Catl, Contemporary Amperex Technology, il colosso cinese leader mondiale nella produzione di accumulatori, in occasione del suo Tech Day ha presentato la terza generazione della batteria Shenxing, un accumulatore al litio-ferro-fosfato (LFP) che promette di cambiare il paradigma della mobilità elettrica in termini di velocità di ricarica e durata, probabilmente rendendo anche meno impellente la spinta sulle batterie allo stato solido attese ad arrivare sul mercato tra un paio di anni.
La terza generazione delle batterie Shenxing è in grado di passare dal 10% al 90% della carica in soli sei minuti e ventisette secondi, dato che diventa impressionante se ci si sofferma alle capacità di ricarica dopo solo un minuto, con ben il 35% – partendo dal 10% -, mentre per toccare la soglia dell’80% sono sufficienti tre minuti e quarantaquattro secondi.
Di fatto, il tempo di ricarica delle auto elettriche con questa generazione di batterie diventa competitivo con il tradizionale pieno di carburante, superando così anche il recentissimo record fatto registrare da BYD con le sue batterie Blade 2.0 capaci di fare il “pieno” elettrico dal 20% al 98% in soli 9 minuti.
Il risultato delle nuove batterie Shenxing di Catl è stato reso possibile da una rivisitazione completa della chimica e dei flussi energetici e del calore all’interno della batteria, sfruttando la tecnologia a impulsi per riscaldarsi autonomamente quando collegata a un caricatore in corrente continua. Per mantenere l’efficienza durante le fasi critiche, il produttore ha introdotto la “Cell Shoulder Cooling Technology”, un sistema di raffreddamento che aumenta l’efficacia del 20% ed è supportato da un monitoraggio capillare della temperatura su ogni singola cella del pacco.
Altro fattore determinante per il raggiungimento di tali picchi di potenza è la resistenza interna estremamente bassa, quantificata in appena 0,25 milliohm durante la ricarica ultra–rapida. Si tratta di un valore inferiore del 50% rispetto alla media del settore, il che favorisce un flusso di corrente superiore senza i rischi legati al surriscaldamento eccessivo.
Nel corso del CATL Tech Day il colosso cinese ha annunciato l’avvio della produzione in massa delle batterie al sodio che partirà nel 2026, con il primo stabilimento pienamente operativo entro il quarto trimestre dell’anno.
La batteria al sodio è in grado di cambiare profondamente gli equilibri industriali dell’intera filiera. Le celle al sodio ione non richiedono litio né altre materie prime rare o scarse in mano a monopoli, dipendono da una risorsa diffusa praticamente ovunque e, soprattutto, costano circa il 30% in meno rispetto alle LFP. In più, si comportano in modo eccellente alle temperature estreme: mantengono circa il 90% della capacità nominale a meno 40 gradi, un dato che nessun’altra chimica oggi disponibile sul mercato replica.
Un limite della nuova batteria al sodio è costituito dalla minore densità energetica, ferma intorno ai 175 Wh/kg, inferiore rispetto alle LFP e soprattutto alle NMC di ultima generazione che superano i 200 Wh/Kg. Le prime applicazioni riguardano soprattutto piccole utilitarie e veicoli commerciali leggeri di costo inferiore ai 100.000 yuan, circa 12.500 euro.
Secondo il presidente di Catl, Robin Zeng, si può stimare che il sodio possa sostituire tra il 30 e il 40% del mercato globale delle batterie, uno scenario che cambierebbe radicalmente la geografia delle chimiche e delle catene di fornitura così come oggi la si conosce.
Il risultato di Catl è figlio dell’investimento di 1,45 miliardi di dollari che ha consentito di superare quattro problemi industriali considerati insormontabili: il controllo dell’umidità, la gestione del gas nel carbonio duro, l’adesione dei fogli di alluminio e la produzione su larga scala degli anodi autogeneranti. Nei piani del costruttore cinese, le celle al sodio potranno arrivare a garantire autonomie fino a 600 chilometri sulle elettriche pure e tra i 300 e i 400 chilometri sulle ibride.
Le nuove tecnologie potrebbero effettivamente cambiare lo scenario di sviluppo della mobilità elettrica, anche se la nuova tecnologia potrebbe aumentare l’obsolescenza degli attuali veicoli elettrici, che già ora scontano il maggiore prezzo d’acquisto rispetto ad un analogo veicolo dotato di motore termico. Il rischio è che l’attuale maggiore investimento, i vincoli di utilizzo legati ai tempi di ricarica lunghi e ad un’autonomia limitata si traducano in un’accelerazione della svalutazione, che è già oggi più accentuata rispetto ad un veicolo termico. A tre anni dall’immatricolazione, secondo i dati elaborati da Quattroruote Professional, vedono Volkswagen ID.3 elettrica perdere quasi il 46% del valore, mentre la Golf con motore termico registra un calo solo del 21%, con ben 25 punti percentuali di differenza. La Fiat 500e perde il 49% del prezzo originale, mentre la versione a combustione cede solo il 27,1%. Tra i SUV compatti premium, Mercedes-Benz EQA perde oltre il 52% del prezzo originario, a fronte del 30,2% della GLA termica. Peugeot e-208 registra un calo del 50,1%, Hyundai Kona Electric il 43,4%, ben 18 punti in più rispetto alle versioni termiche.
Una scelta, quella elettrica, oggi da valutare accuratamente per evitare entro poco tempo di incassare una vistosa perdita economica.
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