Il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Unione europea (Coreper) ha approvato oggi l’accordo Ue–Mercosur, il blocco sudamericano formato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. La decisione è stata raggiunta con una maggioranza qualificata di Stati membri, aprendo la strada alla firma ufficiale dell’accordo, prevista nei prossimi giorni in Paraguay, Paese che detiene la presidenza di turno del blocco sudamericano.
Nel voto odierno, Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria si sono espresse contro l’intesa, mentre il Belgio si è astenuto. Fondamentale per il raggiungimento della maggioranza è stato il sostegno dell’Italia, che ha modificato la sua posizione da contraria a favorevole rispetto al vertice Ue di dicembre, dopo aver ottenuto significative garanzie a tutela del settore agricolo.
«Non ho mai avuto una preclusione ideologica verso l’accordo, ma una posizione pragmatica – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno -. La strategia europea di iper-regolamentare al suo interno e aprire il mercato con accordi di libero scambio rischia di essere suicida. Io sono per il libero scambio, ma anche per deregolamentare».
Meloni ha sottolineato che l’Italia ha ottenuto dalla Commissione europea «risultati molto importanti per gli agricoltori»: tra questi, un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione per eventuali squilibri, il rafforzamento dei controlli fitosanitari e soprattutto la garanzia che non aumenteranno i costi per i fertilizzanti, grazie al regolamento Cbam, il regolamento dell’Unione europea che introduce una “tassa sul carbonio” alle frontiere per i beni importati da Paesi extra Ue.
Nel dettaglio, l’Italia ha ottenuto l’abbassamento della soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5%, che farà scattare le indagini in caso di perturbazioni del mercato agricolo europeo. Inoltre, è stato introdotto un fondo di crisi da 6,3 miliardi di euro, sono stati rafforzati i controlli sulle importazioni – in particolare sui residui di pesticidi – ed è stato azzerato il dazio sui fertilizzanti.
Soddisfatto anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha definito quello raggiunto «un risultato storico. Abbiamo trasformato un accordo che presentava criticità in un’opportunità, con meccanismi di protezione e reciprocità concreti, come l’obbligo che i prodotti importati rispettino gli stessi standard degli agricoltori europei».
Il Coreper ha così dato mandato alla Commissione europea per procedere con la firma ufficiale dell’accordo Ue-Mercosur che dovrà poi essere ratificato dal Parlamento europeo, dove il voto è atteso tra aprile e maggio, e successivamente – per le parti non di competenza esclusiva Ue – anche dai singoli parlamenti nazionali.
La Francia ha mantenuto una posizione di netta contrarietà. Il presidente Emmanuel Macron, oggetto di forti pressioni da parte degli agricoltori, aveva annunciato già nella giornata di ieri il voto contrario di Parigi. Il ministro dell’Agricoltura francese, Annie Genevard, ha dichiarato che «la battaglia non è finita» e ha annunciato che si impegnerà per ottenere un voto contrario del Parlamento europeo.
Qualora ratificato, l’accordo darebbe vita alla più grande area di libero scambio del mondo, con circa 750 milioni di consumatori, e secondo i promotori contribuirebbe alla diversificazione delle catene di approvvigionamento, al rafforzamento della presenza europea in America Latina e alla riduzione della dipendenza da mercati più instabili.
L’accordo Ue-Mercosur rappresenta complessivamente il 20% del Pil globale e il 25% degli scambi mondiali, superando le attuali barriere doganali in settori di punta del “Made in Italy” (dal 18% nel chimico-farmaceutico, gomma-plastica e arredo, al 35% per alcuni macchinari, bevande, tessile-abbigliamento) su oltre il 90% delle merci comunitarie esportate verso la regione, oltre alle semplificazioni doganali e amministrative.
L’Italia sarebbe il Paese a trarne il maggior beneficio: le esportazioni di beni e servizi aumenterebbero di circa 3,5 miliardi di dollari, soprattutto nei macchinari e apparecchiature, agroalimentare, prodotti chimici e farmaceutici, tessile e abbigliamento.
Se il settore manufatturiero brinda all’accordo, chi è decisamente contrario è il mondo agricolo, specie i produttori europei di carne bovina e di pollame che denunciano un colpo di grazia, mentre gli esportatori di vino invece lo applaudono. L’accordo dovrebbe consentire alla Ue di esportare più automobili, macchinari, vini. Ma faciliterà allo stesso tempo l’ingresso di carne bovina, pollame, zucchero, miele, riso e soia grazie alla riduzione dei dazi doganali europei. Per settori già in affanno, come quello della carne bovina o del pollame in Francia o in Germania, sarà una catastrofe ma Bruxelles ha cercato di rassicurarli sottolineando che i dazi doganali ridotti riguarderanno un volume limitato: 99.000 tonnellate al massimo per la carne bovina, pari all’1,6% della produzione dell’UE, 180.000 tonnellate di pollame (1,4%), 190.000 tonnellate di zucchero (1,2%). Oltre questo limite, torneranno ad essere “quasi proibitivi”.
Gli agricoltori denunciano l’intensificarsi di una probabile concorrenza sleale dovuta a norme meno rigorose, che alla fine potrebbe far crollare i prezzi in tutti questi settori. Gli allevatori di bovini, in particolare, temono che le 99.000 tonnellate a dazi ridotti si concentrino sui tagli nobili a maggiore valore aggiunto. Tuttavia, secondo gli istituti che si occupano dell’allevamento, le importazioni di tagli nobili provenienti dal Mercosur hanno già costi inferiori dal 18% al 32%. Anche i produttori di pollame temono che i brasiliani si concentrino sui tagli più redditizi, i filetti. La Commissione europea ha proposto clausole di salvaguardia “rafforzate”, un “freno di emergenza” in caso di improvviso aumento delle importazioni o calo dei prezzi. Ma i sindacati agricoli europei dubitano della sua efficacia operativa.
Un altro settore in difficoltà, quello vitivinicolo europeo, non vede invece l’ora di diversificare i propri sbocchi commerciali, messi in crisi dall’aumento dei dazi doganali americani e dalle nuove tendenze di consumo. In Francia, la Federazione degli esportatori di vini e liquori (FEVS) ha espresso vivo interesse, mentre il trattato prevede di azzerare i dazi doganali che oggi, a seconda dei paesi del Mercosur, vanno dal 17 al 35%. Soddisfazione ha espresso anche l’Unione Italiana Vini. L’accordo Ue-Mercosur deve anche proteggere le denominazioni, vietando ad esempio eventuali “champagne” o “spumanti” latino-americani o i formaggi e salumi Dop italiani e francesi dalle imitazioni.
All’interno del Mercosur, il settore vinicolo punta soprattutto al Brasile, che produce poco vino e vede crescere il suo consumo. Si rimane tuttavia lontani dal mercato americano, il suo primo mercato (3,8 miliardi di euro di vendite nel 2024, contro i 70 milioni realizzati nel Mercosur).
Oltre al vino, Bruxelles assicura che l’accordo offre opportunità per prodotti oggi frenati in America Latina dalle tasse: cioccolato, malto, latte in polvere o formaggi, che possono beneficiare della crescita della domanda da parte della classe media.
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