione A22 che fanno a cazzotti con il diritto comunitario, le regole dell’Autorità di regolazione dei trasporti e pure con il comune buon senso.
Già il 5 maggio scorso, la Commissione europea segnalava un rischio di squilibrio nella procedura, giudicando il bando A22 non pienamente conforme alle direttive del 2014 sulla disciplina delle concessioni, tra cui l’impianto dei criteri di gara, con la previsione di un indennizzo di 250 milioni ai subentranti e un diritto di prelazione che «renderebbe la gara un mero obbligo formale il cui esito dipenderebbe essenzialmente dalla scelta unilaterale del promotore-candidato di esercitare tale diritto». Proprio l’aspetto della prelazione è, secondo la Commissione europea, un aspetto dirimente su cui non si vuole transigere, posizione rafforzata in una comunicazione dello scorso 8 ottobre 2025 dove la Commissione ha ribadito nuovamente come all’interno della procedura di infrazione già aperta sul sistema italiano dei contratti pubblici, il correttivo sul Codice con le modifiche normative non hanno risolto le questioni del diritto di prelazione e sul ricorso alla finanza di progetto, perché tale scenario «viola i principi di parità di trattamento e non discriminazione sanciti dagli articoli 3 e 30 della direttiva 2014/23/Ue».
Ora, Salvini è preso tra tre fuochi, perché da una parte c’è Autostrada del Brennero Spa che, in una nota inviata al Mit lo scorso 7 novembre, preme per dare corso al bando così come lo ha scritto lei. Dall’altra ci sono le associazioni dei consumatori che chiedono il ritiro del bando: il 20 novembre scorso il Codacons ha notificato al Mit la richiesta di ritiro in autotutela del bando di gara alla luce «di palesi violazioni della normativa comunitaria». Infine, c’è la Commissione europea che ha già preavvisato il rischio di una nuova procedura d’infrazione se il bando per la concessione A22 non sarà adeguatamente modificato, con ciò scontentando i desiderata dei soci di Autostrada del Brennero Spa.
Salvini dovrebbe darsi un po’ di coraggio e fare l’unica scelta che gli rimane per uscire da una situazione frutto di improvvisazione e di rinuncia alla difesa degli interessi pubblici generali per favorire quelli dei concessionari e attivare finalmente quelle scatole vuote costituite dal suo ministero per subentrare automaticamente alle concessioni autostradali scadute, su tutte Autobrennero e, a fine 2026, Brescia-Padova (con la Valdastico). Superando quel concetto di “fine concessione mai” finora invalso che ha fatto solo gli interessi economici dei vari concessionari – i quali hanno ripagato il concessionario con una scarsa o nulla manutenzione dei beni pubblici: crollo del ponte Morandi a Genova con 43 morti docet – e applicare lo scenario spagnolo che, negli ultimi anni, a concessioni scadute ha liberalizzato oltre 1.300 chilometri di rete autostradale.
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