Ancora una volta si è assistito ad una corsa all’incentivo tra chi arriva prima, questa volta al bonus elettrodomestici. In un solo giorno sono arrivate 550.000 domande che hanno esaurito il plafond di 48,1 milioni stanziato dal governo Meloni. Il picco di richieste, in mattinata, ha anche mandato in tilt per qualche minuto l’App Io e il sito. Ma il problema è durato poco e, come certifica l’alto numero delle richieste, è stato prontamente risolto.
La piattaforma rimane aperta e le domande vengono ora messe in lista d’attesa con la speranza, per chi è rimasto fuori, di essere ripescato perché qualcuno potrebbe non usare o usare in parte il bonus liberando le risorse non usufruite nei 15 giorni di tempo di validità del bonus.
L’ennesima corsa all’agevolazione pubblica con bonus elettrodomestici ha lasciato insoddisfatti tutti, consumatori ed operatori del settore. Per i consumatori il metodo del “click day” non funziona: «è obsoleto e si presta ad una moltitudine di criticità che danneggiano i cittadini. – spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso -. Tale sistema, infatti, premia solo la velocità senza alcuna valutazione del merito delle richieste, e finisce per avvantaggiare chi ha connessioni al web più performanti, penalizzando chi usa servizi internet più lenti».
«Il “click day” è un metodo barbaro e primitivo, che da anni chiediamo di abolire. Invece, anche per il bonus elettrodomestici, si costringono i consumatori a fare una gara a chi arriva primo, secondo il principio iniquo e inefficiente che chi arriva prima meglio si accomoda, invece di quello più serio e giusto di aiutare le famiglie più bisognose e con Isee più basso», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.
Per Aires, l’associazione italiana rivenditori elettrodomestici specializzati, «è stata una partenza travolgente per il nuovo bonus elettrodomestici, con oltre 300.000 richieste nella prima mattinata. C’è la necessità di stabilizzare questi incentivi anche negli anni futuri, per favorire un percorso strutturale di efficientamento energetico dei consumi domestici, sostenendo al tempo stesso il mercato e il potere d’acquisto delle famiglie».
Il bonus consiste in un contributo erogato sotto forma di voucher, destinato all’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica da parte degli utenti che sostituiscono apparecchiature obsolete. Obiettivo della misura è favorire il risparmio energetico e promuovere il corretto smaltimento dei vecchi apparecchi. Il voucher copre fino al 30% del costo di acquisto, con un massimale di 100 euro per nucleo familiare e di 200 euro per i nuclei con Isee inferiore a 25.000 euro annui da destinare solo ad acquisti di apparecchiature costruite nel territorio dell’Unione europea.
Sul fronte dell’impatto ambientale, bisognerebbe valutare se sia più efficace la sostituzione con rottamazione del vecchio apparecchio ancora funzionante – con notevole impatto ambientale per il suo smaltimento – o sia meglio puntare ad una sua riparazione e mantenimento in servizio, con notevoli vantaggi economici, perché la riparazione costa meno della sua sostituzione e il risparmio conseguito da minori consumi energetici deve cumulare diversi lustri per controbilanciare i maggiori costi della sostituzione.
Da parte del governo Meloni sarebbe necessario superare la logica degli interventi spot che hanno come effetto di frenare il mercato in attesa dell’entrata in vigore del bonus, boom di vendite durante la validità del bonus – spesso solo poche ore, così come è accaduto con i 600 milioni degli incentivi per l’auto elettrica e ora per i 48,1 milioni degli elettrodomestici – per assistere poi ad un nuovo rallentamento fino alla stagnazione del mercato una volta esaurita la coda del bonus.
Sarebbe opportuno agire sulla leva dell’Iva, abbassando quella vigente in Italia per i beni durevoli al 22% – una delle più alte d’Europa – ad un 10% strutturale per gli elettrodomestici e a un 15-18% per l’automobile, cosa che consentirebbe l’abbattimento del costo e una programmazione di acquisti e vendite più lungimirante, con vantaggi per tutti, anche per lo Stato che se perde sul fronte dell’iva, poi recupera risorse sul fronte delle tasse sul fatturato delle vendite a tutto vantaggio dell’andamento del Pil nazionale che basa la propria forza soprattutto sui consumi interni che valgono il 60%.
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