Auto, dopo le emissioni nel mirino degli ambientalisti pure le dimensioni

L’aumento della stazza fa ridurre gli spazi di sosta, con la necessità per i comuni di allestire nuove aree. Che devono costare di più per i veicoli più grandi. Peccato che la crescita della stazza sia stata determinata dalle norme di sicurezza per gli occupanti.

0
93

Nuovo fronte di battaglia contro la mobilità automobilistica da parte delle associazioni ambientaliste: ora nel mirino finiscono le dimensioni delle auto, sempre più grandi e ingombranti che, secondo le vestali dell’ambientalismo a prescindere, finiscono con il sacrificare posti di sosta, visto che gli stalli attuali, specie quelli a spina di pesce, sono spesso sottodimensionati, tanto da rendere praticamente impossibile l’ingresso e l’uscita dall’auto senza qualche contorsione. Cosa piuttosto difficile per anziani o donne in gravidanza o quando dai sedili posteriori si deve prelevare l’infante dal seggiolino di sicurezza.

Che le auto moderne abbiano subito negli anni una continua cura ingrassante è ineludibile. Negli ultimi trent’anni, la stazza e il peso delle vetture è andato a crescere man mano che le norme di sicurezza attiva dei passeggeri hanno previsto sempre nuove aree di sicurezza e protezione contro gli impatti frontali e posteriori e, poi, quelli laterali.

Si pensi le differenze dimensionali e di stazza di una vettura popolare come la Volkswagen Golf che in otto diverse evoluzioni è partita dall’essere una vettura da 3,8 metri di lunghezza e 1,61 di larghezza e 1,39 in altezza per un peso di appena 750 kg (con un motore di 1050 cc da 50 CV di potenza) fino ai 4,28 metri di lunghezza, 1,79 di larghezza e 1,45 di altezza e 1.400 kg di peso, per non dire delle versioni derivate in stile Suv, come la Golf Plus o l’erede Tiguan, con motorizzazioni che partono da almeno 110 Cv di potenza. Maggiori ingombri esterni, maggiore peso, motori più potenti e, per fortuna, meno inquinanti e assetati di benzina per via dei miglioramenti nella gestione della combustione, ma anche decisamente più sicure sia nei confronti degli occupanti che dei malcapitati pedoni o ciclisti investiti per via della presenza di maggiori superfici collassabili che attutiscono le conseguenze una volta sicuramente mortali.

Certo, una vettura più ingombrante pur rimanendo all’interno di dimensioni compatte è più comoda da usare, con meno costrizioni corporali in termini di postura dei passeggeri, così come nei sempre più diffusi Suv compatti, sviluppati con un assetto rialzato, è anche più facile entrare e uscire senza doversi tuffare sul sedile o inerpicarsi sollevandosi sul montante della portiera.

La nuova campagna imbracciata da realtà come T&E e Clean Cities rischiano di sbagliare obiettivo, così come lo hanno sbagliato puntando tutto sull’elettrificazione a prescindere della mobilità, con il risultato di avere clamorosamente fallito l’obiettivo, salvo avere aperto il mercato europeo dell’auto alla travolgente penetrazione dei costruttori di auto cinesi, che stanno vincendo la gara sui produttori europei proprio su quello che era il loro cavallo di battaglia, il motore termico.

Invece di chiedere alle amministrazioni comunali di adeguare le aree di sosta, specie quelle con sistemi a spina di pesce o a file parallele, alle maggiori dimensioni dei veicoli occorse in trent’anni di evoluzione tecnologica e delle norme di sicurezza, ecco che sparano a palle incatenate sui veicoli ingombranti, reclamando maggiori costi (tasse?) per quelli che sfoggino dimensioni superiori a quelle di una Panda, lamentando come in realtà come Roma potrebbe registrare una riduzione compresa tra 58.000 e 95.000 parcheggi, mentre Milano tra i 17.000 e i 28.000. Non va meglio nel resto d’Europa: Londra perderà tra 72.000 e 118.000 parcheggi su strada entro il 2040, Berlino dovrà fare i conti con perdite simili, tra 71.000 e 117.000 posti, riduzioni significative della capacità sono attese anche a Madrid (fino a 41.000 posti), Varsavia (fino a 17.000) e Parigi (fino a 12.000).

Sul banco degli accusati finiscono i produttori di auto, dipinti come colpevoli «di avere perseguito una strategia orientata a veicoli sempre più grandi e redditizi, a scapito dei modelli compatti. Il risultato è una pressione sempre più forte su città e centri urbani, che potrebbero essere costretti ad ampliare i parcheggi esistenti e a sacrificare spazio pubblico per compensare quelli perduti. Una prospettiva da evitare a ogni costo», ha detto Andrea Boraschi, direttore T&E Italia, sorvolando sul fatto che le maggiori dimensioni dei veicoli sono figlie soprattutto delle diverse norme relative alla sicurezza dei passeggeri e degli altri utenti della strada più che della cupidigia dei costruttori di auto.

Ma il clou lo riserva Claudio Magliulo, responsabile Italia di Clean Cities, secondo cui «auto più grandi significa maggiore pericolo sulle nostre strade, soprattutto per bambini e pedoni. Questa tendenza non è inevitabile: le autorità devono intervenire fissando limiti massimi alle dimensioni delle nuove auto. Allo stesso tempo, le amministrazioni comunali e il governo possono agire già da ora, modulando costi di parcheggio e fiscalità in base al rischio generato dai veicoli più grandi». Probabilmente ritenendo che una Golf, tanto per rimanere nel solco dell’esempio prima illustrato, sia diventata nel tempo una sorta di pericoloso panzer su quattro ruote.

Eppure, specie quando si parla della sicurezza di bambini e pedoni, proprio le auto moderne, più grandi e ingombranti, sono quelle più sicure anche nei confronti degli utenti deboli della strada e, a parità di velocità d’impatto, è sicuramente preferibile essere travolti da una più grande Golf che da una piccola Panda per via della maggiore superfice collassabile anteriore in grado di attutite gli effetti di un investimento frontale, così come nel malaugurato caso di uscita di strada e urto laterale contro un albero o un lampione.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “ViViItalia Tv”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Ti piace “Lo Schiacciasassi”? Iscriviti qui sul canale YouTube di “ViViItalia Tv”

Ti piace “ViViItalia Tv”? Sostienici!

YouTube

Telegram

https://t.me/ViviItaliaTv

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/viviitaliatv

Facebook

https://www.facebook.com/viviitaliatvwebtv

© Riproduzione Riservata