Accise carburanti: ipotesi di sconto maggiorato sul gasolio, ma a rischio Sad

Il governo Meloni reintrodurrebbe dalla finestra quei sussidi ambientalmente dannosi cancellato a gennaio con la parificazione della tassazione su benzina e gasolio.

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Il 1° maggio scade la nuova proroga del taglio sulle accise dei carburanti da 20 centesimi al litro che, se non rinnovato, porterebbe nuovamente i prezzi di benzina e, soprattutto, del gasolio ad essere nuovamente tra i più cari d’Europa, uno scenario che darebbe nuova linfa all’inflazione già al rialzo specie sul cosiddetto “carrello della spesa” e metterebbe una pesante ipoteca sull’attrattività della destinazione turistica Italia proprio ora che inizia la stagione turistica, visto che oltre l’80% degli ingressi avviene su strada e il costo del viaggio costituisce una pesante variabile nella scelta della destinazione.

Il consiglio dei ministri che si svolgerà entro domani dovrà decidere lo scenario in cui agire, tra il cancellare semplicemente il provvedimento, oppure riproporlo così com’è oppure, ancora, facendo qualche cambiamento come potrebbe essere un diverso ammontare dello sconto tra i vari carburanti, puntando ad alleggerire maggiormente quello sul gasolio, il motore dell’economia nazionale.

Quest’ultimo scenario è quello dato come più probabile alla vigilia della decisione, come ha anche anticipato il premier Giorgia Meloni, anche in considerazione del fatto che i rincari determinati dall’ennesima crisi internazionale nel golfo Persico hanno pesato decisamente di più sul gasolio (+33,8%) rispetto a quelli della benzina (+18,8%). Oltre che per il fatto che il costo del gasolio continua stabilmente ad essere ben oltre la soglia dei due euro al litro, mentre la benzina viaggia attorno a quota 1,75 euro al litro.

Se il governo Meloni dovesse scegliere la strada di uno sconto differenziato, il contrappasso potrebbe essere foriero di un contenzioso con la Commissione europea, perché verrebbero riattivati quei Sad, i sussidi ambientalmente dannosi, appena cancellati con la manovra 2026 che dal 1° gennaio 2026 ha parificato le accise su benzina e gasolio. Andando così a dare ragione a coloro che contestavano tale decisione, dovuta più a mere questioni di gettito fiscale – la parificazione ha comportato l’aumento di 4,6 cent/litro l’accisa sul gasolio rispetto a simile calo per la benzina, con il primo che vale tre volte di più dei consumi di benzina – che di ragioni ambientali, raggranellando circa 1,6 miliardi di risorse aggiuntive, parte utilizzate per finanziare il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri e alcuni obblighi internazionali.

E lo scenario di reintrodurre di fatto i Sad aboliti sull’altare degli impegni contenuti nel Pnrr per ottenere l’erogazione di una rata di finanziamento da parte dell’Unione europea potrebbe suggerire di mantenere l’attuale politica di sconto uguale per entrambi i carburanti.

C’è anche un altro aspetto che il governo Meloni dovrebbe tenere ben chiaro nello scenario decisionale. La riduzione delle accise dovrebbe essere resa strutturale, vuoi per rispondere parzialmente alle promesse elettorali delle Politiche 2022 fatta dalla stessa Meloni che si proponeva di azzerare tutte le accise, vuoi per dare una spinta all’appetibilità della destinazione turistica Italia, proprio ora che la stagione va ad avviarsi. Oltre che per ridurre in modo strutturale i costi per lavoratori, famiglie e imprese alla voce mobilità di persone e merci. Per fare ciò, serve circa un miliardo di euro al mese, 12 miliardi su base annuale, che potrebbero essere rinvenuti dall’avviare quella seria politica di revisione della spesa pubblica – che ha sfondato i 1.100 miliardi di euro – che finora Meloni & C. ha attuato a dosi omeopatiche. Uno scenario che non dovrebbe essere complicato, visto che la Nazione ha uno storico di circa 60 miliardi all’anno di spesa improduttiva e di sprechi – spesso clientelari – e un’evasione fiscale e contributiva di altri 100 miliardi. Se da questi 160 miliardi se ne recuperasse stabilmente un 10% all’anno – cosa che fino ad ora si è verificata solo molto parzialmente – si potrebbe rendere strutturale il taglio delle accise e liberare risorse per tagliare l’asfissiante pressione fiscale al 43,1% nel 2025record storico del governo Meloni – e maggiori risorse per investimenti e per i servizi pubblici di base.

Sarebbe quella quadratura del cerchio che potrebbe invertire quella politica di galleggiamento del governo che, tra l’altro, ha comportato la mancata uscita dalla procedura d’infrazione. Anche se è lecito nutrire dubbi sulla capacità della maggioranza di centro destra di perseguirla seriamente, aumentando così il rischio di incertezza sull’esito delle politiche 2027.

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