Clepa, i consumatori europei privilegiano auto tradizionali con motore termico

Bocciate le imposizioni sull’elettrificazione coatta voluta dalla Commissione Ue: solo l’8% degli automobilisti Ue ne acquisterebbe una.

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Le imposizioni calate dall’alto dalla Commissione europea con lo scenario dell’elettrificazione coatta della mobilità privata a partire dal 2035 è respinto al mittente dagli automobilisti europei che, invece, privilegiano l’acquisto di un’auto tradizionale, benzina o diesel, seguita dalle ibride e ibride ricaricabili. È quanto emerge dal nuovo sondaggio YouGov commissionato da Clepa, l’associazione europea dei produttori di componentistica auto che rappresenta oltre 3.000 aziende stabilite nei vari paesi dell’Ue, su oltre 5.200 cittadini di Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, Paesi che, insieme, rappresentano oltre il 70% del mercato automobilistico dell’Ue.

I cittadini europei sostengono la decarbonizzazione della mobilità, ma chiedono una transizione che mantenga aperte diverse soluzioni tecnologiche e tenga maggiormente conto delle condizioni reali del mercato e della capacità dei singoli Paesi di accompagnare il cambiamento.

In media, soltanto l’8% degli intervistati indica un veicolo elettrico a batteria come prossima auto, mentre le intenzioni di acquisto restano distribuite tra diverse tecnologie, privilegiano i modelli termici tradizionali. Parallelamente, il 47% ritiene preferibile incentivare i veicoli più puliti senza vietare le tecnologie esistenti, mentre solo il 17% sostiene un divieto completo.

Il sondaggio evidenzia, inoltre, una diffusa percezione di scarsa preparazione alla piena elettrificazione: il 75% degli intervistati ritiene che il proprio Paese non sia ancora pronto, indicando tra le principali criticità la disponibilità delle infrastrutture di ricarica, il costo dei veicoli e i costi dell’energia per ricaricare i veicoli, specie se effettuata ai punti di ricarica pubblici, dove il costo diventa esorbitante.

I risultati italiani rafforzano l’idea che sia necessaria una transizione fondata sulla neutralità e pluralità tecnologica e sull’accelerazione nello sviluppo delle condizioni abilitanti, piuttosto che sull’imposizione di un’unica soluzione tecnologica.

Tra gli intervistati italiani, solo il 6% indica un veicolo a batteria come prossima auto, contro il 23% per gli ibridi, il 12% per gli ibridi ricaricabili e il 26% per le vetture a benzina. Allo stesso tempo, il 47% degli italiani preferisce una politica europea basata su incentivi alle tecnologie a basse emissioni senza divieti al motore endotermico, mentre il 22% sostiene un bando completo.

Il dato più significativo riguarda tuttavia la percezione della preparazione del Paese: il 77% degli italiani ritiene che l’Italia non sia ancora pronta alla piena elettrificazione, mentre soltanto il 17% la considera preparata. Anche a livello individuale, il 67% degli intervistati dichiara di non sentirsi pronto a uno scenario in cui tutte le nuove auto siano esclusivamente elettriche.

Le principali criticità indicate sono il costo dei veicoli elettrici (47%), il prezzo dell’elettricità (42%), la disponibilità delle infrastrutture di ricarica (40%) e l’autonomia dei veicoli (32%).

I risultati, in tutti i Paesi, indicano, quindi, che il tema non è rallentare la decarbonizzazione, ma renderla concretamente sostenibile per cittadini e imprese. Cosa che è possibile anche diffondendo i nuovi carburanti sostenibili prodotti a partire dal recupero degli scarti agricoli e dei rifiuti urbani, utilizzabili sulla quasi totalità del parco circolante senza obbligare la sua completa sostituzione.

clepa

La revisione europea degli standard CO2 per auto e veicoli commerciali leggeri rappresenta in questo senso l’occasione per affiancare agli obiettivi ambientali un approccio più pragmatico: neutralità tecnologica, accessibilità economica dei veicoli, infrastrutture adeguate ed energia a costi competitivi, valorizzando tutte le soluzioni capaci di contribuire alla riduzione delle emissioni.

«Il sondaggio Clepa evidenzia una distanza tra le decisioni politiche prese a Bruxelles e le scelte dei cittadini europei – afferma il segretario generale di CLEPA, Benjamin Krieger -. I cittadini vogliono guidare auto più pulite, compresi i veicoli elettrici, ma vietare di fatto gli ibridi e i carburanti alternativi restringe drasticamente le loro possibilità di scelta. La prossima revisione delle norme sulla CO2 rappresenta l’opportunità per allineare il ritmo della transizione a questa realtà e garantire all’industria la flessibilità necessaria e ai consumatori la possibilità di scegliere le tecnologie pulite che realmente desiderano».

Non solo: la scelta dirigistica dell’elettrificazione coatta della mobilità voluta dalle commissioni Ue a guida Ursula von der Leyen ha avuto come conseguenze l’apertura del mercato auto europeo alla penetrazione in forze del prodotto auto cinese parallelamente alla sostanziale chiusura di quello cinese per il prodotto europeo, oltre a danneggiare pesantemente la filiera automotive europea, mandando in crisi gruppi consolidati, a partire da Volkswagen, a cui si deve l’innesco della situazione a seguito della scoperta dello scandalo “Dieselgate” con le emissioni truccate da parte dell’Epa statunitense che ha causato perdite economiche per oltre 20 miliardi di euro tra riacquisti di prodotto e interventi di adeguamento dei veicoli “truccati”, oltre ad un danno reputazionale ancora più pesante, quando il motore Diesel in sé è di fatto innocente, anzi sarebbe ancora oggi la chiave di volta della riduzione delle emissioni veicolare, specie se alimentato con i nuovi carburanti, oltre a garantire la totale indipendenza tecnologica dell’Europa dai monopoli cinesi.

«I risultati del sondaggio Clepa rappresentano un’ineludibile nuova chiamata per la politica europea – ha dichiarato il presidente di ANFIA, Roberto Vavassori – sin qui incapace di comprendere le legittime necessità di mobilità dei cittadini europei e le scelte conseguenti. Chiediamo a quella parte consistente di europarlamentari, ad alcune rappresentanze di Governo ed alcuni membri della Commissione di leggere questi numeri e di smetterla di tenersi aggrappati, come su una parete rocciosa, al chiodo del “Green Deal” e di muoversi realmente verso la vetta della decarbonizzazione, individuando percorsi alternativi e ugualmente sostenibili, come quelli che anche ANFIA e CLEPA da tempo indicano».

Per Vavassori «il voto in Parlamento europeo sulla revisione degli standard CO2 darà agli elettori l’indicazione su chi ascolta le loro richieste e preoccupazioni e chi preferisce “il bastone regolamentare” che mortifica la libertà di scelta dei cittadini e metterà in ulteriore difficoltà un settore industriale che ha investito in pochi anni oltre 250 miliardi di euro e che pagherà multe per non aver venduto in tempo tecnologie che gli europei non sono pronti a comprare».

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