Dopo l’ondata devastante del “Green Deal”, arriva la risacca con la rivisitazione degli aspetti più ideologici e deteriori dell’ambientalismo a prescindere, con la retromarcia su uno degli aspetti più criticati del regolamento “Ecodesign” a soli due anni dalla sua approvazione, con la Commissione europea che ne propone una sostanziale rivisitazione, a partire dall’abolizione del divieto di installare caldaie a gas da 2029.
Una scelta che modifica radicalmente l’impianto e i parametri di efficienza stagionale fissati oltre la soglia sostenibile per qualsiasi tecnologia a combustione, trasformando lo standard in un bando di fatto, così come si è fatto in tema di mobilità con l’elettrificazione coatta, salvo essere rigettata dal mercato e dall’industria, solo che qui il processo di revisione appare più lento.
La versione aggiornata del regolamento “Ecodesign” abbassa quel limite, aprendo la strada sia alle caldaie a condensazione sia a quelle tradizionali, con soddisfazione dall’industria: il presidente di Assotermica, Giuseppe Lorubio, che aveva parlato a suo tempo di una misura “folle”, sostiene che il nuovo approccio evita un danno strutturale e permette di proseguire lo svecchiamento del parco installato italiano, ancora troppo datato rispetto alla media europea.
Il rinsavimento politico della Commissione Ursula Bis ha effetti pratici su famiglie ed imprese europee, visto che le caldaie a gas restano installabili e acquistabili almeno fino al 2029 e probabilmente anche dopo fino al 2040.
Ma non è tutto oro quel che luccica: dinanzi ad uno scenario al 2050 delle “Case green” che impone l’emissione zero per tutti gli edifici, vecchi o nuovi che siano, chi deve ristrutturare casa o sostituire una caldaia esistente dovrà valutare se la caldaia attuale è efficiente e sicura, posticipare la sostituzione potrebbe avere senso. Se invece l’impianto è vecchio o genera consumi elevati, valutare da subito soluzioni alternative – pompe di calore, sistemi ibridi, apparecchi predisposti per combusti- bili rinnovabili – potrebbe essere una scelta prudente, anche se da ora al 2050 anche una caldaia nuova appena installata fa in tempo ad invecchiare “naturalmente”.
La bozza di revisione del regolamento Ue resterà in consultazione per un mese e mezzo, per poi essere reso operativo nella prima parte del 2026. Le nuove regole entreranno in vigore tra la metà del 2028 e l’inizio del 2029.
La revisione oggetto di dibattito in Commissione però non scioglie il nodo centrale: il traguardo del 2050. La direttiva “Case Green” resta in vigore e continua a chiedere agli Stati membri di pianificare la graduale eliminazione delle caldaie a combustibili fossili entro quella data. Il fatto che il regolamento “Ecodesign” non imponga più un vincolo tecnico immediato trasferisce l’onere sui governi nazionali, che dovranno realizzare programmi per la progressiva decarbonizzazione degli edifici per arrivare all’emissione zero entro il 2050.
Le tappe rimangono invariate, e Bruxelles ha chiesto ai governi nazionali di accelerare sulle pompe di calore, sui sistemi ibridi e sulle tecnologie alimentate da fonti rinnovabili così da raggiungere gli obiettivi di riduzione dei consumi: –16% entro il 2030, –20/22% entro il 2035 e piena decarbonizzazione degli edifici al 2050.
Obiettivi difficilmente raggiungibili, anche perché molti governi sono ancora lontani dall’aver adottato piani nazionali di “Energy performance of building directive” (Epbd) nonostante la scadenza sia fissata entro il prossimo 31 dicembre 2025 con l’adozione della stessa direttiva entro il 29 maggio 2026. E per una realtà come quella italiana dove oltre il 70% delle famiglie abita in case di proprietà, di cui almeno un 50% classificate in classe energetica peggiore “G” o “F”, i costi per la riqualificazione energetica sono decisamente alti, dai 50.000 a 100.000 euro ad appartamento. Cifra non alla portata di tutte le famiglie.
Anche in quest’ambito, s’impone una presa d’atto della realtà e l’uscita da un’impostazione meramente ideologica.
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