Auto elettrica, arrivano le tasse per compensare il mancato gettito fiscale dai carburanti

Inizia la Gran Bretagna con la tassa sulla percorrenza di 2 cent/km. Per Tronchetti Provera «l’elettrico è un suicidio quasi perfetto».

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Mentre la Commissione europea ha iniziato un lento cambio di strategia sull’obbligo assoluto di elettrificazione della mobilità aprendo ad uno scenario di abolizione del divieto al 2035 mentre la chiusura di fabbriche della filiera automotive e dei relativi posti di lavoro corrono a migliaia, gli stati si accorgono che con la crescita dell’auto elettrica – anche se ancora limitata – sta calando il gettito fiscale gravante sui carburanti e pure dal bollo di circolazione di cui le auto elettriche sono spesso esenti.

Di qui la scelta di cancellare gran parte delle esenzioni di cui ha finora goduto l’auto elettrica, partendo dalla Gran Bretagna che sta predisponendo per il 2026 una specifica tassa che colpisce la percorrenza dell’auto elettrica pari a 2 centesimi per ogni chilometro, ovvero 20 euro ogni 1.000 km percorsi. Una bella botterella, specie per coloro che si erano avvicinati all’auto elettrica sperando in un eden a tasse zero e a costi del pieno elettrico più bassi di quello tradizionale dei carburanti. Senza considerare il fatto che bisognerà capire come il nuovo balzello sarà escusso, a meno dell’introduzione generalizzata di sistemi Gps che trasmettano i dati di percorrenza all’agenzia fiscale, con buona pace della riservatezza personale.

Ancor auna volta, i consumatori pagano scelte politiche fatte senza avere chiaro il quadro complessivo di riferimento, agendo più su istinti di basso ventre piuttosto che dopo un’accurata disamina di tutti i pregi e difetti dei vari scenari. E così oggi anche coloro che si erano fatti convincere dall’auto elettrica passano alla cassa del fisco, oltre che a incamerare altri costi, sia in termini di pesante svalutazione del bene acquistato, una gestione spesso più complicata della mobilità, specie quella di lunga percorrenza.

E mentre la Commissione europea e la maggioranza Ursula si squaglia sempre di più sul “Green Deal” per i suoi nefasti effetti sull’economia e società continentale, ecco che arrivano dei “grilli parlanti” che mettono i politici dinanzi alle loro indiscutibili responsabilità. Uno su tutto: il patron di Pirelli, Marco Tronchetti Provera che bolla l’elettrificazione coatta della mobilità come «un suicidio quasi perfetto. Nel Paese dalla competenza motoristica unica al mondo, noi puntiamo sull’elettrico, non avendo la capacità produttiva nell’elettrico e in cui la competizione con l’Asia è senza scampo. La tecnologia era l’unico percorso percorribile invece andiamo sparati contro il muro, aumentando la nostra dipendenza per le fonti energetiche».

Per Tronchetti Provera «il mondo dell’auto deve ripensarsi, c’è ancora una grande qualità europea ed italiana, invece l’errore fatto è stato dare questa partita già persa anziché credere per davvero ad esempio all’ibrido o alla combustione interna con combustibili alternativi. Perché dobbiamo diventare schiavi dell’elettrico? Noi – ha aggiunto l’amministratore delegato di Pirelli – abbiamo bisogno di un mondo automotive positivo intorno a noi».

Davvero difficile dare torto a Tronchetti Provera. Anzi, ancora una volta si è assistito allo spreco sull’altare dell’ideologia di quasi 600 milioni di euro per foraggiare l’acquisto di auto elettrica con contributi fino a 10.000 euro, esauriti nel giro di poche ore, all’insegna di un mercato dell’auto che funziona con un ritmostop and go”, al di fuori di ogni logica di programmazione e con un gran danno per la filiera nazionale.

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